STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
venerdì, Settembre 18, 2026
Strill.it direttore Raffaele Mortelliti
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
Strill.it direttore Raffaele Mortelliti
No Result
View All Result
Home RUBRICHE Memorie

Memorie – I professori calabresi e un fiocco rosso per sperare

3 Dicembre 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 5 minuti
0
Memorie – I professori calabresi e un fiocco rosso per sperare

di Anna Foti – Per lottare contro un virus insidioso che distrugge le difese dell’organismo e contro lo spettro di una malattia ancora incurabile ma con la quale, se diagnosticata tempestivamente, si può convivere senza rappresentare per chi sta accanto un pericolo, potrebbe esserci un’arma in più: il vaccino terapeutico anti HIV messo a punto dal professore calabrese Arnaldo Caruso, originario di Cosenza e oggi direttore della Sezione di Microbiologia dell’Università di Brescia. Il vaccino si chiama AT20 dal nome del professore, anche lui calabrese, Adolfo Turano, con il quale il professore Caruso intraprese la strada della ricerca.

Sconfiggere l’AIDS, Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, e il virus dell’Hiv che attacca il sistema di difesa dell’organismo, i cui mutamenti repentini rendono difficile l’individuazione di una cura efficace nel tempo, è da decenni l’obiettivo di medici, professori ed esperti. Essi sono impegnati nella ricerca di un vaccino che impedisca a questo virus di debilitare fortemente l’organismo e di condurre spesso alla morte.

In Calabria è la più bassa dello Stivale, ma è in aumento, l’incidenza delle diagnosi di HIV, il virus dell’immunodeficienza umana e anche causa la malattia dell’Aids (secondo l’Oms sesta causa di morte nel mondo).

Solo nel 2013 sono morti oltre un milione e mezzo di persone in tutto il globo e in Europa sono stati oltre 136 mila i contagi.  Più di 34 milioni di persone sono oggi affette dal virus Hiv o ammalati di Aids: la metà di loro sono donne e 3,3 milioni bambini di età inferiore ai 15 anni. Solo in Italia sono 130 mila.

Meno di un quarto, circa 8 milioni, ha accesso ai farmaci salvavita. Dopo decenni di ricerche relativamente recenti  (il virus è stato scoperto dal virologo statunitense figlio di emigrati italiani Robert Gallo e dal medico francese Luc Montagnier solo nel 1983) la cura non è ancora in grado di debellarlo ma può migliorare la qualità della vita di chi ne è affetto. È stato raggiunto comunque un alto livello di efficacia al punto che, se diagnosticate non troppo tardi la sieropositività o la malattia, i farmaci possono prevenirne il contagio e contenere gli effetti sull’organismo.

Incrociando il quadro dei dati mondiali con quello italiano, delineato dai dati raccolti dall’istituto superiore della Sanità, è stabile l’andamento delle nuove infezioni e i piu’ esposti sono gli uomini che fanno sesso con uomini. Oltre il 70% delle persone che nel 2013 ha scoperto di avere contratto il virus è infatti di sesso maschile. Altri dati rilevanti attengono all’alta incidenza tra le persone tra i 25 e i 29 anni. Il 24% delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera.

Tra le 3.806 persone scopertesi affette nel 2013, aumenta l’età media e, purtroppo, si è riscontrato che le nuove diagnosi avvengono molto tempo dopo l’avvenuta infezione, quando il virus ha gia’ iniziato a danneggiare seriamente il sistema immunitario o dopo la comparsa dei primi sintomi. La principale via di trasmissione è quella sessuale e dunque la causa è quella dei rapporti non protetti, soprattutto tra uomini dicono i numeri.

La campagna informativa e di prevenzione non produce più, evidentemente, tutti i risultati sperati.

Il dato che riferisce di donne e bambini affetti a livello mondiale, dunque va letto nella cornice di un contesto di mancato accesso alle cure e di sanguinosi conflitti e atroci violenze.

La ricerca continua perché di fatto il virus può ancora diffondersi, non essendo debellato, e di Aids si continua a morire essa nonostante si inquadri come malattia cronica e, se diagnosticata all’inizio, anche controllabile con dei farmaci.

Ogni anno la giornata del primo dicembre diventa occasione di sensibilizzazione e informazione su una tematica che attiene al diritto di salute e che sta tornando drammaticamente di attualità. La lega per la lotta contro l’Aids (Lila) promuove tutto l’anno queste preziose attività.

