di Anna Foti – La vita di Mia Martini, cantante e cantautrice tra le più intense della storia musicale italiana e tra le più rappresentative del nostro paese anche all’estero, è stata profondamente intrisa di talento e sofferenza, fortemente segnata da tormento e bellezza. Una voce inconfondibile e potente declinatasi, con la stessa peculiarità timbrica, anche in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e greco, rimane ancora oggi impareggiabile.
Di origini calabresi, il suo percorso travagliato la portò lontano. Mimì ebbe un’esistenza vissuta su un filo a tratti fragilissimo che ad un certo punto si è spezzato. Nata a Bagnara Calabra, dove un monumento ne onora la memoria, il suo corpo fu trovato esanime a Cardano Al Campo, in provincia di Varese nel maggio del 1995. Le circostanze della sua morte non furono mai chiarite. L’ipotesi del suicidio è stata fortemente smentita dalle sorelle Leda, Olivia e Loredana che anni dopo gettò ombre sulla figura paterna raccontando di violenze e sopraffazioni familiari. La sorella Leda confermò. Non lo stesso fece la sorella più piccola, Olivia. Rimangono gli esiti di un’autopsia che certifica un arresto cardiaco per overdose di stupefacenti risalente a due giorni prima il ritrovamento, avvenuto il 12 maggio 1995. Il resto è un mistero che rimarrà tale. Il corpo, con dei lividi, fu frettolosamente cremato.
La sua carriera fu scandita da una lunga discografia (https://it.wikipedia.org/wiki/Discografia_di_Mia_Martini) , segnata da un’altalena di celebrità e oblio, luci abbaglianti e inestricabili tenebre; un cammino intenso come la sua vita e misterioso come la sua morte.
Si perde il conto dei successi e dei riconoscimenti, dei tributi televisivi e radiofonici, eppure risuonano quelle parole con cui lei descrisse la sua condizione di isolamento e pregiudizio quando si è creduto che portasse sfortuna:”La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival, perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi.”
Al secolo Domenica Rita Adriana Bertè, detta Mimì, sorella della celebre Loredana anche lei nata in Calabria lo stesso giorno di tre anni dopo, fu lanciata giovanissima a soli 16 anni come Mimì Bertè dal produttore Carlo Alberto Rossi. Seguì un lungo silenzio fino al 1971 quando riapparve sulla scena con il nome d’arte di Mia Martini e andò incontro alla sua incontrastata affermazione artistica. Quell’anno uscì per la RCA Italiana il suo primo brano Padre davvero, registrato con il complesso La Macchina e già considerato spregiudicato e dissacrante per la tematica del conflitto generazionale tra padre e figlio che trattava. Gli anni Settanta la consacrarono al successo. Nel 1974 vinse il suo primo disco d’oro con un milione di dischi venduti (un altro sarebbe arrivato nel 1989). La critica la osannò e la pose sul podio italiano in Europa. Erano gli anni di Oltre la collina, Piccolo uomo, Donna sola, Minuetto,Inno, Agapimu, Che vuoi che sia…, Libera, Per amarti. La popolarità non fu solo italiana ma anche internazionale. I suoi dischi furono distribuiti in Spagna, Francia, Germania e Giappone. Nel 1977 rappresentò l’Italia al Festival mondiale della canzone popolare diTokyo, e, con il brano Ritratto di Donna, fu vincitrice assoluta; nel 1978 condivise il palcoscenico dell’Olympia di Parigi con Charles Aznavour. Il sodalizio artistico e sentimentale con Ivano Fossati segnò per entrambi i cantautori un momento di grande intensità. Per Mia Ivano scrisse l’album “Danza” (1978) contenente la celebre canzone “La costruzione di un amore”, nel tempo cantata anche da altri artisti come lo stesso Ivano Fossati, Ornella Vanoni e Noemi, ma la cui prima interpretazione è e resterà quella di Mia. “La costruzione di un amore / spezza le vene delle mani / mescola il sangue col sudore / se te ne rimane. / La costruzione di un amore / non ripaga del dolore è come un altare di sabbia / in riva al mare. /E intanto guardo questo amore / che si fa più vicino al cielo / come se dopo tanto amore / bastasse ancora il cielo”.
Dopo questo picco di emozioni seguì l’immersione nel silenzio da cui Mia Martini riemerse con un album da lei interamente scritto “Mimì”. Era il 1981. L’anno dopo fu la volta di Sanremo. Dopo il primo tentativo del 1972, con il brano Credo non ammesso, dieci anni dopo Mimì approdò all’Ariston con E non finisce mica il cielo sempre firmato da Ivano Fossati. Per lei scrissero artisti del calibro di Claudio Baglioni, Lucio Battisti, Gianni Bella, Franco Califano, Riccardo Cocciante, Paolo Conte, Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Mogol, Enrico Ruggeri che anche in sua memoria scrisse “Fango e Stelle”.
Proprio nel 1982 a Sanremo viene istituto il premio della Critica che lei vinse per prima e che adesso porta il suo nome. Sanremo fu il suo palcoscenico anche nel 1989 con Almeno tu nell’universo e negli anni successivi anche con La nevicata del ’56. Gli uomini non cambiano, Cu’ mmè con Roberto Murolo in napoletano.
Il 20 settembre del 2012, su impulso della sorella Loredana, è nata la fondazione Mia Martini Onlus che ha come unico scopo quello di promuovere e supportare prevalentemente con ogni mezzo la promozione e la valorizzazione dell’opera, della vita, dell’immagine artistica di Mia Martini, animo travagliato e voce intensa. Prosegue nella sua attività di promozione anche il fan club Chez Mimì, nato nel 1989 .
Mimì aveva 46 anni quando se n’è andata. Alle sue spalle ha lasciato una vita piena ma sofferta, rimasta come stritolata da componenti forse tutt’altro che così stridenti, sollecitata e a volte spogliata dal vento impetuoso dei successi e della popolarità e poi tramortita da quella brezza implacabile di solitudine e indifferenza che non lascia scampo. Anche la tempra più forte ha diritto ai suoi momenti di fragilità e disincanto, ma spesso questo diritto è negato e questi momenti si pagano cari tanto più si è preda facile della cattiveria, dell’ignoranza e della mediocrità, della violenza altrui. Nonostante tutto quanto eroso e consumato, la musica resta e trionfa (tanti gli album pubblicati postumi) a dispetto della miseria umana. Ancora e sempre, grazie Mimì per il tuo amore, per la tua passione, per la musica che hai regalato al mondo.





