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Memorie – Vincenzo Cutry ed i suoi pentagrammi custoditi nell’Archivio Storico Diocesano di Reggio

18 Luglio 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 2 minuti
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spartitocutry
di Anna Foti –
Sono gli spartiti a parlare di lui dall’interno di quel faldone dell’archivio Storico Diocesano di Reggio Calabria, posto accanto a quello di un altro musicista

calabrese Pasquale Benintende. Tra questi spartiti “parlanti” e fortemente evocativi di un’epoca, ve ne è uno di particolare pregio specie, nel corrente bicentenario della nascita del più grande compositore italiano di origini emiliane, Giuseppe Verdi. Il musicista originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte, Vincenzo Cutry, vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, compose infatti anche un omaggio al grande ed intramontabile Verdi. La sua memoria fu anche richiamata in occasione della mostra allestita lo scorso ottobre presso la filiale centrale delle Poste Italiane dedicata proprio a Giuseppe Verdi.
Questo, come gli altri preziosi spartiti, riporta indietro nel tempo a quando Cutry fu chiamato a costituire, alla fine dell’Ottocento, la banda di Bova di cui fu maestro, concertatore e direttore. Formò intere generazioni con l’educazione musicale. Fu compositore religioso e non, predilesse le opere per banda (marce, pastorali, poemetti sinfonici, danze, musica didattica, musica sacra, trascrizioni per banda) di cui è rimasta traccia nei suoi spartiti. La sua musica sacra (liturgica per canto, con accompagnamento di organo, e chiesastica da concerto per voci e banda), ancora oggi eseguita, e la sua musica profana segnarono la vita della comunità della Bova di fine Ottocento. Un talento che ancora ha molto da dire al punto che i suoi spartiti sono oggetto di rivisitazione da parte della cultura Grecanica. 
Nato da Francesco Cutry, maestro di musica, e da Caterina Caserta il 10 maggio del 1856, Vincenzo Cutry fu padre di tre figli e morì a Bova nel maggio del 1944.
I suoi antichi spariti afferirono al patrimonio dell’Archivio Storico Diocesano dopo essere stati donati nell’anno 2002, con un inventario analitico delle opere, da Domenico Iiriti. Adesso con l’entusiasmo che ogni volta manifesta, al solo nominarlo, il direttore dell’Archivio, Maria Pia Mazzitelli, quel fondo archivistico a lui dedicato è parte del patrimonio molto più esteso e fruibile presso l’Archivio Storico Diocesano di Reggio. Qui, nonostante mille difficoltà, la carenza di risorse e grazie all’impegno di tanti volontari della cultura di questa comunità, oggi sono stati riordinati e catalogati, alcuni anche digitalizzati, atti e documenti* che ricostruiscono la storia della Chiesa reggina.

*L’impegno del direttore Maria Pia Mazzitelli e la cura dei codirettori Don Davide Imeneo e P. Pasquale Triulcio e del vicedirettore don Giuseppe Repaci hanno reso consultabile un mole di materiale storico che comprende gli atti delle visite pastorali dei Vescovi, i fondi delle Congreghe, degli Istituti e degli Ordini religiosi e quelli delle Parrocchie con registri dei Battesimi ed atti gestionali, gli atti giudiziari e i fondi archivistici della Comuneria latina della Diocesi reggina, i Monti e le Opere Pie, i documenti patrimoniali, i gli atti dei processetti dei matrimoni e gli atti relativi alla ricostruzione delle Chiese dopo il devastante sisma del 1908. Particolarmente pregiati sono anche le 347 pergamene dal 1400 in poi grazie alle quali l’Archivio Diocesano reggino è l’unico della Calabria ad essere presente, insieme a quelli di poche altre regioni d’Italia ma insieme a quelli di altri paesi del mondo, sul sito www.monasterium.net. Una memoria storica preziosa nel segno del cammino della Chiesa nel nostro territorio, che dal 1495 arriva 2011, per un totale  di 4176 unità archivistiche tra cui anche gli antesignani del settimanale “L’Avvenire di Calabria”.

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