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    Memorie – I combattenti calabresi durante la Guerra civile spagnola

    di Anna Foti – La Guerra civile spagnola, da molti ritenuta la prova generale del secondo conflitto mondiale, insanguinò il cuore della penisola Iberica tra il luglio 1936 e l’aprile 1939, mietendo oltre un milione di vittime e preparando il terreno alla lunga dittatura di Francisco Franco. Sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale (alla quale la Spagna reduce dalla durissima guerra civile non prese parte), il regime franchista si protrasse fino alla morte del ‘Generalìsimo’, avvenuta nel 1975. Fu particolarmente emblematica non solo per il tanto sangue versato ma anche per la dimensione di scontro tra totalitarismi e oppositori dei regimi, accorsi anche volontari da altri paesi, che assunse nel panorama europeo e occidentale. Ad essa si ispirò nel 1940 lo scrittore statunitense Ernest Hemingway per il suo romanzo “Per chi suona la campana” (“For Whom the Bell Tolls”), nel 1943 divenuto un film per la regia di Sam Wood con i due premi Oscar Gary Cooper e Ingrid Bergman.
    La Spagna fu dunque il primo paese a far da cornice agli scontri tra fascismo e antifascismo in Europa, scontri a cui presero parte anche camice nere di Mussolini in appoggio alle truppe di Franco e oppositori del regime anche italiani e calabresi.
    Un conflitto duro che lo storico Fausto Cozzetto definì come «l’emblema di un’epoca che vede il confronto di tre modelli di organizzazione della vita sociale: quello democratico occidentale, quello comunista e anarchico, quello fascista innestato sulla forza delle tradizioni militari e religiose della Spagna».
    Grazie ai bollettini dell’Icsaic (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea di Cosenza), è possibile ricostruire il contributo reso alla guerra civile spagnola da tanti oppositori del regime calabresi. Tratti da fonti dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, tra i nomi vi sono anche quelli di Gennarino Sarcone di Rogliano, combattente sui fronti spagnoli del Centro e di Teruel e commissario politico nella milizia di Carlo Rosselli, arrestato e confinato dal regime dopo il suo ritorno in patria, nell’aprile del 1942.  Sempre sui bollettini dell’Icsaic (ASRC, Biblioteca, Per. 209 – Bollettino dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, a. 1994 fasc.1-2 pagg. 26 – 27) si legge del contributo reso dai reggini Giuseppe D’Agostino (Rizziconi 1914), Giuseppe Andronaco (Santa Cristina d’Aspromonte  1919), Giovanni Frisina (Delianuova 1900), Giuseppe Paoletti (Caulonia 1902), Arcangelo Pronestì (Cittanova 1915). Tra i tanti che lasciarono la Francia, i cosiddetti ‘fuoriusciti’ (a Parigi aveva sede il Comitato centrale antifascista), per arruolarsi nella brigata Garibaldi, anche il catanzarese Vito Doria (San Vito sullo Jonio 1909). A loro si aggiunsero altri tra cui il comunista cosentino Eugenio Gallucci morto nella battaglia dell’Ebro, il reggino Valentino Abruzzese (Rizziconi 1908 – Fuentes de Ebro 1937), il partigiano Pietro, Marco Perpiglia, originario di Roccaforte del Greco, in provincia di Reggio Calabria, nel 1913.
    L’archivio di Stato di Reggio Calabria, diretto da Mirella Marra, con l’ausilio della funzionaria Fortunata Chindemi ha posto a disposizione del pubblico documentazione relativa al contributo reso dai calabresi alla resistenza in Spagna. Una piccola esposizione è stata allestita nei giorni scorsi, in occasione della presentazione della raccolta di poesie d’amore di Jabier Delgado, intellettuale spagnolo rimango ancora vivente, sopravvissuto alla sua famiglia e alla sua amata Lucila Maria uccisi nel massacro di Guernica (aprile 1937). La pubblicazione con i caratteri di Città del sole edizioni, delle sue poesie d’amore, trascritte e tradotte dal professore Francesco Idotta, ha rappresentato l’occasione per ricercare documenti e racconti sulla strage di Guernica (piuttosto oscurata da altri aventi al di là di una citazione sulla prima pagina dell’edizione della Domenica del Corriere data 27 giugno 1937) e sul contributo dei calabresi a quella pagina dolorosa della storia dell’Europa del Novecento (fonti bibliografiche ASRC, Biblioteca, Per. 209 – Bollettino dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, a. 1994 fasc.1-2 pagg. 26 – 27; ASRC, Biblioteca, Per. 209 – Bollettino dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, a. 1996 fasc. 1-2 pag. 161).
