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    Memorie – Fra Gesualdo Malacrinò, apostolo delle Calabrie

    di Anna Foti -La storia della devozione mariana del popolo reggino ha radici antiche e profonde. E’ una storia che si lega a quella dei Frati Minori Cappuccini di ispirazione francescana e a quella della loro opera in Calabria. In particolare accompagnato dai canti di amore per Maria, madre della Consolazione, ha raggiunto il Padre il 28 gennaio 1803 frate Gesualdo Malacrinò, esempio straordinario di virtù francescane autentiche, nello spirito di obbedienza alla Regola e nell’instancabile predicazione della Parola di Dio,  tangibili nell’opera indomita al fianco dei poveri, dei carcerati, dei moribondi, degli orfani, di tutti gli ultimi.

    Nato a Nasiti, oggi frazione collinare di Reggio Calabria e un tempo fiorente borgo costellato di declivi agricoli dediti alla pastorizia, nell’ottobre del 1725 dal nobile uomo di mare, capitano della guardia reale, Francesco Malacrinò e dalla casalinga Saveria Melissari, Giuseppe Marco Antonio Luca fu battezzato con questo nome due giorni dopo la nascita nella chiesa parrocchiale di San Nicolò del Pozzo e dei Bianchi. La sua infanzia fu scuola di fatica e pazienza, le virtù che insegna il lavoro della terra, e di fervore religioso autentico e profondo incarnato dai genitori. L’obbedienza al Padre e la dolcezza di Maria ne segnarono il cammino fin da piccolissimo, lasciando presagire un’esistenza venerabile. Già nella scuola dell’oratorio dei Fratelli di Gesù e di Maria, annesso alla chiesa di Santa Maria della Melissa, brillò per arguzia e intelligenza e manifestò i primi segni inconfondibili della Chiamata. Ricevette il sacramento della cresima in cattedrale a soli 8 anni, il 20 settembre 1733. Giovanissimo entrò in seminario grazie al rettore Domenico Barilla che fu anche l’ultimo che lo confessò in punto di morte. Fu alunno esemplare in tutte le materie dello scibile e, ricevuti gli ordini minori in cattedrale, studiò filosofia scolastica presso la scuola domenicana.

    Iniziò il noviziato presso il convento dell’Immacolata concezione nel centro di Reggio Calabria, oggi scomparso, e poi approdò al convento di Fiumara di Muro dove  il 5 novembre 1740  indossò i panni dei Cappuccini e gli fu consegnata la Regola. Fu allora che assunse il nome di fra Gesualdo da Reggio Calabria. Fu novizio esemplare, un perfetto cappuccino, dedito alla preghiera ma anche allo studio senza  sosta. Non solo materie filosofiche e teologiche, per la preparazione all’ordinazione sacerdotale, ma anche  matematica, fisica sperimentale, storia civile ed ecclesiastica, lingua greca, ebraica, siriaca, francese, spagnola e tedesca. Divenne chierico e con i suoi testi insegnò alcune di queste discipline ad altri chierici.

    Nulla placava in lui, tuttavia, la sua sete della Parola di Dio e la costante ricerca di perfezione nel predicarla, convinto come era che solo la vera scienza conduceva a Dio e che tutto il creato cantava l’Infinito. Una perfezione perseguita con le penitenze, i digiuni, la preghiera, la predicazione, il rigore e la dedizione totale al Prossimo.

    Ad appena 23 anni, con dispensa papale, il 21 novembre 1748, festa  della presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria (la cui memoria oggi si conserva con la processione di ritorno dal Duomo all’Eremo della Vara), ricevette l’ordinazione sacerdotale.

    Si fece largo sempre più in lui il desiderio di lasciare l’insegnamento per dedicarsi completamente alla predicazione e al Prossimo. Nel 1752 presentò al superiore provinciale le dimissioni dall’insegnamento. I persistenti problemi di salute lo agevolarono nell’ottenere quanto richiesto attesi i suoi innumerevoli talenti che ben erano noti al superiore. Si ritirò nel convento di Scilla.

     

    Preghiera, predicazione, opere di carità da un lato e dall’altro studio, approfondimento, elaborazione e aggiornamento di testi, redazione di copie con impostazione grafica: ecco a cosa si dedicò completamente. I suoi testi di spiritualità e cultura sono ancora oggi validi. La sua vita fu divisa fino ad un certo punto tra insegnamento, studio,  predicazione e opera accanto agli Ultimi. Furono queste ultime due missioni a segnare la seconda parte della sua esistenza, ma puntando sempre all’eccellenza. Il desiderio ardente di essere all’altezza della predicazione della parola di Dio fu foriero del bisogno di imparare da maestri di spirito e autorevoli studiosi della Regola. Andò a Genova, Milano, Bergamo, Ravenna per studiare arte oratoria e compose un Quaresimale. Poi ancora fu a Firenze e Roma prima di tornare a Reggio al convento dell’Immacolata Concezione dove fu ordinato vicario della fraternità dell’Eremo della Consolazione.

    La fervente preghiera e una profonda riflessione lo guidarono nell’approfondimento delle costituzioni cappuccine, nel digiuno, nella penitenza, nella flagellazione anche in pubblico, nella stesura del Regolamento di ammissione al Noviziato e del Piano di riforma degli studi della Provincia per rafforzare lo splendore del carisma francescano e il primitivo spirito di povertà in ogni luogo.

    Nel 1762 ottenne il permesso di osservare la Regola in un luogo dedicato, individuato nel convento di Terranova, il primo convento di ritiro francescano. Ciò avveniva nel cuore della Piana devastata dalla peste dove lui predicò la Madonna Povertà.

    Non mancarono i tentativi di delegittimazione, tacciato come fu di eccesso di povertà. Invece il suo esempio fu alla base della successiva disposizione per cui ogni provincia avrebbe dovuto avere un convento di ritiro.

    L’anno dopo il devastante sisma del 1783 che distrusse anche il convento di Terranova, per non disperdere il servizio caritativo che dispensava a Reggio e nella sua provincia, ottenne l’autorizzazione a vivere e predicare da una baracca di legno.

    Prodigi (attraversamento dello Stretto sul suo mantello con fra’ Mansueto), predizioni (sisma del 1783 e la distruzione di Oppido Mamertina), conversioni, pellegrinaggi a piedi scalzi (anche sul Corso Garibaldi di Reggio) segnarono il suo cammino di apostolo delle Calabrie tra le contrade e i borghi a confessare e a portare speranza. Questa fu la sua missione, questa l’essenza della sua Chiamata. Dopo ave rifiutato la nomina a vescovo di Martirano nel 1792, nel 1801, ormai segnato dall’età avanzata nel corpo ma non nello spirito, fu eletto all’unanimità Ministro Provinciale dei cappuccini nel 1801.

    Nel convento della Madonna della Consolazione, il 28 gennaio 1803 si spense fra Gesualdo Malacrinò. Aveva 78 anni e nel cuore ancora di desiderio di pregare. Fu accompagnato dal Padre dalla  Madre della Consolazione, invocata dai canti mariani espressamente da lui richiesti in punto di morte ai confratelli presenti.

    Riconosciuta nell’aprile del 1982 l’eroicità delle sue virtù teologali, si attende ora che venga dichiarato beato.

    La sua testimonianza di Carità nobilita la nostra storia di reggini, arricchendo il cammino e la vocazione mariani in Calabria.