Quel fiocco rosso deve tuttavia destare maggiore consapevolezza, accendere luci più forti, tanto nei luoghi in cui questa malattia è l’effetto di guerre,  violenza, povertà e assenza di presidi sanitari adeguati, quanto nei luoghi in cui essa, e il virus che può causarla, non vengono tempestivamente diagnosticati o adeguatamente considerati. Oggi ci sono meno decessi ma è in aumento il numero delle persone che scoprono di avere contratto il virus.

Intanto prosegue la ricerca e la sperimentazione del vaccino terapeutico anti HIV messo a punto dal professore calabrese Arnaldo Caruso, originario di Cosenza e oggi direttore della Sezione di Microbiologia dell’Università di Brescia. Il vaccino si chiama AT20 dal nome del professore, anche lui calabrese, Adolfo Turano, con il quale il professore Caruso intraprese inizialmente la strada della ricerca.

Esso non ha effetti collaterali e si è dimostrato capace di indurre la formazione di anticorpi capaci di neutralizzare la tossicità della proteina p17 del virus Hiv, considerata la molecola chiave per lo sviluppo di importanti malattie HIV come le alterazioni neurologiche, malattie vascolari e tumori, principale cause di morte nella popolazione infetta.

Tale neutralizzazione è stata raggiunta nel 100% dei soggetti sieropositivi che volontariamente si sono sottoposti alla sperimentazione nei quattro centri clinici di Brescia, Perugia, Torino e Milano. Adesso si attende di poter passare allo stadio ulteriore di sperimentazione sull’uomo, per valutare gli effetti in modo definitivo.

Il cammino cominciò nel 2009 quando in Calabria fu annunciata la sperimentazione di un vaccino che agiva sulla proteina p17 del virus HIV. Fu presentata a Cosenza presso l’UniCal dai luminari, Robert Gallo, virologo americano da sempre impegnato sul fronte della ricerca per la sconfitta dell’Aids, e dallo stesso professore Arnaldo Caruso, coordinatore della ricerca interamente svoltasi in Italia.

Una nuova modalità di controllo della replicazione del virus  che, superata la fase preclinica di laboratorio, aveva ottenuto il via libera alla sperimentazione sull’uomo dall’Istituto superiore della Sanità. Il fulcro della sperimentazione consisteva nel ridurre il numero di cellule attive di cui il virus dispone al momento della celere replicazione. P17 è proprio una delle proteine matrice del virus, rilasciata dalle cellule infette per promuovere la proliferazione. Dopo il rilascio, essa interagisce e rende altre cellule esposte ad infezioni. Neutralizzando questa proteina, un numero nettamente inferiore di cellule nell’organismo sarebbe stata in grado di sostenere la replicazione. L’innovazione di questa vaccinazione consisteva proprio nell’inoculare nella persona sieropositiva, dunque non ancora ammalata di Aids, una porzione della proteina p17 resa però immunogenica, ossia in grado di promuovere la formazione di specifici anticorpi altrimenti assenti nell’organismo aggredito. L’obiettivo era ed è quello di pregiudicare l’attività biologica del virus HIV e dare speranza a quanti, avendo contratto il virus HIV, potrebbero con maggiore certezza non ammalarsi mai.  Ad oggi quella sperimentazione sta dando risultati positivi e incoraggianti.

Dopo quel primo test nel 1983 molte cose sono cambiate. L’informazione ha favorito la prevenzione e la scienza prosegue per la ricerca di una cura che non può e non deve essere, come in ogni altro caso, solo un business per le case farmaceutiche. Ancora oggi si muore, nonostante i passi in avanti e questo è un dato. L’allarme è tuttavia reso evidente da una nuova ondata di contagi del virus HIV che attesta quanto sia stata abbassata la guardia dinnanzi ad un male che evidentemente, per amore della vita, è ancora il caso di temere usando la prudenza e l’attenzione.

Post precedente

Catanzaro: proseguono, secondo programma, i lavori del Cervolo

Post successivo

Crotone: parte il concorso destinato alle scuole cittadine “Insieme fotografiamo la città”

Post successivo

Crotone: parte il concorso destinato alle scuole cittadine "Insieme fotografiamo la città"

Associazione Culturale “Urba“
Via Crisafi 17a – 89100 Reggio Calabria
P.I. 02376000804 – Strill.it – Reg. Trib. Rc n° 07/06

seguici

Info sul sito

  • Home
  • Contatti
  • Politica cookie

Per la tua pubblicità

  • Inserzioni e sponsorizzazioni
  • Mappa ADV

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it

No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it