    Tra le vittime, nello scritto di Tobia Cornacchioli sul Bollettino dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (anno 1996 fasc. 1-2 pag. 161), disponibile presso l’archivio di Stato di Reggio Calabria, si legge dell’anarchico Cosmo Pirozzo nato a Rosarno nel 1912  e morto in battaglia nella città catalana Huesca nel 1937, dopo aver soccorso il compagno ferito Luigi Talarico di Aprigliano. Alla sua storia, secondo alcuni, si ispirò il film del regista britannico Ken Loach “Terra e libertà” del 1995. Studente in Lettere e Filosofia a Torino, Cosmo (in realtà Cosimo Cosma Damiano) Pirozzo si unì nel 1936 a Carlo Rosselli e alla Gioventù comunista francese. La sua storia è stata ricostruita anche grazie allo scritto di Francisco Madrid-Santos dell’Università di Valencia. Iscritto al partito nazionale Fascista, fu trasferito, ancora universitario, a Torino dove cominciò a frequentare ambienti anarchici e a maturare la sua estraneità ai principi del regime; da lì emigrò in Francia divenendo per il regime un clandestino, bollato come sovversivo pericoloso e segnalato per essere arrestato. Invece in Francia lui si arruolò nella prima Brigata italiana costituitasi nel 1936 e denominata “Colonna Italiana Rosselli”. Si era infatti iscritto nella Gioventù Comunista Francese, ma il suo animo era anarchico. Fine intellettuale, voleva servire il riscatto degli ultimi e non i giochi di potere del regime, si confrontò con Umberto Marzocchi, Camillo Berneri e Francesco Barbieri su questioni legate alla situazione politica in Italia. Fu arguto teorico ma anche coraggioso combattente in Spagna per difendere la democrazia e la libertà.
    «Cosimo Pirozzo era un giovane rosarnese colto, intelligente , generoso, che si recava a Cinquefrondi, a Melicucco, a Polistena, entrava nelle cantine ed invitava al suo tavolo gli avventori , che erano braccianti e contadini poveri, offriva loro un bicchiere di vino e parlava delle ingiustizie sociali, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, degli insopprimibili diritti umani e sociali di libertà, giustizia», lo ricorda così l’ex sindaco della sua cittadina natale Giuseppe Lavorato, nel convegno tenuto nell’Auditorium comunale nel 1998.
    Tanti i calabresi, dunque, che non si sottrassero alla battaglia oltre confine per gli ideali di libertà e democrazia. Mentre in Italia imperversava la dittatura del Duce, in Spagna una finiva e un’altra se ne preparava.
