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Memorie – 20 marzo 1994: Ilaria, Miran e le verità sui traffici di veleni anche nei mari calabresi

13 Marzo 2013
in Memorie
Tempo di lettura: 4 minuti
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ilariamiranfumetto
di Anna Foti  – (fumetto di Francesco Ripoli) –
La memoria e la verità non sempre vanno di pari passo, sebbene questa sia una contraddizione.

La realtà di un tempo, lo sfida e sopravvive ad esso solo nella sua essenza profonda. Dunque quella contraddizione può e deve essere risolta grazie all’impegno di chi sopravvive, di chi non smette di ricordare e di credere.
La giornalista del TG3 Ilaria Alpi ed il collega operatore Miran Hrovatin a quasi venti anni di distanza dal loro assassinio, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994 e ancora avvolto nel mistero, non sono stati dimenticati per il loro coraggio, la loro dedizione. Ilaria aveva 32 anni. Miran 45.
Quando ci si avvicina, come nel loro caso, a scomode verità nascoste, cui sono legate la vita e la morte di tante persone ed il lucro di lobby di potere, il lavoro diventa una missione tanto più necessaria, quanto più pericolosa. Una missione cui loro non si sono sottratti.
Se non fosse stato interrotto, il loro lavoro avrebbe potuto aiutare a svelare completamente uno dei traffici più biechi messi in atto dall’uomo e di cui sono vittime i diritti umani di interi popoli e anche la nostra terra. Sono stati difensori dei diritti umani con lo strumento dirompente della denuncia, dell’ascolto, della voce e delle immagini.
Sono rimasti al loro posto in terra straniera, in Somalia, avendo intercettato dei traffici illeciti di rifiuti tossici e pericolosi interrati in quei luoghi condannati da governanti corrotti con la complicità di altri governi finanziatori, anche in contiguità con la cooperazione italiana. Operazioni mascherate che potrebbero aver portato rifiuti pericolosi e tossici a transitare anche nei mari calabresi sulle cosiddette navi dei veleni. Ilaria e Miran erano tornati in Somalia per vederci chiaro ma quella verità, così ad un passo dall’essere svelata al mondo, da quasi due decenni è gravata anche dal peso del mistero della loro morte.
La loro vita e il loro destino si sono incrociati con la storia della nostra Calabria in modo del tutto causale e inconsapevole, come sempre avviene quando non si è in cerca di glorie o di tornaconti ma solo di verità. E questa casualità deve diventare prezioso patrimonio per ciascuno di noi, per i tanti che lo ignorano, perché il desiderio di giustizia che animava quella coraggiosa e fatale ricerca di verità, sia condiviso nella loro memoria.
Oggi si aprono nuovi spiragli affinchè la conoscenza della verità sulla loro morte e su quei traffici, evidentemente top secret, sia completa, libera da omissioni e depistaggi, da minimizzazioni e strumentalizzazioni.
L’ultimo spiraglio risale ad alcune settimane fa quando fu approvata la relazione da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dello smaltimento dei Rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella che ha rivelato come la morte del capitano Natale De Grazia, avvenuta solo un anno e mezzo dopo quella di Ilaria e Miran, il 13 dicembre 1995, non abbia avuto cause naturali.
Un filo rosso unisce infatti la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a quella del capitano reggino, stroncato da un malore, mentre si recava a La Spezia per indagare sull’affondamento di navi utilizzate per lo smaltimento di scorie radioattive anche nei mari calabresi.
Natale De Grazia coadiuvava il sostituto procuratore di Reggio Calabria, Francesco Neri, nelle indagini che riguardavano lo spiaggiamento della Motonave ex Jolly –Rosso, della compagnia genovese Ignazio Messina, avvenuto ad Amantea il 14 dicembre del 1990. Indagini archiviate nel 2000, anche a seguito della morte del capitano Natale De Grazia, componente di spicco del pool ecomafia della procura reggina deceduto in circostanze sospette nel dicembre del 1995 mentre si dirigeva a La Spezia.
Proprio in occasione di quell’indagine emersero legami con l’affondamento dell’imbarcazione Rigel avvenuta a largo di Capo Spartivento, nella provincia di Reggio Calabria, il 21 settembre 1987 e con l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin impegnati in un’importante inchiesta riguardo traffici di rifiuti tossici e la cooperazione internazionale tra Italia e Somalia.
Lo stesso presidente Gaetano Pecorella, al momento di commentare l’approvazione della relazione da parte della Commissione, stigmatizzò alcuni elementi di estrema importanza nella vicenda, ricordando che “De Grazia svolgeva indagini di grande importanza sul traffico di rifiuti radioattivi e pericolosi, che c’erano interessi significativi, anche di stati esteri e che già c’era stato un tentativo di spostare De Grazia ad altri uffici; tentativo poi bloccato dagli stessi magistrati”. Lo stesso presidente Pecorella poi ricordò anche che “materiale di indagine su De Grazia, contenuto nei fascicoli processuali, è stato sottratto e che si sono perse le tracce del certificato di morte di Ilaria Alpi che De Grazia aveva trovato nel corso di una perquisizione”.
La morte di Ilaria e Miran ad oggi ha un solo responsabile, il miliziano somalo Hashi Omar Hassan condannato nel 2000 a 26 anni di reclusione, accusato da un solo testimone Ali Rage Hamed detto ‘Jelle’, su cui ci sarebbero non poche ombre.
La morte di Ilaria e Miran è, inoltre, ancora senza movente, ancora senza un mandante, mentre la commissione parlamentare di Inchiesta nel 2006 è giunta, non unanimemente, alla conclusione per la quale nessun altro responsabile esiste, sostenendo addirittura incidentali le cause dell’assassinio, effetto non premeditato di un tentativo di sequestro o di rapina. Dunque nessuna verità scomoda era stata scoperta da Ilaria e Miran.
Eppure l’ipotesi dell’omicidio commissionato per assicurarsi il loro silenzio, da sempre sostenuto anche dai genitori di Ilaria, Luciana e Giorgio, quest’ultimo morto nel luglio del 2010 dopo anni di battaglia per la verità sulla morte della figlia su cui non ha mai avuto dubbi, potrebbe adesso farsi di nuovo strada.
Intanto sono già passati 20 anni da quel giorno e la memoria, in solitudine, prosegue nella sua missione di salvataggio dall’oblio.
Una missione ancora più necessaria quando si è ancora alla ricerca della verità. Quella verità che la storia di Ilaria e Miran ha reso meno sconosciuta.

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