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Memorie – 27 dicembre 1975, la ribellione e la resistenza di Gioiosa Jonica

16 Dicembre 2015
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
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gioiosa-ionica

di Anna Foti – Il professore e sindaco antimafia Francesco Modafferi, il prete scomodo Natale Bianchi, il mugnaio rosso Rocco Gatto, il capitano dell’Arma Gennaro Niglio. Le loro storie si intrecciano nel comune calabrese di Gioiosa Jonica in provincia di Reggio Calabria, scenario della prima manifestazione antimafia della storia del nostro Paese: una comunità in sciopero contro le ndrine. Era il 27 dicembre 1975. Siamo a Gioiosa Jonica, cittadina oggi tornata ad essere amministrata dal popolo, dopo la caduta della maggioranza del sindaco Mario Mazza, e di recente nuovamente colpita da intimidazioni nella persona del suo sindaco Salvatore Fuda. Descritta dal viaggiatore e scrittore inglese Edwad Lear (‘Diario di un viaggio a piedi, 1847) come città bellamente situate, grande e ben costruita sulla sponda ristretta del fiume… », essa conta poco più di sette mila abitanti. In questo lembo di terra calabrese, è stata scritta una pagina coraggiosa di lotta al crimine mafioso in un frangente storico in cui la ndrangheta, come si chiama il crimine mafioso calabrese, non veniva neppure nominata. Sono i tempi della ribellione del mugnaio rosso Rocco Gatto, primo di 15 figli, che non cedette alle richieste estorsive degli Ursino, sfidandoli e pagando con la vita la sua scelta di libertà. Era il 12 marzo del 1977 quando le lancette di quegli orologi, cui era appassionato si fermarono. Quando venne ucciso dopo avere denunciato al capitano dei Carabinieri Gennaro Niglio. Ma il tempo non lo ha fatto ed oggi la sua storia è ancora emblematica, importante da ricordare e tramandare. Un contributo alla memoria collettiva è reso anche dal volume dei giornalisti reggini Danilo Chirico e Alessio Magro “Dimenticati (Castelvecchi editore). Nel gennaio successivo il sindaco rosso di Gioiosa, Francesco Modafferi***, morto nella sua cittadina, tra i suoi libri, nell’aprile del 2009, avrebbe deliberato con il Consiglio Comunale, il primo in Italia, di costituirsi parte civile nel processo contro gli assassini di Rocco. Una decisione storica che avrebbe fatto scuola, oggi praticata ma allora rivoluzionaria: un piccolo Comune e quindi le Istituzioni sfidavano l’arroganza e la violenza mafiosa. Era il 1978, anno in cui durante l’estate, da Milano ospiti del Pci di Gioiosa Ionica, giunsero artisti militanti della Cgil meneghina che con artisti locali realizzarono il murales di piazza Vittorio Veneto in memoria di Rocco Gatto e di tutte le vittime di resistenza alla mafia. “È il Quarto Stato dell’anti-ndrangheta, ricorda le vittime delle cosche e gli onesti che si sono opposti e ancora si oppongono alla mafia. È il simbolo dell’altra Calabria’’, così fu definito. Il Murales della memoria dipinto da Giovanni Rubino e Corrado Armocida nella piazza del Mercato. Per il suo restauro nel 2007 l’associazione daSud e il “Comitato pro murales Gioiosa” avrebbero promosso una campagna di sottoscrizione rivolta ad Istituzioni e cittadini e lanciato un appello per salvaguardare l’opera e non disperdere questa memoria.
La determinazione di un’intera comunità che ancora oggi può contare sull’esempio di colui che è stato denominato padre Coraggio, Natale Bianchi, un tempo don Natale Bianchi, che non sfidò soltanto le ndrine ma anche quella Chiesa ripiegata su sé stessa e sulle sue gerarchie, che chiudeva gli occhi invece di assumere posizioni di ferma condanna. Dunque un prete scomodo. Proprio nel 1975 gli fu chiesto di lasciare la chiesa di San Rocco a Gioiosa Jonica di cui era parroco. I parrocchiani si unirono alla sua resistenza che finì nel 1981 con lo sfratto di don Natale Bianchi. Oggi Natale Bianchi, è sposato con un figlio; è un imprenditore che ha toccato con mano la difficoltà di produrre e mantenere lavoro in Calabria.Un patrimonio di memoria collettiva negli anni sempre più condiviso. Una causa di memoria sposata da artisti come Daniele Silvestri, Andrea Satta dei Tetes de Bois, altri big della ’banda’ di MovImenti, come Andrea Rivera e Ulderico Pesce, dall’attore Giuseppe Cederna, dal regista Pasquale Scimeca, il cantastorie Nino Racco, dal compositore e cantante Peppe Voltarelli, dagli Operai della Fiat 1100 e dal Teatro della Ginestra.
Lo spaccato della Locride degli anni Settanta è anche quello raccontato nel film documentario “Cessarè”, il cui titolo si ispira la luogo collinare insistente nel territorio del comune di Gioiosa Jonica, diretto dalla regista Rina Amato. Il film indipendente è stato prodotto dall’Associazione “Arti gia nate” onlus con il contributo IMAIE (anno di produzione 2008, anno di uscita 2009, Italia, durata 98’) e rappresenta solo il primo capitolo di un progetto di memoria storica. “Cessarè” è anche il titolo del libro-inchiesta, curato dai giornalisti Bruno Gemelli e Pietro Melia (Frama Sud 1980).
Uomini che ogni giorno illuminano e hanno illuminato il cammino di chi è venuto dopo. Un cammino lungo e difficile di riscatto e conquista della libertà che da Gioiosa è partito quel 27 dicembre di 40 anni fa.
***I suoi scritti: Lettera di Roghudi in Avanguardia, giornale diretto da Gianni Rodari , del 18 Luglio 1954; Testimonianza di Francesco Modafferi in Africo di Corrado Stajano, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1979; Movimenti di protesta e lotte contadine dal fascismo al secondo dopoguerra: Gioiosa Jonica, tra passato e futuro in La Verità, mensile di informazione della Sezione del P.C.I. di Gioiosa Jonica del novembre 1989; L’orologio della Chiesa Matrice di Gioiosa Jonica in Filorosso del luglio/agosto 1993, Editrice Società Cooperativa Filorosso, Locri (RC); Beni storico-culturali a Gioiosa Jonica ” Il Monumento ai Caduti della Guerra 1915-1918 in Scholae Praetoriatis, a cura del 32º Distretto scolastico della Calabria. Ed. Rubettino, Soveria Mannelli (CZ), maggio 1996; Le acque pubbliche a Gioiosa Jonica ” La Fontana Monumentale Borbonica, Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina (RC), 1996; La tradizione Musicale a Gioiosa Jonica ” La Banda Municipale, Edizioni ETS Pisa aprile 2003.

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