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Memorie – 1 – 2 giugno 1955, il sogno europeo e la conferenza di Messina

18 Luglio 2014
in Memorie, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
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memorie5giugno
di Anna Foti – “Giorno verrà in cui voi tutte, Nazioni del Continente, senza perdere le vostre qualità peculiari e la vostra gloriosa individualità, vi fonderete strettamente in una unità superiore

e costituente la fraternità europea”. Così lo scrittore francese Victor Hugo, nel 1849, precorreva i tempi che sarebbero stati e auspicava la creazione di un organismo sopranazionale che avrebbe unito, attorno a valori, principi ed istanze comuni, diversi popoli, diverse tradizioni, diversi paesi. Un traguardo manifestatosi in tutta la sua urgenza dopo il Secondo Conflitto Mondiale, al fine di ricondurre la dignità, la libertà e i diritti della persona al cospetto delle coscienze ed il loro rispetto al centro della politica internazionale.

A seguito della seconda guerra mondiale e sull’onda emotiva del discorso con cui Winston Churchill nel 1946 auspicò la creazione degli Stati Uniti d’Europa, nel 1949 i rappresentanti dei paesi dell’Europa Occidentale istituirono il Consiglio d’Europa il cui scopo era quello di promuovere il principi di uguaglianza e il rispetto dei diritti fondamentali della Persona. Il percorso culminò nell’adozione della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU), adottata dal Consiglio d’Europa il 4 novembre del 1950, entrata in vigore nel settembre di tre anni dopo e ratificata in Italia con la legge del 4 agosto 1955 n. 848. “Una più stretta unione tra i membri” recita il primo articolo del suo statuto. Dunque unione e compattezza tra i 47 stati membri, tra cui i 27 paesi di quella che oggi si chiama Unione Europea.

Subito dopo le guerre l’esigenza di debellare i conflitti e gli autoritarismi avviò anche un altro processo di integrazione per incentivare la ricostruzione dell’Europa. Punto di partenza fu il Manifesto di Ventotene, redatto al confino da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, antifascista ed arguto giornalista il primo, comunista ed eminente politico del secondo Novecento il secondo, esiliati per il loro impegno contro il regime.

Un percorso accidentato in cui non mancarono le resistenze e le difficoltà. Uno dei momenti storici più delicati, in cui venne rilanciata la prospettiva dell’integrazione Europea come viatico di crescita, pace e sviluppo, ebbe la città di Messina come scenario in occasione della conferenza che si svolse  l’1 ed il 2 giugno 1955.

A promuoverla fu l’allora ministro degli Affari Esteri, originario proprio di Messina, Gaetano Martino* il quale convocò sulla riva siciliana dello Stretto anche gli altri cinque ministri degli Esteri della Comunità europea del carbone e acciaio (CECA) Jan Willem Beyen per l’Olanda, Antoine Pinay per la Francia, Joseph Bech per il Lussemburgo, Walter Hallstein per la Repubblica Federale Tedesca e Paul-Henri Spaak per il Belgio.

La conferenza di Messina, nel quadro dello sviluppo di un progetto di coesione ed integrazione che non dovesse fermarsi al solo livello economico per assurgere ad una dimensione politica, il cui cammino è ancora in atto con importanti traguardi centrati ed altri mancati (i quattro trattati di Roma, Maastricht, Amsterdam e Nizza ed il progetto naufragato di Costituzione Europea), rappresentò un momento cruciale di svolta dopo le battute di arresto registrate al momento di accantonare i trattati della Comunità Europea di Difesa (CED) e Politica (CEP).

I due trattati avevano rappresentato la nuova visione di integrazione europea, non solo economica, che in quegli anni si affacciava specie sulle spinte federaliste del movimento guidato da Altiero Spinelli, tra i padri fondatori dell’Europa. Dunque la loro caduta costituì il momento di sconforto dopo il quale proprio da Messina con determinazione i ‘sei’ ripartirono.

La conferenza in Sicilia ebbe il merito di aver avviato due riflessioni che si rivelarono decisive per lo scenario che sarebbe seguito, ossia il sistema comunitario alla base dell’integrazione europea ed il metodo attraverso cui elaborare i successivi Trattati. Dopo due giorni di discussioni, il terzo giorno venne resa nota la Dichiarazione di Messina (ovvero Risoluzione di Messina), attraverso la quale i sei Paesi enunciarono una serie di principi che avrebbero ispirato la creazione dell’Euratom – Comunità Europea dell’Energia Atomica – e, dopo due anni con la firma dei Trattati di Roma del 1957, l’istituzione del Mercato Comune Europeo (Mec) poi denominato CEE, ossia la Comunità Economia Europea antesignana dell’attuale Unione Europea.
Proprio il ministro messinese Gaetano Martino fu a capo della delegazione italiana per la stesura e la firma dei Trattati romani.
La risoluzione di Messina indicava con lungimiranza tre grandi aree in cui cooperare: lo sviluppo delle grandi vie di comunicazione; la gestione degli impianti di energia, in special modo atomica, ed un’organizzazione comune dei suoi impieghi pacifici; la realizzazione di un mercato comune attraverso l’eliminazione delle dogane e degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di mercato comune.

Ad oggi molti di questi principi sono stati realizzati, almeno sulla carta, anche la circolazione di capitali è talmente libera da rappresentare una modalità attraverso la quale i proventi di attività illecite sfuggono ai controlli delle leggi nazionali; l’armonizzazione è ancora oggi una sfida aperta su fronti, diversi da quelli del mercato comune, che attengono al rispetto dei diritti umani, al contrasto del crimine mafioso, ai temi dell’immigrazione e del diritto di asilo politico.

La sfida dell’Europa è ancora aperta e qualcuno potrebbe richiamare quello spirito di Messina quando i ‘sei’, oggi ventisette, si riunirono e custodirono il sogno europeo.

*Gaetano Martino (Messina, 25 novembre 1900 – Roma, 21 luglio 1967), figlio di Antonino Martino, più volte sindaco di Messina, medico fisiologo prestato alla politica, fu anche rettore dell’Università di Messina dal 1943 al 1954 e deputato nelle fila del Partito Liberale Italiano. Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Scelba e ministro degli Affari Esteri nel governo Segni. Da ministro promosse la Conferenza di Messina del 1955 e pronunciò il 13 novembre 1956, il primo discorso di un ministro italiano all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, un anno dopo l’ammissione dell’Italia nell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

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