di Anna Foti – Ci sono parole straordinarie che seminano speranza per Consolato, Gabriella, Laura, Francesco, Natale, Riccardo, Antonio, Annalia, di recente trasferita a Cosenza, per i venti collaboratori, forza fondamentale per la redazione dell’Ora di Reggio che vorranno scusarmi se non nomino uno per uno, e per le altre decine di giornalisti di questa testata in tutta la Calabria. Parole da richiamare alla memoria per tutti loro che in questo momento rappresentano tanti altri giornalisti e professionisti che fronteggiano, dentro e fuori dalle redazioni e dai luoghi di lavoro, la precarietà dei diritti in questa terra, tanti altri lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, tanti che lo hanno già perso, quanti ritengono, a ragion veduta, sia giusto indignarsi.
A distanza di meno di 24 ore dalla giornata che celebra il valore del Lavoro, al punto da essere proclamata come una festa, e vicini al 3 maggio, giornata mondiale della Libertà di stampa e della sicurezza dei giornalisti, è proprio “l’ora” di ricordare quelle parole contenute, innanzitutto, nell’articolo 1 della nostra Costituzione che, come un verso, da 66 anni decanta:’L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro. La Sovranità appartiene del Popolo, che la esercita nei modi e nei limiti della Costituzione’.
Parole preziose ed irriducibili, unico faro a cui non bisogna mai rinunciare. Questo i costituenti lo sapevano per questo le hanno poste come punta di diamante dei Valori alla base della ricostruzione della fiducia del popolo Italiano nell’Italia.
Padri e madri costituenti nel secondo Dopoguerra trasformarono le macerie in sogni, guardarono lontano ad uno Stato che si fondasse su ogni contributo utile allo sviluppo della personalità reso da uomini e donne, sulla loro opera, individuale o collettiva ma necessaria alla crescita del Bene Comune, il Lavoro. Il Lavoro, non il privilegio di pochi. Il Lavoro come Valore e Diritto per costruire – ricostruire – il Paese insieme, non come condizione di sottomissione ed indebolimento, ma punto di forza ed occasione di crescita comune. L’operosità, non il parassitismo. Il rispetto della Dignità non lo sfruttamento. Il Lavoro come viatico per la Libertà, l’Indipendenza, lo sviluppo della personalità e della società.
Eppure dimentico di questo patrimonio, c’è un diritto che oggi avanza e che in realtà è un rovescio della democrazia e di ogni libertà. Quel diritto al calpestio della dignità delle persone e del lavoro esercitato con arroganza come fosse un potere sulle persone. Quel diritto al calpestio cui faceva riferimento qualche giorno fa un direttore di testata mentre raccontava la vicenda per molti versi inquietante, ed ancora oscura, del giornale calabrese che negli ultimi mesi aveva diretto. Tutto ciò avveniva in una stanza gremita, dove fino a qualche settimana prima la redazione chiudeva le pagine di Reggio del più giovane quotidiano d’informazione, nato in Calabria nel 2006.
Quel direttore è Luciano Regolo, quella stanza, tolti i computer, è divenuta dallo scorso venerdì, come tutta la redazione, un luogo di lavoro occupato dai giornalisti dell’Ora di Reggio, ancora non licenziati ma per i quali è stata avviata la procedura, a cui è stato impedito di pubblicare su carta e persino sul sito, appena dopo la proclamazione dello sciopero per una nebulosa situazione sul loro futuro occupazionale in un’azienda già in liquidazione. Una vicenda che si innesta sulla scia della gravissima vicenda legata al recente presunto scandalo Gentile per cui è in corso un’indagine per tentata violenza privata.
La redazione reggina, ricevuta anche dalla commissione Antimafia in riva allo Stretto per alcune audizioni, non demorde e sulla scia di quella centrale a Cosenza, ha occupato la redazione trasformandola in un presidio di dibattito e confronto che lunedì ha esordito sul tema nevralgico della libertà di stampa.
Accadimenti di questa gravità, per altro circondati dalla solidarietà di molti ma anche dal silenzio di molti altri, impongono di riappropriarsi di quell’articolo 1 della Costituzione nel momento in cui una testata giornalistica rischia non solo di scomparire, con il conseguente spegnimento di una voce dell’informazione e la perdita di posti di lavoro, ma in cui soprattutto una testata rischia di chiudere in modalità assolutamente non chiare.
