
di Anna Foti – “Viviamo in tempi difficili: l’avvenire è oscuro per gli scrittori. Agli amici lettori voglio dire che se anche le vetrine dei librai non saranno occupate dai miei libri,
Una vita per scrivere quello che ancora c’era da dire. Una vita per osservare, scrutare l’animo umano e raccontare, attraverso di esso, la Calabria vivida e ruvida, il Sud martoriato e straordinario per voce dei suoi contadini e degli suoi emigranti. Una vita vissuta sui sentieri della letteratura e della narrativa, quella dello scrittore, originario di Bovalino, nella Locride in provincia di Reggio Calabria, Mario La Cava. Figlio di un insegnante e di una casalinga, nasce tre mesi prima del sisma che devastò le città dello Stretto, l’11 settembre del 1908 a Bovalino dove morì ottanta anni dopo.
Anche lui emigrante, viaggiò dalla Calabria a Siena per conseguire la laurea in giurisprudenza ma tornò a scrivere e vivere in Calabria. E’ di quel periodo senese la conoscenza del giovane antifascista, fortemente impegnato Slavoj Slavik, la cui storia ed amicizia fu al centro del suo romanzo “Una stagione a Siena”, opera da cui è stata liberamente tratta la rappresentazione teatrale “La storia di Slavoj Slavik” diretta e interpretata da Enzo De Liguoro e rappresentata anche a Bovalino nel settembre dello scorso anno, presso l’auditorium “Francesco La Cava” su iniziativa promossa dal “Caffè letterario Mario La Cava” e dalla Pro Loco di Bovalino. Un mosaico di letteratura e musica sul filo di una memoria di uno dei suoi più grandi scrittori – anche per il cinema ed il teatro – del Novecento di cui, almeno, la Calabria si sta riappropriando..
Si formò fuori, ma scrisse in Calabria e della Calabria. Il suo esordio letterario è con i caratteri della Longanesi e risale al 1935 con la pubblicazione di alcuni aforismi della cultura contadina tipici della punta dello stivale su “L’italiano”, poi uscita in raccolta nel 1939. La Cava collaborò anche con numerose riviste e quotidiani tra cui il Corriere della sera, La Stampa, Paese Sera, La Nazione, Il giorno, L’Unità, Gazzetta del Mezzogiorno, Il Mattino, Il calendario del popolo. La sua grandezza di scrittore, il suo contributo con gli altri grandi più o meno dimenticati, quali Corrrado Alvaro, Fortunato Seminara, Saverio Strati, fu lentamente riconosciuta anche con la legge Bacchelli.
I suoi scritti giornalistici del periodo compreso tra il 1953 e il 1956, testimonianza di un’epoca, sono stati raccolti e pubblicati da Città del Sole Edizioni con il titolo “Corrispondenze dal Sud Italia”, curato dal critico letterario Gaetano Briguglio, amico di Mario La Cava e da poco scomparso, e posti a disposizione dal figlio di Mario, Rocco La Cava. Un viaggio tra i luoghi del Meridione, la Campania, la Lucania, la Puglia, la sua Calabria, la Sicilia, in cui personaggi illustri si alternano ad onesti funzionari del sapere, quali direttori di biblioteca o di archivio, sovrintendenti museali.
Un’opera di raccolta di un osservatore curioso che il regime fascista ha osato censurare e che i mass media hanno ignorato, e che invece fotografa i disagi e la grandezza di un mezzogiorno non arrendevole da cui fuggono gli ingegni ma per i quali anticipa la fine dei tempi dell’isolamento e in cui, come scrive della Calabria, “il moto delle idee penetra ovunque, atteggia diversamente forme di letteratura, feconda in vario modo i concetti tradizionali di una vita”.
Bambino timido e scontroso, come si autodefiniva, Mario La Cava ha patito l’assenza di dialogo con i giovani. Nonostante la formazione giuridica, decise dopo la laurea di fare lo scrittore. Amico fidato del grande siciliano Leonardo Sciascia, con cui tenne una fervida corrispondenza (“Mario La Cava – Leonardo Sciascia, Lettere dal centro del mondo 1951-1988” a cura di Milly Curcio e Luigi Tassoni, Rubbettino, 2012); un carteggio di trecento pagine, un tributo di amore ad un Sud ingrato che La Cava non ha mai smesso di narrare con “pungente candore”. Ad accomunare i due scrittori meridionali, nella seconda metà del Novecento Culturale, gli anni del boom economico ma anche la passione per la scrittura e la narrazione nutrita di solitudine e della ricerca del riscatto dall’isolamento.
Giovanni Carteri, scrittore di Brancaleone ma residente a Bovalino, gli ha reso omaggio con la pubblicazione intitolata “Come nasce uno scrittore” con i caratteri di Città del Sole edizioni. Un modello di scrittore a cui interessa l’uomo, che scava nel suo animo, ne esplora i segni del tempo e di un destino che travolge, di condizioni e contraddizioni che non hanno soluzione ma solo sublimazione nella scrittura medesima. Mario La Cava era mosso da “un genio di rendere trasparente qualche cosa che di sfugge, che sfugge persino a se stesso”, ha scritto.
