
ha scritto una pagina memorabile per la storia religiosa e civile della nostra terra nel momento in cui ha disposto la beatificazione della prima donna calabrese, ancora l’unica, la cui cerimonia ebbe luogo nel gremito stadio San Vito di Cosenza il 14 settembre 2011. E’ infatti suor Elena Aiello la prima donna calabrese ad essere stata beatificata nella nostra terra che, come ebbe a ricordare papa Giovanni Paolo II in visita in Calabria nell’ottobre del 1984, annoverava nella sua storia recente, in modo particolare, uomini di Dio che avevano servito il Vangelo, testimoniandone coerentemente il profondo significato, e che pertanto erano stati ‘adottati’ dalla Chiesa come anime elette.
In quell’occasione elencò i nomi dei sacerdoti «don Carlo De Cardona e Luigi Nicoletti di Cosenza, don Francesco Caporale di Catanzaro, don Francesco Maiolo di Nicastro, ed i due servi di Dio don Francesco Mottola di Tropea e padre Gaetano Catanoso di Reggio Calabria, ultimo calabrese ad essere stato canonizzato.
Nel 2011 fu un’anima femminile, invece, ad essere definita dal Sommo Pontefice come ‘eminentemente Eucaristica’ per la tempra della sua Fede, per il fervore della sua religiosità e per l’intensità della sua preghiera. Lei soleva sempre affermare: ‘L’Eucarestia è l’alimento essenziale della mia vita, il respiro profondo della mia anima, il Sacramento che dà senso alla mia vita, a tutte le azioni della giornata’.
Nata nel paesino cosentino di Montalto Uffugo il 10 aprile 1895, dal sarto Pasquale Aiello e dalla casalinga Teresa Paglilla, Elena Emilia Santa (destino scritto già nel nome dalla nascita) era terza di dieci figli in una famiglia profondamente religiosa.
Già da piccola, dopo aver frequentato le scuole elementari presso le Suore del Preziosissimo Sangue, manifestò una spiccata attitudine alla comprensione del Vangelo al punto da essere in grado insegnare la dottrina cristiana ai più piccoli già all’età do otto anni.
Orfana di madre alla sola età di undici anni, maturò subito valori di cura verso il prossimo sofferente accanto al quale attraversò la Prima Guerra Mondiale, battendosi contro le ingiustizie e le prevaricazioni. Neppure trentenne vinse un cancro allo stomaco.
Una prova durissima prima della sofferenza della piaghe della Crocifissione che ella attraversò dalla prima apparizione delle stigmate, avvenuta il 2 marzo 1823. Una destino di sofferenza e di dono di sé scritto anche nel suo primo nome, Elena come colei che trovò la Croce su cui Gesù Cristo morì e poi resuscitò, madre dell’imperatore romano Costantino, il cui celebre editto nel 313 d.C. concesse ai Cristiani la libertà di culto.
All’età di 33 anni colei, che tutti già definivano come la ‘monaca Santa’, fondò l’ordine delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo dedito all’accoglienza dei piccoli abbandonati, alla loro educazione. Vicina al Duce, a lui rivolse due appelli accorati contro l’ingresso dell’Italia in Guerra.
Anche dopo aver preso i voti, all’età di 54 anni nell’ottobre 1949, e fino alla morte, avvenuta il 19 giugno 1961, continuò a dedicarsi al prossimo emarginato, ed attraverso di lei, colmato di Grazia.
La cerimonia per la beatificazione nel settembre del 2011 è stata presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione della Cause dei Santi e rappresentante del Papa, dall’Arcivescovo di Cosenza, monsignor Salvatore Nunnari, che la definì “carezza di dio sulla nostra terra”, e dal Nunzio apostolico in Turchia Antonio Lucibello. La liturgia è stata concelebrata anche da diversi vescovi calabresi, tra cui per l’arcidiocesi reggina il Vicario Generale Monsignor Antonino Iachino.
Poi il corpo della Beata fu trasferito per qualche giorno nella Cattedrale di Cosenza, per essere venerato.
Lo stesso cardinale Angelo Amato riservò parole vibranti alla descrizione della vita di suor Elena che scelse la strada dei Minimi, degli ultimi, per scoprire e testimoniare la grandezza dell’Amore di Cristo.
“E la Calabria ha bisogno della bellezza spirituale dei santi. La Madre ci ricorda che sono stati anche – e forse soprattutto – i santi a fare l’Italia unita, con la loro attività assistenziale ed educativa, creando istituzioni di accoglienza e di protezione dei piccoli, degli orfani, degli emarginati. Madre Aiello agì non dilapidando beni e ricchezze altrui, ma lavorando e pagando di persona, effondendo su tutti il buon odore dell’immensa carità di Cristo”.
Il 25 aprile dello scorso anno il Reliquiario di Madre Elena Aiello, fiaccola di Cristo in Calabria, è stato presentato al Santo Padre nell’ambito del pellegrinaggio organizzato dalle Suore minime in Vaticano, nel corso dell’udienza generale che Papa Ratzinger, che ha lasciato il Pontificato alcuni giorni fa, tenne in piazza San Pietro.




