di Anna Foti – Il culto cristiano ispirato alla figura di Maria madre di Gesù in Calabria affonda radici già ai tempi di San Dionigi l’Areopagita, primo Vescovo di Crotone, di cui oggi è patrono, al quale si deve l’immagine della Madonna del Santuario di Capo Colonna. Tracce del culto mariano segnano la storia di tutta la regione. Si tratta di un’eredità dell’antica presenza dei monaci basiliani e della fioritura di arte bizantina che neppure la successiva occupazione normanna è riuscita ad intaccare. Tracce di questa resistenza sono anche il monastero di “Santa Maria Odigítria” di San Basile (San Basilio), in provincia di Cosenza, e la “Cattolica” di Stilo, chiesa bizantina risalente al X – XI secolo, in provincia di Reggio Calabria. In realtà fioccano anche altre testimonianze nella provincia reggina. A Seminara è molto sentita la devozione alla Madonna Nera, rappresentata dalla più antica statua in legno della Calabria con la Santissima Madre incoronata d’oro, proveniente da Bisanzio e risalente al XII secolo, trasportata dai monaci a Seminara, oggi collocata sull’altare maggiore della Chiesa della Madonna Santissima dei Poveri. Privilegiata culla del culto Mariano legata all’Immacolata è poi il comune di Molochio dove fu costruito il primo santuario consacrato alla Madonna di Lourdes in Italia ed ancora l’unico in Calabria. Ma anche la provincia Ionica reggina fiocca di santuari mariani con il Santuario Santa Maria della Grotta ad Ardore, il santuario Maria Santissima di Pugliano a Bianco e quello della Madonna del Mare a Bova.
Il culto è sopravvissuto nel sentimento popolare diventando devozione secolare e affidamento alla Madre Vergine soprattutto in occasioni di pesti, terremoti e calamità che per nulla risparmiarono la Calabria. In particolare la devozione alla Madonna della Consolazione di Reggio Calabria affonda le radici nei periodi di pestilenza della seconda del Seicento che, diversamente da quelle che imperversarono nel 1300 e nel 1400, non colpirono tutte le classi sociali ma soprattutto i poveri.
Era il 21 novembre 1567 quando il popolo reggino celebrò la prima festa in nome della Madonna della Consolazione, accorsa in aiuto durante la lunga pestilenza che quello stesso anno aveva causato la morte di settecento dei settemila abitanti di Reggio e che dall’altra parte dello Stretto, a Messina, avrebbe continuato a mietere vittime anche nel 1568. Fu, proprio, il reggino fra’ Antonino Tripodi ad annunciare in modo prodigioso la liberazione della città dalla peste dopo l’apparizione dell’Immacolata ad essa nel 1577.
Proprio nel reggino unitamente al santuario di Maria Santissima della Consolazione, il culto mariano anima anche i santuari di Maria Santissima di Modena, di Sant’Antonio da Padova, del Sacro Cuore, del Volto Santo e di San Francesco di Paola a Catona.






