di Anna Foti
(ANT. PALAT. LIBRO VII – 718)

Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va’!
Necessario e vitale nutrirsi di fiducia, cercando con coraggio ciò che appare introvabile: la bellezza. Proprio quando la minaccia terroristica avanza in Europa con l’intento di rubare la libertà e la speranza e di ottenebrare il futuro, bisogna resistere invocando forza e indignazione, senza cedere all’odio e alla rassegnazione, esercitando la memoria delle vittime innocenti, coltivando l’impegno e la responsabilità dinnanzi ai quali tutti siamo chiamati. La poesia è capace di segnare questo cammino di coraggio perché esprime tutta l’umanità – la migliore umanità – di cui siamo capaci. Qualche giorno fa è iniziata la primavera. Ma il 21 marzo è in realtà una giornata dalla valenza non soltanto astronomica che, con lo scorrere del tempo, si arricchisce di significati sempre più profondi. Il 21 marzo, a breve, sarà anche la giornata nazionale della memoria delle vittime di mafia. La legge istitutiva è già stata votata all’unanimità dal Senato e adesso attende solo il passaggio alla Camera.
Il primo giorno di primavera è stato invece ormai da tempo proclamato dall’Unesco nel 1999 come Giornata Internazionale della Poesia e dalle Nazioni Unite come la Giornata Internazionale per l’Eliminazione delle Discriminazione Razziale. La Trentesima sessione di Parigi dell’Unesco del 1999 ha rivendicato per la poesia un luogo di condivisione e per il poeta un ruolo di ricettacolo di arti e filosofia. Anima delle diversità linguistiche, presidio delle lingue in pericolo di scomparsa, il poeta diventa il protagonista privilegiato della ricostruzione del dialogo tra il verso, il teatro, la musica, la danza l’arte e la cultura imbevuta di valori come la nonviolenza, l’uguaglianza, la libertà e la pace. E non è un caso che il 21 marzo 1931 sia nata la poetessa dei Navigli, Alda Merini, scomparsa a Milano nel novembre del 2009. Poetessa che ha cantato le periferie della mente e i sentieri dell’anima nelle sue liriche intense e profonde, dando voce ad una vita segnata dall’esperienza dell’internamento manicomiale ma sempre traboccante di umanità e speranza oltre la sofferenza. La poesia può. La nostra terra, culla della Magna Grecia, è stata patria di un voce lirica tra le più antiche e vibranti.
Racconta anche i fermenti culturali dell’antica Locri, Nosside , la più grande poetessa Greca antica vissuta tra il IV ed il III secolo a.C. proprio a Locri Epizefiri, antica polis della Magna Grecia, oggi in provincia di Reggio Calabria. Nei dodici epigrammi a lei attribuiti, la piccola eredità rimasta ai posteri, ella ha cantato la vita, la bellezza e l’amore con sublime dolcezza.
Paragonata alle Muse da Antipatro di Tessalonica, Nosside fu figlia della nobile Teofile e nipote di Cloche, come da lei stessa narrato in uno dei suoi epigrammi. La sua opera, forse contemporanea a quella del poeta siracusano Rintone cui lei dedica un epigramma funebre, è tra le più significative della poesia femminile della Magna Grecia e si colloca nel filone dorico-peloponnesiaco della poesia epigrammatica, forse anche melica (cantata, accompagnata da lira o cetra).
Poetessa della scuola dorica, con i suoi versi ha cantato l’universo femminile attraverso la grazia dei lineamenti, la vivacità dello spirito con un tono esuberante impresso forse per richiamare la poesia eolica di Saffo o forse per esaltare l’energia della Musa italiota. Questa l’interpretazione più accreditata attesa una quotidianità che in altri epigrammi pare, invece, più intrisa di virtuose tradizioni come quella della tessitura che segnata da esuberanze.
Come anche del giurista Zaleuco, il primo legislatore occidentale, anche di Nosside non si rinvengono significative notizie biografiche.
Qualche notizia sulla vita di Nosside si rinviene nella letteratura Greca antica. Il geografo Strabone, vissuto nel primo secolo a.C., narra del fiume Alex che segnava il confine tra il territorio di Locri e quello di Reggio, dove il legislatore Zaleuco concepì le tracce dei diritto moderno, segnando nel cuore della provincia reggina l’avanguardia delle leggi. Un fermento di idee che si estese alla medicina ed alla poesia, con la corrispondenza tra la poetessa locrese Nosside e quella greca Saffo, vissuta tre secoli prima e che aveva già scritto dell’universo femminile e dell’eros tra donne.
Nativa dell’isola di Lesbo, il cui centro principale era Mitilene, ecco come sarebbe nato il legame ‘poetico’ tra Saffo e Nosside, tra Mitilene nell’isola di Lesbo, isola greca nell’Egeo nordorientale, e Locri, polis Magno greca sulla costa jonica, nell’attuale provincia di Reggio Calabria. Centro culturale quello locrese che, in pieno periodo ellenistico si lega al nome del lirico Senocrito, cantato da Pindaro, a cui oggi è intitolata l’Accademia a Locri e a cui si deve un genere poetico armonioso dai forti contenuti idealistici tipici dell’eredità classica. Ecco che si impone come nuovo registro espressivo il genere poetico dell’epigramma, che poi fu quello in cui si sarebbe contraddistinta Nosside, testimonianza di una Locri al femminile in cui la stessa aristocrazia si misurava con ascendenti femminili e non maschili, come narrato anche dallo storico Polibio.
Una predominanza della donna che si coglie anche negli epigrammi di Nosside, in cui ella canta la somiglianza alle madri, la sofferenza delle donne senza però trascurare anche l’ardore giovanile, il valore della Patria e l’orgoglio della sua difesa, patrimonio di cultura e civiltà della Locri di quell’epoca.
La storia, il mito di Afrodite, la Poesia si intrecciano con il mistero delle acque che lambiscono l’isola di Lesbo di Saffo come la Locri di Nosside. Un legame che si suggella anche nell’epigramma in cui Nosside ha scritto di Saffo, affidando ai naviganti diretti a Mitilene il suo orgoglio di cittadina locrese e poetessa. Un legame che si tramanda in tutto il suo fascino laddove si fa spazio l’ipotesi di una produzione poetica anche melica, accompagnata dalla musica, di Nosside che, raccolta in due libri, sarebbe poi finita in fondo al mare per rimanere custodita unitamente ai resti di Saffo, lasciatasi cadere già dalla rupe di Leucade, tre secoli prima.





