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Memorie – Addio a Gianni Carteri, fecondo e intenso narratore del Sud

26 Agosto 2015
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Memorie – Addio a Gianni Carteri, fecondo e intenso narratore del Sud

di Anna Foti – E’ rimasto orfano il mondo della cultura calabrese che già ricorda ardentemente, come se non fosse lasciata all’oblio neppure una sola possibilità di intraprendere una sfida con la memoria. Essa è già qui. Con Giovanni Carteri si è spenta, solo qualche settimana fa, un voce appassionata e autorevole della nostra terra. Autore di saggi, scrittore e studioso fine e arguto degli scrittori e dei narratori di Calabria: uno tra tutti Saverio Strati di cui scrisse appassionatamente anche dopo la sua morte a Scandicci nell’aprile dello scorso anno.
“C’è un incisivo ed originalissimo racconto di Saverio Strati, ‘L’uomo e la morte’, che mi è tornato prepotente alla memoria in questi giorni rafforzando in me l’idea che siamo di fronte all’ultimo di una grande generazione di scrittori meridionalisti che ha narrato con vigoroso stile cinquant’anni di storia calabrese, senza retorica  e con una adesione appassionata al mondo degli ultimi”, aveva scritto sul Quotidiano della domenica del 24 agosto dello scorso anno.

Gianni Carteri era nato a Brancaleone nel 1952, in quel paese vecchio oggi abbandonato ma ancora ricco di una memoria tutta da riscoprire, e aveva vissuto a Bovalino, luogo natio di un altro grande scrittore calabrese Mario La Cava a cui aveva reso omaggio con la pubblicazione intitolata “Come nasce uno scrittore” con i caratteri di Città del Sole edizioni. Mario La Cava era mosso da “un genio di rendere trasparente qualche cosa che di sfugge, che sfugge persino a se stesso”, aveva scritto.

Il giorno dopo la sua morte, l’antropologo calabrese Vito Teti sulle colonne del Quotidiano della Calabria lo ha ricordato così: “Con la scomparsa di Giovanni Carteri il Sud, la Calabria e la Locride, noi tutti perdiamo uno dei più originali e appassionati esponenti di un’intellettualità raffinata e illuminata, capace di interpretare, col silenzio e con la scrittura, con il cammino e con la ricerca, l’anima profonda dei luoghi, restituendo loro nuovo senso e nuova domesticità. Ci sarà bisogno di tempo e di spazio per ripensare l’opera feconda e intensa di Carteri, che ha scritto decine di libri, centinaia di saggi e di articoli, adesso, a caldo e con dolore, bisogna ricordare come dopo di lui, grazie a una scrittura piena di pathos e di poesia, lucida e partecipata, lontana dalle freddezze accademiche, la figura e le opere di Pavese e quella di tanti grandi autori meridionali e calabresi siano entrati in una nuova trama letteraria e in una geografia identitaria. L’esperienza di Pavese, come quella degli altri autori (Costabile, Scotellaro, Calogero, Seminara, Crupi e, soprattutto, La Cava ed Alvaro) appare inedita in quanto vista dall’interno, come soltanto una persona del luogo, che addirittura ha conosciuto personaggi filtrati nell’opera, poteva fare”.

Gianni Carteri fu collaboratore del mensile “Studi Cattolici”, diretto da Cesare Cavalleri, e del settimanale cattolico “Il nostro tempo”. Numerosi sono i saggi che ha lasciato e tra questi “Corrado Alvaro e la Madonna di Polsi”, “Tra religiosità, mito e storia”, “Il Dio nascosto. Viaggio nel cristianesimo di Corrado Alvaro” e “La lunga notte di Corrado Alvaro”, testo che nel 2006 gli valse il Premio Anthurium d’argento – Sezione letteraria.
“Punto costante di resistenza morale, di speranza feconda, in una terra sempre più spaesata, smarrita, con una storia sbagliata e dove, spesso, l’ingratitudine umana è superiore alla misericordia di Dio”, scrisse di Corrado Alvaro.
Nel 1994 ricevette il Premio “Cesare Pavese” per la critica letteraria, e il Premio “Amantea” per la saggistica. Proprio nei giorni scorsi in occasione dell’incontro “La Figura del Pavese a Brancaleone”, promosso nella cittadina ionica dalla pro loco, dal Comune e dall’associazione Brancaleone Cultura per ricordare il saggista, poeta e traduttore piemontese Cesare Pavese (confinato a Brancaleone calabro durante il regime fascista nell’agosto del 1935), è stato reso un omaggio anche alla figura del professore Gianni Carteri, scomparso prematuramente, quale uomo, quale intellettuale e grande studioso dello stesso Pavese.  Il ricordo degli scrittori Giuseppe Fava e Vincenzo De Angelis, di Tonino Tringali, proprietario dell’immobile dove Pavese soggiornò, di Carmine Verduci, presidente della pro loco di Brancaleone, del professore Sebastiano Stranges, della dottoressa Rita Saladino e dei presenti ha avuto come cornice la casa del confino di Cesare Pavese.
“Memorie al confino. Pavese, Brancaleone e altri miti” (Città del sole edizioni) e  “I Gerani di Concia. Cesare Pavese e la Calabria: tra poesia e mito” (Dati Editore), scritto a quattro mani con Guadenzio Nazario, sono due delle opere che Gianni Carteri dedicò a Pavese, per il quale la sua amata terra natia fu terra di confino, prima ostile e respingente poi culla e scrigno di ispirazione.
Anche Gianni Carteri in qualche modo sperimentò l’esilio in patria e visse una faticosa restanza che tuttavia mai lo consumò ma sempre lo sollecitò a cercare e trovare parole per scrivere e insegnare, per celebrare la grande letteratura calabrese che grazie lui ha vissuto e vivrà anche nelle sue opere sprazzi intensi di riscatto. Tutto questo fu. Fino alla fine e oltre.

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