di Anna Foti – Di lui si narra che spostò una montagna per edificare una chiesa e che con il suo bastone fu capace di fermare la piena di un fiume che minacciava la sua città. Nell’iconografia egli si mostra con il suo bastone ed è sovente proprio invocato contro i terremoti e le calamità naturali.
Nato e morto laddove sorgeva l’antica diocesi turca, ricadente nel patriarcato di Costantinopoli di cui divenne anche vescovo, Gregorio il Taumaturgo fu tra i primi santi ad essere stati graziati da un’apparizione mariana. Dalla provincia romana del Ponto Polemoniaco risalente al III secolo, elevata a metropolita nel secolo successivo e poi soppressa, Gregorio il Taumaturgo compì la sua opera di conversione dell’intera regione. La sua storia si lega alla Calabria dall’VIII secolo quando durante l’iconoclastia giunsero dal mare dentro una cassa di piombo le sue spoglie ancora oggi custodite sotto l’altare principale del convento a lui dedicato, nel principale santuario che ha sede in Calabria, a Stalettì in provincia di Catanzaro. Qui sulla via comunale oggi si erge questo convento eretto nell’XI secolo sui resti di un cenobio basiliano e che oggi è fervido centro francescano. Venerato come santo (17 novembre), san Gregorio Taumaturgo scrisse svariati manoscritti e, accanto alla Fede cristiana che lo avvolse fin da giovane e che per devozione, conoscenza della dottrina e per i miracoli e i prodigi operati gli valse l’appellativo di Taumaturgo, coltivò anche le scienze umane.
La memoria di quell’approdo, origine di una devozione secolare e profonda per alcuni popoli calabresi, è celebrato ogni 25 anni (l’ultima occasione risale al 2011) con la processione delle reliquie del santo nelle frazioni di Copanello e Caminia, nel comune di Stalettì, dove ricade la grotta dove le spoglie giunsero dall’Oriente secoli fa. Venerato anche in Spagna e in Bosnia Erzegovina, tre comuni tra i cinque di cui è patrono in Italia sono calabresi e sono ovviamente Stalettì (CZ), Borgia (CZ), Laureana di Borrello (RC). Gli altri ricadono in provincia di Alessandria (Bozzole) e di Torino (Robassomero). Particolari sono i culti tramandatisi nei secoli nei due comuni del catanzarese. A Borgia si onora la memoria di quando il santo salvò la popolazione dal colera (il suo busto ligneo trasportato a spalla dai fedeli da Stalettì fino all’argine di un ristagno di acqua, lo prosciugò neutralizzando quella fonte di malaria e pestilenza) e dalla peste bubbonica. I primi di maggio la contrada Dirupi di Borgia ospita le celebrazioni religiose arricchite anche dai festeggiamenti popolari. Anche a maggio ha luogo uno dei due festeggiamenti più importanti celebrati a Stalettì. Prima della memoria liturgica del 17 novembre e dei 17 giorni di preghiera che la precedono, infatti, il 13 maggio si ricorda quanto avvenne nella seconda metà dell’Ottocento quando la processione del Santo coincise con una pioggia che pose fine ad una dura e prolungata siccità.
La Calabria ha adottato questo Santo e la devozione a lui ha scritto suggestive pagine di storia e tradizioni religiose, oggi trasfuse in riti e processioni. La testimonianza di questo legame si riscontra anche nell’arte laddove Gregorio Taumaturgo è stato ritratto dal grande artista calabrese, noto come il cavaliere, Mattia Preti. In mostra,infatti, al museo nazionale di Reggio Calabria fino al 29 novembre il dipinto raffigurante la Madonna con il bambino, sant’Anna, san Gregorio Taumaturgo e un ritratto del gran maestro Carafa, fulcro della mostra inaugurata a Reggio nell’ambito dell’iniziativa “Un ponte tra la Calabria e Malta”. La tela raffigura questa sacra conversazione tra San Gregorio Taumaturgo che intercede presso la Madonna con il bambino e Sant’Anna per conto del cavaliere Carafa, ancora in vita e dunque raffigurato in un ritratto. La calabresità in questo dipinto trionfa non solo nella mano dell’artista Mattia Preti, nato a Taverna in provincia di Catanzaro nel 1613 e morto alla Valletta nel 1699, ma anche nella figura di san Gregorio Taumaturgo e in quella di un’altro cavaliere calabrese dell’Ordine di Malta Gregorio Carafa della Spina, principe di Roccella, originario di Castelvetere, attuale Caulonia in provincia di Reggio. Questo dipinto, non a caso, proviene in prestito dalla cappella dedicata alla Calabria della chiesa dei Frati Francescani Minori della Valletta a Malta.






