di Anna Foti – Fausto Gullo, antifascista calabrese, protagonista del Novecento segnato dalla nascita del Partito Comunista, dal delitto Matteotti, dalla Costituente e dalle lotte contadine. Nato a Catanzaro nel 1887, a soli vent’anni divenne consigliere comunale di Spezzano Piccolo in provincia di Cosenza, terra in cui morì nel 1974. Giovane socialista, nel 1914 fu eletto consigliere provinciale per il mandamento di Spezzano Grande con un programma che tra i suoi punti conteneva anche l’abolizione della proprietà privata. L’adesione al partito Comunista arrivò nel 1921 e solo tre anni dopo fu eletto deputato, ma quell’elezione fu annullata dai Fascisti. Dopo il delitto Matteotti non fu tra i deputati che operarono la secessione di Aventino astenendosi dai lavori parlamentari con riunioni separate, ma propose e aderì allo sciopero. Convinto antifascista, in linea con Antonio Gramsci, nel 1926 fu confinato dal regime e nel 1929 arrestato con l’accusa di essere sovversivo.
Nell’aprile 1944 fu nominato ministro dell’Agricoltura nel Secondo governo di Pietro Badoglio dove trovarono rappresentanza, dopo vent’anni, anche i partiti antifascisti. Quello fu il preludio della nuova storia dell’Italia.
Il referendum del 2 giugno 1946, dopo il quale l’Italia fu repubblicana, rappresentò il momento cruciale per l’avvio delle attività dell’Assemblea Costituente. I padri e le madri costituenti furono eletti proprio in quella stessa occasione. Tra i padri vi fu anche il fautore e promotore di quest’organo, l’avvocato calabrese Fausto Gullo. La Costituente fu deputata a stendere il documento fondante del nostro ordinamento giuridico, il manifesto dell’Identità Italiana la Costituzione. La prima riunione dell’Assemblea Costituente ebbe luogo il 25 giugno 1946 nell’aula per le sedute pubbliche di Palazzo Montecitorio. Nella successiva seduta del 26 giugno 1946 si insediò il presidente, il socialista Giuseppe Saragat (poi anche quinto presidente della Repubblica) e nella terza del 28 giugno 1946 fu eletto Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. La nomina di una commissione composta da 75 deputati – poi suddivisi in tre sottocommissioni per i diritti e doveri dei cittadini, per l’ordinamento costituzionale e per i diritti e doveri economico-sociali – incaricati di elaborare e proporre il progetto della costituzione fu espletata nella quarta seduta del 15 luglio 1946. Quindi la nomina di una commissione di 36 deputati per esaminare i trattati internazionali. Prima di sottoporre ad esame le leggi alla commissione dei 75, si rese necessaria la nomina di un Comitato di coordinamento che unificasse i testi elaborati e operasse una sintesi. Si trattava del celebre Comitato dei 18, poi denominato Comitato di redazione. Di questo principale organo propulsore dei lavori costituzionali fece parte proprio il calabrese Fausto Gullo.
Intanto la vita della Repubblica al Sud iniziava nel segno delle lotte contadine. In realtà tale lotta affondava le radici nel diritto alla terra negato nel Meridione già dal 1700 e acutizzatosi dopo l’Unità d’Italia quando i contadini cominciarono a rivendicare la distribuzione delle terre e ad occuparle come forma di protesta contro un latifondismo già anacronistico. La crisi economica, politica e sociale, già allora, rendeva periodicamente necessarie le occupazioni per particolari semine nei mesi primaverili, al fine di soddisfare il fabbisogno familiare. Tale forma di rivendicazione, che attraversò il periodo fascista, veniva attuata non solo in Calabria ma anche in Sicilia, in Puglia, in Basilicata, nel Lazio meridionale. Una crisi dunque diffusa. La lotta contadina si placò proprio con l’opera dell’avvocato catanzarese Fausto Gullo, ministro dell’Agricoltura dal 1944 al 1945 non solo con il Secondo governo Badoglio ma anche con i governo Bonomi e con il governo Parri, fino quando con il governo De Gasperi al suo posto venne nominato Antonio Segni e a lui andò il ministero di Grazia e Giustizia. I suoi decreti, tra cui quello del 19 ottobre 1944 relativo alle concessioni ai contadini delle terre incolte, avevano invertito la tendenza di tutelare unicamente i possidenti terrieri e passarono alla storia come strumenti di una legislazione agraria “preriformatrice”. Tuttavia la riforma del parlamentare comunista calabrese venne nel 1946 ritrattata e i decreti ritirati dal nuovo ministro dell’Agricoltura del governo De Gasperi, Antonio Segni, latifondista di origini sarde. Fu allora che i tumulti delle lotte contadine ripresero ad agitare il Sud. Era il 1946. I fatti di sangue e le proteste contadine di quegli anni scossero il governo al punto tale da indurlo ad intervenire. Lo stesso Antonio Segni e il presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide De Gasperi, divennero promotori nell’aprile del 1949 di una proposta di frazionamento delle terre abbandonate, circa 37 mila ettari, da cui venivano esclusi i grandi proprietari terrieri. La proposta, passata al vaglio della Commissione Interministeriale, fu insabbiata per le pressioni subite. Ripresero allora, nell’ottobre di quell’anno, le proteste dei contadini con i 6000 ettari occupati nel crotonese e a cui il ministro dell’interno Mario Scelba rispose con arresti e uso della forza. Anche in Sicilia sono i tempi delle lotte dei braccianti; i tempi in cui Pio La Torre – poi divenuto segretario regionale del Pci siciliano e parlamentare a cui si devono le prime leggi di contrasto alla mafia, quale reato proprio di associazione a delinquere di stampo mafioso, e di confisca dei beni, e ucciso a Palermo 30 aprile 1982 da Cosa Nostra – avrebbe guidato i contadini nell’occupazione delle terre per poi essere incarcerato nel 1950.
Fausto Gullo, ancora ricordato come il ministro dei contadini, fu deputato della Repubblica fino al 1972.






