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Memorie – Anzel Bogasàri-Merianoù, dalla Grecia sulle orme dei Greci di Calabria

9 Maggio 2014
in Memorie
Tempo di lettura: 4 minuti
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gallician
di Anna Foti –
Voleva ascoltare il Greco, che in quella terra erano rimasti in pochi a parlare, ed esplorare i luoghi in cui questa lingua da secoli

non tramontava, nè sarebbe tramontata; desiderava solcare con l’aratro della penna (titolo di una sua opera del 1956) l’universo antico dei Greci di Calabria, racchiuso nel borgo più Greco d’Italia, Gallicianò di Condofuri in provincia di Reggio Calabria. Erano gli anni Sessanta ed una giovane donna bionda, studiosa della cultura Magnogreca, era partita dalla Grecia, sua patria, alla volta dell’Italia meridionale e, sulle orme dei greci di Calabria, era giunta nella vallata dell’Amendolea. Il suo nome era Anzel Bogasàri-Merianoù, Angela Bogasari Merianoù, la prima donna greca arrivata a Gallicianò.

Un nome che lì tutti ricordano ancora per la luce sulla cultura grecanica di Calabria che lei ha portato con semplicità e amore. Un nome che è tutt’altro che una leggenda e dal quale sgorga, delicata ma copiosa, la grecità di luoghi, genti e culture, alimentata dal VII secolo a.C. nella Bovesia, che lei era venuta per scoprire.

Salendo a piedi lungo un sentiero neppure asfaltato incontrò un uomo che le cedette il suo asino, accompagnandola fino a Gallicianò. Lo raccontano i gallicianesi.  ‘Anisce tin pòrta, na mbèi o ìglio’ – apri la porta affinchè entri il sole – disse a Mastro Antonio alla cui porta bussò. Un altro aneddoto, questo, che riguarda la storia di colei che da queste parti tutti chiamavano, e continuano a chiamare, ‘la mamma’.

Filologa greca scomparsa da alcuni anni, giunta per la prima volta in Calabria oltre mezzo secolo fa alla ricerca dei borghi grecanici della vallata dell’Amendolea, ella, come acqua di sorgente, ha versato, mischiandola a quella di Gallicianò in particolare – unico borgo interamente ellenofono oggi con 60 abitanti – anche la sua storia, la sua vita, la sua passione per la cultura greca pur se nelle espressioni più antiche e lontane dal paese originario che molto ha dato al mondo: la Grecia.

La sua storia è tramandata oralmente dalla gente di Gallicianò e la sua memoria è viva, oggi come ieri. Ecco perché l’intitolazione nel 2012 del museo etnografico, il museo della vita contadina: per non dimenticare chi questo popolo è stato in passato, per non smarrire tracce e segni di una cultura tutta da conoscere e riscoprire.  Un’iniziativa dell’associazione Cum.El.Ca. (Cummunia Ellenofona Calavria) con il patrocinio dell’Ambasciata Greca in Italia, della Regione Calabria e della Provincia di Reggio Calabria, con l’insostituibile contributo dei paesani di tutta l’area che hanno conferito utensili, oggetti e attrezzi della vita contadina. Un presidio di memoria di luoghi che non hanno bisogno solo di parole, antiche e rare, ma anche dei silenzi in cui ritrovare lo spirito dei molti Greci che ivi si rifugiarono mettendo radici, generando tradizioni linguistiche, musicali, enogastronomiche, ancora oggi tracce vive del passato.

Appassionata ai Greci dell’Italia meridionale, cui dedicò svariate pubblicazioni (‘Con l’aratro della penna’ 1956 ‘La grecità dell’area meridionale’ 1974, Viaggiando nei paesi elleno foni dell’Italia meridionale’ 1980), Angela Bogasari Merianoù si affezionò particolarmente agli abitanti di Gallicianò, con cui strinse un legame strettissimo al punto da considerarli tutti come suoi fratelli e figli. In molti ricordano le sue battaglie per il loro ingresso in Grecia da cittadini stranieri, affinchè potessero essere da lei ospitati e da lei guidati alla scoperta del paese che ha dato luce e cultura al mondo e di cui ancora oggi la Bovesìa è illustre e viva espressione.