Piero Leone, fervido attivista culturale e Direttore del Sistema Bibliotecario Territoriale della Locride con sede in Bovalino di lui ricorda con dolcezza che “a differenza di altri uomini anche se colti, egli evidenziava una civiltà del conversare, o se preferite, una moderazione dialettica, che lo distingueva come un’anomalia nel caos gesticolante e interloquente caratteristico del mondo meridionale. Egli possedeva il dono e il garbo del saper ascoltare”. Ma ricorda anche con amarezza : “Il buon Mario La Cava era nel mio cuore e immediatamente dopo la sua morte misi in moto tutte le mie energie e le amicizie per far sì che la sua tragedia (non il suo dramma) Un giorno dell’anno, lavoro teatrale in cui ha saputo trasfondere l’anima ed il metro narrativo, il pathos e la filosofia esistenziale dei grandi tragediografi greci, venisse preso in considerazione fuori dall’Italia. Volevo ad ogni costo farlo uscire dal limbo dell’estrema periferia dell’impero in cui aveva consumato la sua esistenza e fargli varcare i confini nazionali. Fin dalla metà degli anni ’80 mi occupavo di scambi culturali con l’estero, e così proposi ai miei amici di Strasburgo la rappresentazione di Un giorno dell’anno; riuscii a coinvolgere nell’impresa la preside del liceo Jean Monnet, il provveditore agli studi e la municipalità di Strasburgo, come anche la scrittrice Dora Mauro e Ginette Herry, docente universitaria e docente all’Accademia d’Arte Drammatica di Strasburgo, grande e famosa traduttrice di Goldoni e Svevo che poi ho invitato a Bovalino, Polistena e Marina di Gioiosa Jonica nel 1997-1999, come anche l’editore Brenner* che rispose entusiasta alla richiesta di rinunciare nell’occasione ai diritti editoriali. Sembrava cosa fatta, ma un veto arrivato dall’Italia bloccò tutto e per due anni, vergognandomi, non andai a Strasburgo. Con gli stessi amici ci rifacemmo anni dopo con Fortunato Seminara, ma questa è un’altra storia”.
Chiude questo amarcord la figlia Grazia che su un articolo apparso sulla rivista culturale “Lettere Meridiane” all’inizio di quest’anno scrive: “ Mi piace pensare che il vero mestiere di mio padre non sia stato quello dello scrittore, al scrittura è stata lo strumento per raccontare ciò che lui solo era in grado di scrutare e di intendere dell’animo umano”.
*La Calabria è stata anche la nuova fucina della vocazione editoriale della famiglia austriaca di origine ebraica Brenner che da Vienna è approdata a Cosenza. Gustav Brenner, infatti, fu internato a Ferramonti di Tarsia durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo la liberazione rimase in Calabria. In una delle uscite per l’acquisto di derrate alimentari, che la direzione benevola del campo consentiva, aveva conosciuto la donna che sarebbe diventata la sua fidanzata e poi sua moglie. Nel 1950, dopo il matrimonio, Gustav Brenner aprì una libreria e poi fondò la casa editrice “Casa del Libro”, le cui redini oggi sono nelle mani del figlio Walter che l’ha rinominata “Edizioni Brenner” in onore del padre. (Da Memorie 18 febbraio 1475: Reggio, fucina del primo libro in lingua Ebraica del mondo – Strill.it 20 febbraio 2013)
Appendice
Mario La Cava a Ferramonti e a Gerusalemme
Alcune Opere di Mario La Cava
- Caratteri, (1939) – Le Monnier
- Hai avuto schiaffi sulla tua faccina, (1942)
- I misteri della Calabria, (1952) – Casa Editrice Meridionale
- Colloqui con Antoniuzza, (1954)
- L’onorevole Bernabò, (1955)
- Le memorie del vecchio maresciallo, (1958) – Einaudi
- Mimì Cafiero, (1959) – Parenti
- Vita di Stefano, (1962)
- Viaggio in Israele, (1967) – Fazzi
- Una storia d’amore, (1973) – Einaudi
- I fatti di Casignana, (1974) – Einaudi
- La ragazza del vicolo scuro, (1977) – Editori Riuniti
- Il matrimonio di Caterina, (1977) – Scheiwiller (Da questa opera il il regista Luigi Comencini ha tratto l’omonimo film per la TV)
- Terra dura, (1980) – Logos – Reggio Calabria
- Viaggio in Lucania, (1980) – L’Arco Edizioni
- Viaggio in Egitto e altro storie di emigranti, (1986) – Scheiwiller
- Tre racconti, (1987) – Edizioni della Cometa
- Una stagione a Siena, (1988) – Managò
- Opere teatrali, (1988) – Brenner
- Ritorno di Perri, (1993) – (opera postuma)
Premi e Onorificenze
- Premio Città di Modena
- Premio Regium Iulii