    La fine del regime di Primo de Rivera e del re Alfonso XIII fu decretata dalle elezioni del 1931, vinte dai repubblicani e dai socialisti, solo l’anno dopo spodestati dall’esercito straniero guidato da Franco. Nel febbraio del 1936 nuove elezioni politiche portarono al potere nuovamente le forze di sinistra con il Fronte popolare che riuniva sotto la sua egida repubblicani moderati, socialisti, comunisti e cattolici baschi, anarchici, autonomisti. La guida del paese era nella mani di Azana ma non vi restò per molto. Solo pochi mesi dopo, il governo legittimamente eletto venne destabilizzato dalle insurrezioni nel Marocco spagnolo e in Spagna. Violente furono le repressioni governative a Madrid, Barcellona e altre zone della Spagna, mentre i nazionalisti si imposero in Navarra, Galizia, Nuova Castiglia e Andalusia. Fu scontro armato e sanguinario già dal luglio del 1936 tra i nazionalisti, perdenti alle elezioni, guidati da Franco, divenuto capo della giunta militare intanto costituitasi, e appoggiati dai regimi fascista e nazista e dal Portogallo, e le forze governative, anche appoggiate da operai e contadini, dall’Urss e in modo molto più blando da Inghilterra e Francia. Gli italiani inviati da Mussolini (Corpo di Truppe Volontarie, la Divisione Littorio e  Camicie nere) furono quasi 80 mila, con 6 mila caduti e 15 mila feriti.  Quasi 60 mila furono i volontari delle Brigate organizzate dalla Terza Internazionale accorsi da tantissimi paesi. Furono 10 mila le perdite e più di 7500 feriti in modo grave.
    Anche gli intellettuali, tra cui il poeta Federico Garcia Lorca, poi brutalmente ucciso dai franchisti nell’agosto dello stesso anno, già nel 1935 si erano mobilitati e avevano firmato un manifesto d’appoggio al Frente Popular, pubblicato poi su Mundo Obrero in vista delle elezioni. «L’assassinio di Federico fu per me – scrisse poi il poeta cileno Pablo Neruda – l’avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L’arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l’antica lotta mortale fra l’ombra e la luce».
    Baluardo del governo legittimo, la città di Madrid, resistette costringendo i nazionalisti di Franco, tra il 1937 e il 1938  a penetrare da Brunete, Blechite, Turuel e infine dal fiume Ebro, vincendo battaglie passate alla storia. Questa fu anche l’epoca del massacro della cittadina basca di Guernica consumato il 26 aprile 1937. Strage dimenticata, poco raccontata, quasi oscurata che deve la sua memoria al celebre quadro di Picasso (noto per essere stato anche il quadro a cui lo stesso Picasso cambiò il titolo) che raffigura un toro, una madre con bambino, un cavallo che domina su un cadavere, emblema riadattato della violenza dei totalitarismi contro ogni forma di resistenza, come avvenne a Guernica, città letteralmente devastata dall’attacco perpetrato dalla Legione Condor, corpo volontario composto da elementi dell’armata tedesca Luftwaffe e della Aviazione Legionaria Fascista d’Italia. Questa pagina di storia ispirò anche l’omonimo romanzo di Carlo Lucarelli del 2009.
    Questa avanzata incalzante, la caduta dei baluardi della Catalogna, Barcellona e Girona, imposero ai repubblicani di cercare asilo in Francia. Il capo del governo Manuel Azana Diaz si dimise nel 1939, rifugiandosi anch’egli in Francia.
    Francisco Franco assunse, dunque, il potere e con regime dittatoriale guidò la Spagna fino al 1975, anno della sua morte e della fine della dittatura.
    Decine di migliaia furono i morti in battaglia non solo spagnoli, anche vescovi cattolici e circa 7 mila tra sacerdoti, suore e laici. Nel marzo del 1987, Papa Wojtyla proclamò beati otto dei martiri spagnoli uccisi durante cruenta guerra civile.
    Sciolte già nell’ottobre del 1938, le brigate internazionali (tra cui la Garibaldi dove confluirono i primi fuoriusciti dalla Francia, combattenti antifascisti, molti dei quali calabresi) costituirono i maggiori esponenti dell’antifascismo europeo a cui furono legati nomi come quello di Palmiro Togliatti e Pietro Longo del Comitato centrale antifascista di Parigi, e di Carlo Rosselli del movimento Giustizia e Libertà, in Spagna a capo della “Colonna Italiana Francisco Ascaso”, ucciso con il fratello Nello su ordine di Mussolini nel giugno del 1937 in Francia, dove si era rifugiato. Esse resero la guerra civile spagnola un preludio cruento e sanguinoso della lotta tra i fascismi e gli antifascismi, tra i totalitaristi e le resistenze europei del Novecento.