Un’autentica ambasciatrice dei Greci di Calabria in Grecia, colei che schiuse le porte del paese e della sua casa agli ellenofoni calabresi. Instancabile divulgatrice della cultura Magnogreca ed appassionata esploratrice dei luoghi in cui tale cultura mise radici. Ecco come giunse nell’Italia meridionale, in Calabria, a Gallicianò di Condofuri. Nata a Patrasso, viveva tra Rodi e Atene dove si era laureata in Filologia, Lettere e Lingue, specializzata in Etnografia. Autrice di articoli, poesie, saggi e monografie, vinse molti premi.  All’ingresso del museo etnografico di Gallicianò di Condofuri, il quadro di Carmela Rosa Mafrica rappresenta il fermento che animava il paese ogni qualvolta Angela, nel sud Italia per i suoi viaggi nella Bovesia,  era attesa per le sue frequenti visite, come si aspetta una madre che con il suo Amore nutre tutti i suoi figli; così lei soleva chiamare i suoi amici di Gallicianò, allora ragazzi e ragazze, oggi uomini e donne che la ricordano con commozione.

Un luogo carico di Storia, di storie, di emozioni, di volti tra i più suggestivi. La Calabria possiede un patrimonio ricco e peculiare tutto da riscoprire, la cui valenza è straordinaria al punto da essere sancita come bene costituzionalmente rilevante, la cui tutela rientra tra i principi fondamentali dell’ordinamento della Repubblica Italiana. Tra i mari e le montagne calabresi, infatti, si radicano nei secoli le storie di tre Etnie, oggi Minoranze linguistiche della nostra regione, che arricchiscono il patrimonio culturale del nostro complesso territorio, abbracciando in particolar modo le province di Cosenza, Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria.

Gli Italo – Albanesi o Arbereshe nelle 32 comunità calabresi (27 comunità in provincia di Cosenza, in 21 comuni e 6 frazioni, 3 in provincia di Crotone, 2 in provincia di Catanzaro) costituiscono la presenza più massiccia in tutto il Centro Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata e Sicilia), dove sono allocati i rimanenti 19 insediamenti. Una presenza di 100 mila persone prevalentemente residente in Calabria. Il regno della minoranza Occitana di origine valdese è, invece, il comune di Guardia Piemontese in provincia di Cosenza, mentre l’isola Ellenofona lambita dalle fiumare del Tuccio e dell’Amendolea, ricade sul versante Jonico Meridionale nella provincia di Reggio Calabria e si compone dei comuni di San Lorenzo, Bagaladi, Roghudi, Roccaforte del Greco, Condofuri (Gallicianò), Bova Marina, Bova (capitale culturale dei Greci di Calabria), Palazzi, Staiti, Brancaleone, Africo.

Riconoscendo la protezione e la valorizzazione delle lingue minoritarie come strategiche per la costruzione di un’Europa fondata sui principi della democrazia e del rispetto delle diversità culturali, la Regione Calabria, in osservanza del proprio statuto (art. 56 lettera r) si è dotata di una legga ad hoc nel 2003 (numero15) e nel febbraio 2013 ha costituito tre fondazioni delle Minoranze linguistiche finalizzate, come la legge prevede nel suo primo articolo, alla tutela le parlate della popolazione albanese, grecanica e occitanica di Calabria e promuove la valorizzazione e divulgazione del loro patrimonio linguistico, culturale e materiale.

Tra questi luoghi preziosi vi è anche l’Acropoli della Magna Grecia in Calabria, Gallicianò, che accoglie tutti nella antica culla ellenofona che guarda al mare Jonio, con un caloroso benvenuto inciso, con parole antiche su una roccia solida. Gallicianò attende, da sempre, come attendeva Angela, la mamma del suo popolo, che invitava tutti ad aprire le finestre per far entrare il sole.

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