Una questione che riguarda la categoria e tutta la comunità come accadrebbe, ed è sempre accaduto, per qualunque altra professione afflitta dalla stessa fragilità dello stato di diritto e che ha trovato una voce anche in questa informazione. Non solo. Un giornale che chiude, con tutte le incognite che ancora sussistono, spalanca una questione di libertà che riguarda un intero territorio che perde un’opportunità di essere informato, evidentemente in modo diverso.
La Calabria e Reggio dovrebbero sapere che una voce preziosa è a rischio con l’aggravante di lati oscuri e comportamenti al vaglio delle autorità competenti che trasformano questa vicenda in un paradigma di un grave attentato alla democrazia ed alla Costituzione.
Questa è “l’ora” di ricordare l’articolo 1 della Costituzione, la centralità del Lavoro cruciale nella visione cui esso sottende, senza dimenticare l’articolo 4 che sancisce che ‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. La Repubblica riconosce ed il cittadino ha il dovere di contribuire, ecco il piano di incontro di responsabilità reciproca rispetto al Bene Comune. La comunità, infatti, necessita di progredire tecnicamente ma anche di accrescere lo spirito, da qui il contributo ad un progresso complessivo, senza esclusione alcuna. Un principio fondamentale, il primo specifico dopo il riconoscimento di principi inalienabili della Persona, quali l’inviolabilità, la pari Dignità sociale, l’Uguaglianza di fronte alla Legge.
Dopo la bellezza ed il calore di questa visione che impara dalle macerie, se ne nutre per ricostruire un Paese questa volta giusto, ecco sancito il diritto al Lavoro, valore consacrato già nell’incipit della Costituzione, tuttavia un patrimonio ancora non pienamente attuato che è innanzitutto tra le nostre mani.
E’ anche “L’ora” di non dimenticare l’articolo 21 posto tra le libertà e di doveri dei cittadini nell’ambito dei rapporti civili. Quella parte di principi è racchiusa tra l’inviolabilità della libertà personale ed il dovere di Fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione. “Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, questo l’incipit dell’articolo 21 della nostra Costituzione che riconosce la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero a “tutti”, cittadini italiani e stranieri, e consacra il dovere dello Stato di garantire, non solo non impedire, tale esercizio. Una libertà intesa e tutelata in senso ampio. Il pensiero espresso, una volta manifestato deve, tuttavia, convivere con le libertà altrui ed è pertanto soggetto a limitazioni di ordine privato – l’onore, la dignità, la reputazione, l’identità personale – e pubblico, finalizzati alla realizzazione alla tutela del bene comune – ordine pubblico, buon costume. Punto. Non si sono altre ragioni per cui è consentito porre freni al pensiero. Non è un caso se i padri e le madri costituenti hanno posto al secondo comma dell’articolo dedicato a questa libertà, il riconoscimento della libertà di stampa che “non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Dopo tale statuizione, evidentemente imprescindibile, il testo dell’articolo disciplina la sostanza di questa libertà. La stampa* è libera a meno che non commetta delitti o violi norme, ma è innanzitutto libera.
Dobbiamo tenere tutto questo sempre a mente, anche se la realtà porterebbe altrove. Dobbiamo farlo per non smettere di guardare al futuro con gli occhi lungimiranti di coloro che hanno formalmente e solennemente ricordato, al popolo libero dalla guerra di cui facevano parte, un patrimonio di diritti da concretizzare con l’impegno quotidiano. La spina dorsale di un paese, di cui anche questa Calabria è parte, alimentata dall’affidamento al popolo della Sovranità, in quanto Bene Comune di primo ordine, al punto da legarne l’esercizio ai Valori ed ai Diritti di quella che sarebbe diventata la Costituzione più audace, più moderna e più ambita nel mondo. Il Popolo incorona sè stesso non un re o un capo che comandi, assumendosi la responsabilità del suo presente e di quello delle generazioni future, scegliendo chi debba governare in Democrazia, sancendo la forma Repubblicana come principio imprescindibile, immodificabile.
Un cammino avviato quel 22 dicembre 1947 quando l’allora capo dello Stato Enrico De Nicola firmò la Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1 gennaio del 1948.
La Costituzione Italiana è da conoscere e non dimenticare mai; per essa tanti sono morti e grazie ad essa tutti, ma solo insieme, abbiamo o torneremo ad avere la nostra occasione e vivere in Pace e bene.
Una poesia soave che ogni bimbo deve imparare. Ai nostri Padri ed alle nostre Madri dobbiamo l’impegno, lo slancio ideale, il Sogno senza i quali nessuna rivoluzione di Pace, Etica, Libertà e Giustizia è stata e sarà mai possibile. A noi tutti tocca essere all’altezza di quella visione.
*“Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.





