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Memorie – Verso la città del Sole, sull’antica strada di Tommaso Campanella

12 Giugno 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 5 minuti
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Memorie – Verso la città del Sole, sull’antica strada di Tommaso Campanella

di Anna Foti – Nel 1500 la percorreva il filosofo e frate Tommaso Campanella, al secolo Giovan Domenico che avrebbe lasciato in eredità l’utopia della Città del Sole, la strada tardo-medievale che a Stilo conduce al convento dei Domenicani di Placanica. Siamo nel cuore antico della provincia di Reggio Calabria. I preziosi resti di questa via sono venuti alla luce, dopo secoli, nei giorni scorsi durante i moderni lavori di metanizzazione. Si tratta di resti che già attestano l’importanza del sito all’interno del quale gli scavi proseguiranno sotto la guida dell’archeologo Francesco Cuteri e della funzionaria della soprintendenza per i beni archeologici della Calabria competente per la zona, Maria Teresa Iannelli.
strada-tommaso-campanella
Un nuovo tassello della storia antica di questa terra che si lega alla figura del teologo e filosofo domenicano che nacque a Stilo, dove si conserva la sua casa natale, che poi si trasferì a Stignano, dove una targa è apposta sull’abitazione in cui visse, prima di andare a studiare a Napoli. Sarebbe rientrato in Calabria per pronunciare giovanissimo i voti a San Giorgio Morgeto e poi studiare teologia a Cosenza. “Son di una terra chiamata Stilo, in Calabria ultra, mio padre si domanda Geronimo Campanella e mia madre Caterina Basile”, così si presentò al giudice in quel lungo tempo di prigionia a Napoli. I suoi viaggi furono tanti, sempre con libri e manoscritti al seguito e sempre perseguitato dall’Inquisizione. Di nuovo Napoli, poi Firenze, Siena e Pisa, Bologna e Padova, dove fu nuovamente processato ed imprigionato.

Ordinamenti ineccepibili, governanti illuminati, scienza al servizio dell’umanità, religione che rispetti l’ordine dell’Universo, questa era l’utopia raccontata, nella sua opera più famosa “La Città del Sole”, dal domenicano frate Tommaso Campanella in onore di Tommaso D’Aquino), nato a Stilo il 5 settembre 1568 e morto a Parigi nel 1639. Nelle tenebre di un secolo segnato dalla pestilenza, dalle dominazioni e dall’oscurantismo dell’Inquisizione, egli cercò la luce di una città sognata e anelata e, in questo desiderio ardente, riscattò una vita tramortita dal rischio di una condanna a morte, che riuscì ad evitare resistendo alle terribili torture, segnata da 27 anni di carcere e cinque processi ed, al contempo, elevata dal suo spirito e dalla sua operosità intellettuale. Scrisse tante opere nonostante la persecuzione. La prigionia, infatti, lo salvò dal rogo ma non dalle sue aspirazioni di libertà, dall’innata e insopprimibile tensione verso l’ideale e la speranza. Un uomo di luce, come Galileo Galilei e Giordano Bruno, entrambi condannati dalla Chiesa per eresia, il primo penitente ma solo per proseguire i suoi studi sulla Terra e i Pianeti, come attestato dalla storica affermazione dopo l’abiura “Eppur si muove”, e il secondo arso vivo in Campo dei Fiori a Roma per non avere rinnegato le proprie idee.
Libertà dalla corruzione e dall’ingiustizia e contrasto delle eresie, questi i fondamenti del cambiamento auspicato nel 1599 da Tommaso Campanella. La formazione telesiana e la travagliata stesura del “De sensu rerum  et magia”, prima dell’approdo al modello di repubblica che Campanella auspicava prima della condanna dell’Inquisizione. Nello stesso anno della sentenza, il 1602, veniva pubblicato “La città del sole”, in cui l’immagine della repubblica ideale da lui sognata appariva più chiara. Il volume rappresentò subito un esempio di genere letterario filosofico e politico dell’utopia, intesa come realtà negata che resiste nei sogni e nell’immaginazione nella misura in cui essa è totalizzante nella sua dimensione di percezione. Un’opera di spessore come quelle di Bacone, autore di “Nuova Atlantide”, Tommaso Moro autore di “Utopia” e Platone. Ma una differenza sostanziale distingueva l’opera di Campanella dalle altre, ossia la sua aspirazione a non restare una creazione dell’immaginario. Una forza che nasce da una rivoluzione spirituale e supera intatta la sofferenza fisica, non può aspettare che le condizioni di realizzazione siano propizie per stagliarsi nell’universo. Proprio come le battute finali dei due interlocutori della “Città del Sole” laddove il Cavaliere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme chiede tempo e attesa mentre gli viene opposta da Genovese, nocchiero del grande navigatore Colombo, l’impossibilità di attendere oltre. Le idee portano lontano, se esiste negli uomini il coraggio di difenderle e realizzarle.

“Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi e ipocrisia”, scriveva così il filosofo del Cinquecento, Tommaso Campanella. Alla sua coraggiosa e vigorosa tensione ideale ed alla sua memoria sono intitolati il palazzo che a Reggio Calabria è sede del Consiglio Regionale e il liceo Classico, istituito a Reggio nel 1814 e che con un ricco programma di festeggiamenti ha celebrato i suoi duecento anni di storia.

La biblioteca del liceo classico intitolata alla docente di Italiano e Latino, nonché poetessa, Gilda Trisolini, ospita 18 mila volumi: classici Latini e Greci, enciclopedie, prestigiose edizioni di dizionari e migliaia di opere monografiche che spaziano dalla Storia, alla Filosofia, alla Scienza, alla Letteratura. Di notevole pregio sono le cinque Cinquencentine, tra cui un’Aldina che raccoglie scritti filosofici di Cicerone ed altre opere del Cinquencento filologicamente restaurata, e un Incunabolo contenente le opere retoriche dello stesso Cicerone. In ragione del pregio di questa opera, parte del patrimonio librario della biblioteca Trisolini è registrata nell’archivio dell’IGI (Indice Generale degli Incunaboli delle Biblioteche d’Italia).

Un recente restauro coordinato dal professore Ugo Martino e realizzato dalla cooperativa Scripta Manent, ha consentito una migliore esposizione e valorizzazione delle preziose opere custodite presso l’antico liceo. Molti dei volumi provengono da collezioni private mentre altri sono stati ereditati dalla scuola dei Gesuiti che ha preceduto in loco lo stesso liceo.
La sua memoria si lega alla memoria di un’altra personalità culturale fortemente rappresentativa della nostra terra, ossia quella del cavalier calabrese, Mattia Preti (Taverna CZ 1613, Malta 1699). All’artista è stato intitolato il polo culturale inaugurato presso l’omonimo palazzo del Consiglio Regionale (appunto palazzo Campanella) a Reggio Calabria, che accoglie oltre 50 mila volumi consultabili insieme ad una ricca emeroteca. Per rendere omaggio al sommo artista calabrese, anche l’esposizione del suo ritratto nato dal pennello dell’artista Andrea Valere, impreziosito dai bozzetti preparatori.
Qui è confluito il patrimonio librario delle tre sezioni (“Identità calabrese”, la Bic con oltre 6500 volumi; la biblioteca giuridica con quasi dieci mila volumi e quella multidisciplinare con circa 40 mila volumi) della Biblioteca del Consiglio Regionale della Calabria risalente al 1973, ma aperta al pubblico dal 2003.
Istituita solo qualche anno dopo l’istituzione delle Regione, era nata esclusivamente con le finalità di documentazione, consultazione e ricerca appannaggio dei Consiglieri Regionali. Poi, dopo l’approvazione del regolamento nel 2003, il suo patrimonio librario divenne fruibile anche da pubblico, studenti universitari e non, con le formule della consultazione in sede, del prestito e dello scambio interbibliotecario.
Tra le opere di pregio vi sono 19 libri antichi (ossia stampati prima del 1830) di proprietà del Consiglio Regionale e solo consultabili, dunque non soggetti a prestito; quello più antico risale alla seconda metà del 1600 “Historia dé Svevi nel conquisto dé Regni di Napoli, e di Sicilia per l’Imperatore Enrico Sesto” scritta da Don Carlo Calà.
Così la memoria si intreccia con altra memoria, tessendo il mosaico del tempo della Calabria nel mondo; un mosaico i cui tasselli sono le persone, le idee, le opere, le parole che ispireranno altre persone, altre idee, altre opere, altre parole.

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