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Memorie – Intemperie ed incuranza: Sibari e Kaulon ecco come rischiare di disperdere il passato

9 Maggio 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 5 minuti
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magnagrecia
di Anna Foti –
La memoria rappresenta un patrimonio da difendere. A volte da cause di forza maggiore, spesso anche dall’uomo. La Calabria,

culla della MagnaGrecia con le sue quindici colonie (Rhegion, Locri Epizefiri, Kroton, Kaulon, Sybaris, Petelia, Krimisa, Hipponion, Metauros, Medma, Laos, Thurii, Temesa, Terina, Scolacium), conserva vestigia antichissime e di straordinario valore che reclamano legittimamente attenzione costante ed interventi tempestivi.

In particolare, protagonisti di tristi cronache sono state le vestigia dell’antica Sybaris, nell’attuale territorio cosentino, quasi completamente travolte da una violenta alluvione causata dall’esondazione del fiume Crati nel gennaio 2013, e quelle dell’antica Kaulon, oggi nel territorio reggino di Monasterace Marina, in cui una parte dell’imponente tempio dorico ha ceduto per le forti mareggiate meno di un mese fa. Ciò nonostante fosse stata più volte denunciata la situazione di estremo rischio in cui versava, e versa ancora, il parco dell’antica Kaulon a causa dell’erosione costiera.

Sybaris – Sibari (Cassano allo Ionio /Cosenza)
Diciotto milioni di euro, finanziati con i fondi europei per la regione Calabria, per i lavori in corso di aggiudicazione al fine di ripulire, riqualificare e rilanciare il più grande parco archeologico della Calabria (500 ettari di terreno). Si tratta di attività che dovrebbero liberare dal fango, mettere in sicurezza e restituire il parco agli antichi fasti entro il 2015. La completa rimozione dei fanghi ed il ripristino dei mosaici danneggiati costituiranno l’oggetto del primo intervento i cui lavori saranno consegnati entro il prossimo aprile. La soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, nei giorni scorsi ha dichiarato che le ulteriori gare di appalto per gli altri 15 milioni di euro afferenti agli interventi di potenziamento e rilancio del sito archeologico e del museo saranno completate a giorni, non oltre i primi di marzo. L’assessore alla Cultura della regione Calabria, Mario Caligiuri, nei giorni scorsi, ha inoltre eseguito un altro sopralluogo nel percorso esterno agli scavi, in gran parte fruibile, per constatare la situazione del parco.

Dopo un primo intervento a ridosso della calamità, si era registrato un calo di attenzione sulla ricchezza sommersa della prima e più florida colonia calabrese della Magna Grecia. A ciò si aggiunga che un serio rischio alluvione si era imposto nuovamente anche per l’inverno in corso, aveva denunciato la direttrice del parco, l’archeologa Silvana Luppino. Anche il Quotidiano della Calabria, diretto da Matteo Cosenza, ha lanciato una campagna di raccolta fondi  – “Mai più fango” – per sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere il rilancio del parco, rimasto per oltre un anno sommerso dal fango per 2/3 della sua estensione.

Esso è costituito da una ricca area archeologica, vestigia di insediamento primario di un passato glorioso in cui pensare a Sybaris – Sibari, oggi frazione del comune di Cassano allo Ionio in provincia di Cosenza – equivaleva ai racconti gloriosi dello storico greco Strabone e del commediografo antico Aristofane, alle prime monete coniate in argento con il simbolo del toro retrospiciente (prime monete nella Magnagrecia unitamente a quelle di Crotone), al crogiuolo di lingue, alla struttura imponente delle strade descritta dallo storico Diodoro Siculo, al lusso, alla forza di fondare la colonia di Poseidonia, che i romani avrebbero chiamato Paestum, nell’attuale Campania. Di antica fondazione risalente all’VIII secolo a.C., fu poi distrutta dalle alluvioni e dai Crotoniati, per poi non essere abitata per diversi decenni fino alla fondazione di Thurii, la seconda città, le cui vestigia sono il tesoro dell’attuale parco riportato alla luce dalla campagna di scavo del 1930 di Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani Montuoro.

