
di Anna Foti – Ore 11.20. E’ l’inizio di un altro inferno. Sarebbe stato il più rovinoso di quel drammatico frangente storico ricadente durante la Seconda Guerra Mondiale
in riva allo Stretto. Due formazioni comprendenti 50 Liberetors, provenienti dalla base dell’US Air Force di Bengasi, si alternarono sganciando 110 tonnellate di bombe che colpirono il centro storico di Reggio Calabria, il Duomo, Piazza Carmine, la Stazione Centrale, il Distretto Militare, Santa Caterina, Tremulini, il Porto, Sbarre Centrali. Una giornata funesta come ve ne furono tante in quel maggio 1943. Non vi è unanimità sul numero delle vittime di quella tragica giornata. Secondo alcune fonti sarebbero state oltre 250 i morti e 277 i feriti.
Il professore Vincenzo Larizza nel suo testo “Cronistoria di Reggio Calabria nella seconda guerra mondiale 1939/1945” scrive: « … da una sommaria analisi sul primo bombardamento aereo diurno del 6 maggio 1943 sulla città, e sulle centinaia di bombe che il nemico disseminò su quasi tutti i quartieri cittadini, sembrò che Reggio Calabria fosse stata punita con inaudita ferocia ! … Si disse, e insistenti furono le voci che nessuno smentì, che quel 6 maggio 1943 le persone massacrate dagli aerei statunitensi “Liberator” furono oltre duemila, e che il 90% di queste si contarono solo nel rione Santa Caterina. »
Preannunciati il 30 aprile, quando 50 quadrimotori lanciarono sulla città migliaia di manifestini che annunciavano le bombe ed invitavano la popolazione a rifugiarsi nelle campagne, e dopo il raid del primo maggio, i bombardamenti iniziarono il 4 maggio e le zone più colpite, seppur con danni inizialmente lievi, furono l’Annunziata e San Brunello.
La città di Reggio sarebbe stata drammaticamente colpita anche il 21 maggio con due pesanti incursioni che non risparmiarono i brefotrofio dove persero la vita bimbi in fasce, nutrici ed una monaca. I bombardamenti iniziati il 27 gennaio 1943 proseguirono fino ai mesi di luglio e agosto (otto raid), sempre con pesanti bilanci: 3.986 morti, 12.043 feriti e il 70% degli edifici distrutto o danneggiato. 35 mila residenti lasciarono la città di Reggio.
I bombardamenti sull’altra sponda dello Stretto ebbero luogo dal giorno prima, dalle ore 17:33 del 26 gennaio 1943. Anche sulla sponda siciliana, a Messina, le bombe avrebbero distrutto ed ucciso fino all’agosto successivo, mentre i cittadini si mettevano in salvo dentro la galleria di Santa Marta, il tunnel antibombe, riaperta nel 2005 dopo 60 anni.
Ancora orrore e devastazione sulle città già ricostruite dopo il terribile sisma del 1908.
Reggio Calabria e Messina ancora unite nel dramma. Infatti, nel cuore della notte del 24 maggio 1943, oltre duecento quadrimotori bombardarono per 48 ore Reggio e Messina, già colpita anche il 9 ed il 13 maggio. Vittime e danni specie nella zona della Prefettura, del Distretto Militare, della Piazza S. Agostino, della Cattedrale, del Seminario del Rione Modena, della polveriera ubicata nello stesso rione, della zona di Montevergine, a nord di Santa Caterina, del porto.
L’armistizio sarebbe arrivato il 3 settembre 1943 – firmato a Cassibile e ufficializzato dal maresciallo Badoglio l’8 settembre – ed il giorno dopo l’avanzata inglese nel Sud della Calabria e l’ingresso dei britannici nella città devastata dai raid. Nell’ambito della cosiddetta Operazione BayTown, i mezzi anfibi inglesi dalla costa siciliana approdarono in Calabria, dove l’Asse perse il controllo dei territori già alle prime battaglie a Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Melito Porto Salvo. Alla devastazione sono sopravvissute alcune delle palazzine edificate a Reggio proprio in epoca fascista come palazzo Piacentini, adesso in fase di ristrutturazione ed ospitante il museo Nazionale della Magnagrecia, e la cosiddetta Casa del Fascio che oggi ospita la sede staccata del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar), proprio accanto a piazza del Popolo dove il 31 marzo 1939 Benito Mussolini aveva pronunciato il suo discorso in occasione della sua prima visita in città.
La seconda Guerra Mondiale scrisse a suon di bombe pagine di sangue e terrore anche in punta al Regno di Italia, in Calabria e Sicilia, Reggio Calabria e Messina con bilanci pesantissimi. Reggio Calabria capoluogo (24 bombardamenti) ma anche centri limitrofi, come Villa San Giovanni, Bagnara Calabra, Gioia Tauro, Palmi, Locri, Roccella Jonica, furono i più colpiti della regione.
Nel 70° anniversario dei bombardamenti del 1943 , presso la Filiale di Poste Italiane di via Miraglia, è stata inaugurata la mostra filatelica – documentale “Reggio Calabria, maggio – settembre 1943. Una città in guerra”, realizzata in collaborazione con la sezione Giovani dell’Associazione culturale Anassilaos e il collezionista Giuseppe Diaco. In occasione della cerimonia, il professore Agazio Trombetta ha curato l’inquadramento storico. L’esposizione si pregia di preziosi cimeli di guerra, appartenenti alla collezione privata di Alberto Cafarelli.
Un vicenda della grande Storia che si intrecciò con la moltitudine di storie personali. Il lungo elenco delle vittime cominciò ad essere scritto proprio nel gennaio del 1943 quando a Melito Porto Salvo, il 31 gennaio, per mano di una bomba alleata perse la vita monsignor Enrico Montalbetti (di cui recentemente è stata ripresa la causa di Beatificazione), di origini veneziane, arcivescovo di Reggio Calabria e poi anche vescovo di Bova. Non aveva neppure 55 anni ed era in visita pastorale presso villa Ramirez nella frazione di Annà di Melito Porto Salvo, quando una bomba venne sganciata. Il monumento sepolcrale, realizzato in marmo nel 1948 dallo scultore originario di Radicena (attuale Taurianova) Alessandro Monteleone, è custodito presso la cattedrale del Duomo di Reggio Calabria. La madre, di origine elvetiche, Carolina Portmann, morì a Reggio solo alcuni mesi dopo, prima della nuova ondata di bombardamenti.




