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Memorie – Capo Colonna, tra storia antica e modernità

21 Gennaio 2015
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Memorie – Capo Colonna, tra storia antica e modernità

di Anna Foti – Un promontorio con una colonna, unica sopravvissuta del capo delle Colonne a loro volta ruderi dell’antico tempo dedicato a Hera Lacinia nell’antica e maestosa colonia di Kroton, patria del matematico e filosofo Pitagora.
Siamo a Capo Colonna, o capo Lacinio (Lacinion), una suggestiva punta di terra lambita dal mar Ionio, preziosa e antica testimonianza ancora oggi riferimento per chi viaggia in mare, come un tempo era bussola per i naviganti e cuore delle rotte che univano Taranto allo Stretto di Messina.
Lo storico romano Tito Livio cita proprio Capo Lacinio come pietra di confine nel trattato con Taranto. Essa ancora oggi coincide con il limite occidentale del golfo della città pugliese.
La seconda ultima colonna del tempio cadde nel 1638 e da allora quella che oggi spicca sulla costa e domina l’area archeologica è l’unico rudere di un imponente tempio dorico dell’età arcaica.
Oggetto di interventi di valorizzazione nell’ambito del programma operativo regionale grazie ad un vecchio finanziamento, la zona archeologica è oggi teatro di proteste da parte di un comitato spontaneo (#salviamocapocolonna) che si sta opponendo, con un movimento in rete e un presidio in loco, al prosieguo dei lavori ad oggi sospesi per motivi di sicurezza. Ieri sul posto presente anche la sovrintendente Simonetta Bonomi.
Il progetto della Sovrintendenza per beni archeologici della Calabria prevede, tra gli interventi, la pavimentazione dell’area sita davanti al santuario della Madonna di Capo Colonna dove vi sarebbero dei ruderi esigui e fragili di un edificio porticato la cui planimetria sarebbe riprodotta sul cotto della stessa pavimentazione a beneficio della memoria. Il comitato spontaneo ritiene invece che si voglia procedere ad una cementificazione della storia antica di Capo Colonna, quella della Crotone romana, e manifesta contrarietà a questo come ad altri interventi contenuti nel progetto e ritenuti pregiudizievoli del patrimonio archeologico presente nell’area. La questione è al centro di un dibattito con l’interrogazione parlamentare del M5S a Camera e Senato, con la richiesta al ministro della Cultura Dario Franceschini di un’ispezione e con gli interventi del ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta e del governatore Mario Oliverio.
Questa è un’area sacra fin da prima della fondazione dell’antica Kroton (VIII secolo a. C.) che poi vi eresse il tempio dorico dedicato alla dea della fertilità Hera o Era (la romana Giunione) con 48 colonne, di otto metri ciascuna, e con sei sulla facciata. Si tratta di uno dei templi più importanti dell’epoca arcaica. Poco o nulla si sa delle decorazioni. La sola iscrizione  ‘Hera Eleytheria’  del cippo di capo Lacinio, oggi custodita nel museo archeologico nazionale di Crotone, testimonia un altro modo in cui il tempio veniva chiamato. Tra gli appellativi moderni vi è anche Capo Nao da naos, in greco tempio.
Nella zona circostante vi è una via sacra di una sessantina di metri dove oggi vi sono ruderi dei diversi edifici un tempo eretti e con ogni probabilità consistiti in un altri tempio, in un edificio mensa e ristoro per viaggiatori e sacerdoti, in una foresteria.
Lì oggi sorge la zona archeologica e anche un Santuario dedicato alla Madonna di Capo Colonna dove si venera un’immagine in stile bizantino attribuita a San Luca che, secondo la tradizione, sarebbe sopravvissuta dal tentativo dei turchi di incendiarla, poi gettata in mare a trovata sulla spiaggia da un pescatore che in punto di morte ne rivelò la storia. Oggi questa immagine, custodita nella cattedrale di Crotone, è al centro della manifestazione religiosa che si svolge nel mese di maggio quando, per ricordare il rinvenimento viene trasportata in processione fino al santuario di Capo Colonna. La zona dunque continua ad essere, anche oggi, luogo di profonda e poliedrica sacralità.

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