
frantumato nella morsa della vita, come le sue poesie, Lorenzo Calogero, fucina di liriche vibranti, il più importante poeta calabrese apprezzato solo dopo la morte. Rifiutato dalle case editrici e ignorato dalla critica in vita, Lorenzo Giovanni Antonio Calogero, un medico con la vocazione poetica, è nato, vissuto e morto a Melicuccà in provincia di Reggio Calabria tra il 28 maggio 1910 ed il 22 marzo 1961, giorno in cui si è tolto la vita ( il suo corpo fu trovato dopo tre giorni). Oggi il poeta ermetico calabrese comincia ad essere ricordato.
La sua poesia ha risuonato anche in occasione del Salone Internazionale del Libro a Torino, dove lo stand della Regione Calabria ha ospitato la presentazione del cosiddetto “Progetto Calogero” curato dal direttore artistico Nino Cannatà, alla presenza dell’assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri e dell’editore Nicola Crocetti.
I suoi versi sono stati decantati dall’attore Roberto Herlitzka che, ventenne, lesse tra i primi le liriche di Calogero in pubblico.
Presentato, in quell’occasione, anche il saggio di Amelia Rosselli sull’opera calogeriana, a cura di Emilio Sciarrino Paris 3 Sorbonne Nouvelle e Scuola Normale di Parigi.
Tale iniziativa si colloca nell’ambito del progetto promosso dall’associazione ‘Villa Nuccia’ con sede a Firenze ma animata da artisti calabresi cresciuti in questo ultimo decennio proprio intorno alla riscoperta dei multiformi versi di Lorenzo Calogero.
Tale percorso di recupero della memoria è stato avviato negli anni scorsi (2010 – 2011), con iniziative a Melicuccà ed a Roma, proprio per diffondere la sua poesia e continuare in questa missione, ricordando il centenario della nascita ed il cinquantenario della morte del poeta.
Una poesia piena e peculiare, definita un caso quando pubblicata postuma attirò l’attenzione anche della stampa straniera e venne ricondotta al ‘Rimbaud italiano’, riconosciuto da pochi. Da anni il circolo culturale Rhegium Julii intitola a Lorenzo Calogero, il premio Inedito di Poesia.
Una poesia carica di visioni, di echi musicali, di immagini folgoranti che ben si è prestata anche alla trasposizione teatrale, ad una innovativa dimensione multimediale. Liriche complesse, mai lineari ma con degli elementi ricorrenti quali i paesaggi e la figura femminile. Lorenzo Calogero fu molto legato alla madre, Maria Giuseppa Cardone con cui, durante la sua vita travagliata, intrattenne una lunga ed intensa corrispondenza.
Completati gli studi a Reggio Calabria, iniziò l’università a Napoli per poi tornare, per motivi economici a Reggio Calabria dove studiò ma soprattutto lesse e scrisse poesie. Questo fu il periodo delle raccolte 25 Poesie, Poco suono e Parole del Tempo.
Gli anni Trenta furono gli anni della prima pubblicazione a sue spese (“Poco suono”); gli anni dell’abilitazione ad una professione medica che “vive come se scrivesse versi”; gli anni dei malesseri sempre più frequenti che sarebbero culminati nel 1942 con il primo tentativo di suicidio.
Gli anni Quaranta furono quelli della fidanzamento con la studentessa di Reggio Calabria, Graziella, poi rotto definitivamente, nonostante i tentativi di Calogero per ricucire. Continuò a scrivere e ad interpellare le case editrici, ma senza successo. Medico in provincia di Siena scrisse in pochi giorni “Avaro nel tuo pensiero”, che sarebbe rimasto inedito.
Nel 1955 il ritorno nella natia Melicuccà, le nevrosi che peggioravano ed il primo ricovero a Villa Nuccia. Scrisse ancora incessantemente, senza trovare sponda per pubblicare. Ma questi furono anche gli anni dell’amicizia di Leonardo Sinisgalli, poeta ingegnere, che sarebbe divenuto suo amico, oltre che suo primo coraggioso e lungimirante estimatore.
La parola di Lorenzo Calogero si presenta al lettore ancora prima di essere tale, attraverso quella verità autentica che precede la scrittura e l’espressione. Così tra le ‘Povere cose miracolose che sono le cose dei poeti’, come scritto dal poeta e riportato sulla sua lapide, si snoda la sua esistenza segnata dalla poesia come dalla patofobia che lo relegò nella casa di cura catanzarese “Villa Nuccia”, anche nell’ultimo periodo della sua vita in cui continuò a scrivere assiduamente liriche.
Un’esistenza segnata dalla ricerca di una voce negata e dall’oblio e, solo oggi nella memoria, attraversata dalla rinascita che vede adesso impegnati tanti attori, istituzionali e non, nella riscoperta della sua straordinaria produzione poetica.
Un progetto è sostenuto dalla regione Calabria ed è finalizzato alla creazione di una casa Museo dove esporre le opere di Lorenzo Calogero, lì dove è vissuto e morto a Melicuccà, ed alla pubblicazione dell’opera omnia poiché altri 804 quaderni di poesie di Calogero inediti esistono e necessiterebbero di un’analisi filologica prima della pubblicazione. Inediti oggi custoditi, dopo 25 anni di oblio nella casa della Cultura Leonida Repaci di Palmi, da alcuni anni presso l’Università della Calabria a Cosenza, dove il dipartimento di filologia ha già condotto delle importanti attività di studio, valorizzazione, informatizzazione che culmineranno in una giornata ad hoc che si terrà in dicembre prossimo.
L’opera omnia deve essere preceduta da un’opera filologica che potrebbe impegnare giovani ricercatori dell’ateneo cosentino come già proposto dalla stessa Università, al fine di arricchire l’attuale bibliografia del poeta di Melicuccà che attualmente consta di alcune raccolte pubblicate in vita a sue spese quali, Poco Suono (1933-1935, edito nel 1936 da Centauro Milano), Parole del Tempo, (1932-1935, edito nel 1956 da Maia Siena), Ma Questo …, (1950-1954, edito nel 1955 da Maia Siena), Come in Dittici, (1954-1956, edito nel 1956 da Maia Siena), con la prefazione di Leonardo Sinisgalli, Sogno piú non ricordo, (1956-1958), ed anche dei Quaderni di Villa Nuccia, (1959-1960) che raccolgono le ultime liriche scritte proprio a Villa Nuccia. La più alta produzione poetica che raccoglie queste ultime ed altre, è rappresentata dalla pubblicazione in due volumi postuma, nel 1962 e nel 1966, a cura di Roberto Lerici, intitolata Opere Poetiche. La prima con l’introduzione di Giuseppe Tedesco.
Temeva di essere sotterrato vivo lascia intendete l’ultima sua poesia, quella trovata accanto al suo corpo in casa il 25 marzo 1961. Invece ad essere stato sotterrato è stato il suo corpo esanime e ad essere ancora viva, sempre più viva, dopo anni di imperdonabile oblio, è la sua poesia.
‘Con la sua poesia, ci ha diminuiti tutti’, scriveva Ungaretti ma quanti hanno conosciuto e amato le liriche calogeriane dicono: ’Lorenzo Calogero con la sua poesia ci ha illuminati’.
Un cappotto, la cravatta, quella valigia stretta nella mano sinistra e gli occhiali tondi così lo si ricorda e così che viene ritratto nell’monumento alla sua memoria nel suo comune natio in Calabria. Un viaggiatore in cerca di parole nel tempo: “Io sono uno strano mendicante che chiede amore e parole, sono un solitario emigrante verso le terre della luce e del sole” (Angelo della mattina – 25 poesie).