Porta Nord, insediamenti protostorici, resti della necropoli, la domus, il teatro, le terme, le fontane e dell’impianto stradale di Ippodamo da Mileto, cui si deve l’impianto urbano ortogonale nell’antica Grecia. Tale campagna lasciò riemergere dalla terra e dal passato anche reperti di età romana, risalenti alla terza città sorta nel medesimo sito sopra l’antica Thurii, ossia la colonia latina di Copia (appunto abbondanza) nell’area del cosiddetto Parco del Cavallo. Siamo nel 193 a.C.. Sibari sarebbe stata  abitata fino al VI sec. d.C.. Campagne successive sondarono presenze di rilievo archeologico anche in località Stombi, Prolungamento strada e CasaBianca. Insomma un ricco patrimonio da preservare.
Kaulon – Monasterace Marina (Reggio Calabria)
Salvare il parco dell’antica Kaulon dalla veemenza delle onde ma anche dall’indifferenza in cui sono cadute le segnalazioni di pericolo di erosione costiera a cui era, e continua ad essere, esposto ciò che resta dell’antica città oggi ricadente nel comune reggino di Monasterace Marina. Ecco un altro SOS lanciato per preservare la MagnaGrecia di Calabria.
Meno di un mese fa, parte del muro esterno del tempio dorico, nella vasta zona sacra dell’antica Kaulon, ha ceduto in seguito alla violenta mareggiata. La seconda in ordine di tempo, dopo quella della fine del novembre 2013 che aveva divorato la duna posta, fino ad allora, a protezione degli antichi e prestigiosi resti del parco archeologico.
Sul luogo, alcuni giorni dopo il crollo, si sono recati in delegazione il Presidente della Provincia Giuseppe Raffa, gli assessori Giovanni Verduci, Eduardo Lamberti-Castronuovo, Gaetano Rao e Mario Candido e i consiglieri provinciali Piero Campisi e Vincenzo Loiero. Presente anche il commissario prefettizio del Comune di Monasterace, Marialuisa Tripodi. Ai trecento mila euro, messi a disposizione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria dal ministro Massimo Bray, la Provincia ne ha aggiunti 60 mila, per un totale di 360 mila euro, per consentire di proteggere il parco attraverso la costruzione di una barriera di 250 metri lineari. Si tratta di attività non di ripristino ma di messa in sicurezza dell’esistente.
Kaulon è una ricchissima area che ha ospitato anche ricercatori universitari della Normale di Pisa e di Firenze, oltre che di Cosenza e Reggio Calabria. In essa insistono lo straordinario mosaico di epoca ellenistica raffigurante Draghi e Delfini, il più grande certamente della Magna Grecia e della Sicilia, forse dell’intero Stivale, rinvenuto in tutto nel 2013 all’interno di un pregiato edificio termale di età ellenistica raro al punto da essere tra i cinque esemplari in Italia. Al di qua della “porta marina” rinvenuta da Paolo Orsi alla fine dell’Ottocento, la Casamatta (piccola struttura in cemento edificata per l’avvistamento del nemico), quindi l’area sacra del tempio dorico, la necropoli nella zona a monte del cimitero moderno ed il tempio di Passoliera, ubicato fuori delle mura di cinta; poi ancora l’ampio settore dell’abitato dell’antica Kaulon – tra cui spicca la casa del Drago – e molte case che si sono conservate a livello delle fondazioni dei muri.
Fondata da Kaulo, eroe della guerra di Troia, sotto il controllo siracusano fin dalla debacle nel 389 avanti Cristo al cospetto delle forze congiunte dei Lucani e di Dionisio I di Siracusa, Kaulon fu ricostruita da Dionisio il Giovane. Fu poi preda di Annibale nella seconda guerra punica, e poi di Quinto Fabio Massimo nel 205 avanti Cristo. La città non risorse in epoca romana. Paolo Orsi la scoprì nel 1890, quando per primo individuò in questo angolo di Calabria l’antica Kaulon, allorquando la classificò come sub colonia di Crotone (antica Kroton), eterna rivale della vicina Locri, (antica Lokroi). Allora Orsi appose il vincolo sul monumento del Tempio Dorico che oggi rischia di essere sommerso come la storia di questa colonia, poi qualificata come primaria ed in passato erroneamente associata al territorio limitrofo di Castelvetere (odierna Caulonia).
Già prima della mareggiata di novembre, il rilancio e la valorizzazione dell’area sottostante il faro di Punta Stilo erano stati invocati più volte dall’archeologa Maria Tere
sa Iannelli, funzionario competente sul territorio della Soprintendenza per i Beni Archeologica; essi erano dettati anche dall’urgente necessità di salvaguardare il parco dall’erosione costiera e dall’avanzamento del mare, che ormai era vicino.  Quello specchio di mare ed i suoi fondali, che nell’ambito degli scavi precedenti avevamo già restituito i preziosi e maestosi resti di un Tempio Ionico (esposti all’ingresso del museo) sono sottoposti a vincolo già dagli anni Ottanta.
L’antica Kaulon si racconta, infatti, anche all’interno del museo di Monasterace che ha all’attivo anche il laboratorio di restauro dove sono oggetto di lavorazione numerosi materiali in bronzo (tra cui elmi e specchi) rinvenuti nella necropoli e nell’area sacra. Oltre ai resti del tempio Ionico ed al mosaico del Drago, il museo di Monasterace offre anche altri spunti interessanti con la sezione di archeologia degli strumenti e delle arti femminili, denominata “Linea donna” e comprendente statue e teste femminili in terracotta, monili, abiti e contenitori di essenze e gioie.
Mentre il parco deve essere salvaguardato, l’edificio, in comodato d’uso da circa tre decenni per ospitare il Museo archeologico dell’antica Kaulon, è oggi in attesa di poter essere adeguatamente ristrutturato.

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