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Memorie – Buon compleanno Gianluca!

2 Dicembre 2015
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Memorie – Buon compleanno Gianluca!

di Anna Foti – Avrebbe compiuto quarant’anni oggi il nostro Gianluca e avrebbe voluto fare il pilota e solcare i cieli. La sua vita breve e’ stata spezzata, tra giochi violentemente interrotti e sogni brutalmente infranti, nel caldo luglio del 1985 quando è rimasto ucciso, vittima involontaria di una sparatoria. Aveva dieci anni quando, al numero 41 di via Fratelli Spagnolo, nel rione Pescatori, zona Sud ella città di Reggio Calabria, stava giocando sul
pianerottolo di casa e il fuoco di un’arma ha bruciato la sua esistenza di bambino. Era il tre luglio e Gianluca Canonico è morto cinque giorni dopo agli ospedali Riuniti dove era stato portato la sera stessa del ferimento, già in stato di coma per la grave ferita alla testa. Il piccolo Gianluca ha lottato per circa 100 estenuanti ore, prima di spegnersi.

Tra i testimoni della tragedia, il padre Pietro Canonico, poliziotto in servizio a Reggio dove Gianluca, che viveva a Roma con la madre, era in vacanza.

La vittima innocente per antonomasia, emblema della necessità di fare memoria sul territorio dove Pietro e’ rimasto e adesso vive con la sua famiglia. Libera Reggio Calabria e’ impegnata in questo con iniziative come quella del luglio scorso in cui, nell’ambito della campagna “Il ricordo lascia il segno” e del trentennale della morte di Gianluca Canonico, a piazza Castello e’ stata collocata una teca in sua memoria, dedicata proprio alla sua passione per il volo. Il colonnello Ian Slangen, comandante della Pattuglia acrobatica nazionale esibitasi alcune settimane prima proprio a Reggio Calabria, con il maggiore Andrea Soro aveva consegnato al papà Pietro una brochure con tutte le firme dei piloti delle Frecce Tricolori. Oggi quell’area, come anche quella dell’ex mercato agroalimentare di via Aspromonte (vicino alla direzione didattica materna ed elementare De Amicis) dove ora sorge un parco giochi e che il sindaco Giuseppe Falcomata’ ha annunciato intitolerà a Gianluca, merita maggiore cura e attenzione da parte dell’amministrazione ma anche dei cittadini che gettano carte e lasciano gli escrementi dei cani, dimenticando che quello è suolo pubblico adesso anche presidio di memoria di un bambino vittima innocente di un conflitto a fuoco. L’intitolazione sarà con ogni probabilità tra i primi atti della costituenda commissione Toponomastica del Comune di Reggio, in attesa di essere nominata.

Pietro aspetta fiducioso e con lui anche gli attivisti di Libera di cui adesso fa parte e altri cittadini di questa comunità che desiderano ricordare colui che oggi sarebbe stato un uomo, vogliono abbracciare Pietro e con lui dire: “Buon compleanno Gianluca!”.

* I fatti e il processo (dall’articolo già pubblicato il 9 luglio 2014)

I quattro giovani responsabili, poi identificati, erano Giovanni Laganà, Gaetano Germoleo e i fratelli e Alfredo e Sebastiano Vinci. Nel giorno in cui Gianluca mori, l’8 luglio 1985, Francesco Nicolò, 17 anni e figlio di Paolo tratto in arresto poco prima di questi fatti per detenzione e porto abusivo di pistola, si costituì, dichiarando di avere sparato, reagendo ad una aggressione, risultante da un referto medico. Nicolò, minorenne, venne arrestato, processato e condannato. Nessun complice fu mai identificato e rimane anche una nota della questura (4 ottobre 1985) in cui si accerta che la pistola consegnata dal minore non era quella che aveva sparato quella sera. In primo grado il Tribunale dei Minorenni, il 7 giugno 1986, condanno’ Nicolò a dodici anni e mezzo di reclusione per omicidio. Il padre di Gianluca si era costituito parte civile nel processo.
Il quadro emerso profilava una rissa in cui i due gruppi contrapposti erano animati dall’intento di offendere, sostanziatosi in aggressioni e nell’esplosione di alcuni colpi di pistola calibro 6,35.
Uno solo era andato a segno, colpendo a morte il piccolo Gianluca. Nell’antefatto ricostruito in sede processuale vi erano due gruppi contrapposti che si scontrarono e si ingiuriarono in via Torricelli. “Uno scambio di ingiurie, culminato in una sfida verosimilmente lanciata dal gruppo Laganà, Germoleo e fratelli Vinci (ndr infastidito per la sosta della macchina di Nicolò in mezzo alla carreggiata e, secondo Quartuccio, per un corteggiamento insidiato) e subito accettata dagli avversari (ndr Francesco Nicolò detto “Draculino”, Angelo Quartuccio e Natale Grenzi). I rissanti si scambiavano evidenti colpi, anche con mezzi contundenti ed il gruppo Nicolò riportò la peggio. I componenti dell’altro gruppo, dopo avere prelevato le chiavi della Fiat 500 del Nicolò, si recavano presso l’abitazione dei fratelli Vinci (…) e mentre sostavano sulla strada per commentare, sopraggiungeva a bordo di una moto guidata da un complice il Nicolò che, scorto il Laganà, esplodeva al suo indirizzo dei colpi di pistola, due dei quali sfioravano la nuca del bersaglio bucando poi alcuni indumenti stesi ad asciugare e uno colpiva alla fronte il piccolo Gianluca che giocava nei pressi; quindi risaliva sulla moto e si dileguava”. Questa la ricostruzione dei fatti assunta nella sentenza di secondo grado con cui la pena venne riformata e portata ad anni 14 e 6 mesi di reclusione. Dunque i giudici di secondo grado non ravvisarono alcuna provocazione ed invece accertarono un grado di maturazione tale, vista l’imminenza dei 18 anni per Nicolò, da rendere piena la consapevolezza del disvalore sociale del comportamento e la percezione della gravità ed irreparabilità del fatto.

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