STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
mercoledì, Aprile 22, 2026
strill.it
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI
No Result
View All Result
strill.it
No Result
View All Result
Home RUBRICHE Memorie

Memorie – 22 dicembre 1947: i Costituenti scrissero

26 Dicembre 2012
in Memorie
Tempo di lettura: 9 minuti
0
costituzione_italiana
di Anna Foti – Un pagina storica, un punto di non ritorno ma questa volta nulla era stato distrutto ma molto era stato sognato e sancito affinchè

potesse essere, nel tempo, realizzato. Un regalo senza tempo per meritare il quale ancora oggi, ogni giorno, ci si deve impegnare con dedizione e fatica.
L’Italia Libera per voce di uomini e di donne, figli e figli del buio dei conflitti armati, scelsero di affidare al popolo la Sovranità, in quanto Bene Comune di primo ordine, e di legarne l’esercizio ai Valori ed ai Diritti di quella che sarebbe diventata la Costituzione più audace, più moderna e più copiata nel mondo. Il Popolo incorona sè stesso non un re o un capo che comandi, assumendosi la responsabilità del suo presente e di quello delle generazioni future, scegliendo chi debba governare in Democrazia, sancendo la forma Repubblicana come principio imprescindibile, immodificabile; sancendo il doveroso rispetto dei contenuti degli undici articoli, che seguono il primo nello scrigno dei Principi non a caso fondamentali della nostra Costituzione, come anche degli altri 127 (Parte prima: Diritti e doveri dei cittadini, Parte seconda: Ordinamento della Repubblica, Disposizioni transitorie e finali) della Costituzione Italiana. I Principi fondamentali non potranno essere stravolti o ignorati, scrivevano i Costituenti, ma saranno invece la spina dorsale della guida del Paese che nessun potere può porre arbitrariamente in discussione. Il punto di non ritorno alla guerra, alla dittatura ed alle discriminazioni ed il viatico per la Libertà, la Pace e la Giustizia. Una profezia di Vita.

La Costituzione italiana precede di un anno la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani siglata in sede Onu (10 dicembre 1948), un altro regalo sotto l’albero per l’Umanità tutta. L’articolo 1 (‘Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in Dignità e Diritti’) racchiude il senso del documento condiviso da chi le guerre le aveva vinte e da chi le aveva perse. L’Italia lo aveva già scritto, impresso nella Storia oltre che nella Cultura del nostro Paese, un anno prima.

Padri e madri costituenti trasformarono le macerie in sogni, guardarono lontano ad uno Stato che si fonda su ogni contributo utile allo sviluppo della personalità reso da uomini e donne, alla loro opera, individuale o collettiva ma necessaria alla crescita del Bene Comune, il Lavoro. Il Lavoro, non il privilegio di pochi. Il Lavoro come Valore e Diritto per costruire – ricostruire –  il Paese insieme, non come condizione di sottomissione ed indebolimento, ma punto di forza ed occasione di crescita comune. L’operosità, non il parassitismo. Il rispetto della Dignità non lo sfruttamento. Il Lavoro come viatico per la Libertà, l’Indipendenza, lo sviluppo della personalità e della società.
L’articolo 1, come un verso, infatti decanta:’L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro. La Sovranità appartiene del Popolo, che la esercita nei modi e nei limiti della Costituzione’.
La centralità del Lavoro è cruciale nella visione dei padri e delle madri costituenti, poiché apre la Costituzione e ne compie i contenuti quando l’articolo 4 sancisce che ‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società’. La Repubblica riconosce ed il cittadino ha il dovere di contribuire, ecco il piano di incontro di responsabilità reciproca rispetto al Bene Comune. La comunità, infatti, necessita di progredire tecnicamente ma anche di accrescere lo spirito, da qui il contributo ad un progresso complessivo, senza esclusione alcuna. Un principio fondamentale, il primo specifico dopo il riconoscimento di principi inalienabili della Persona, quali l’inviolabilità, la pari Dignità sociale, l’Uguaglianza di fronte alla Legge.
Dopo la bellezza ed il calore di questa visione che impara dalle macerie, se ne nutre per ricostruire un Paese questa volta giusto, ecco sancito il diritto al Lavoro, valore consacrato già nell’incipit della Costituzione, tuttavia un patrimonio ancora non pienamente attuato in Italia. La disoccupazione alle nostre latitudini è infatti una piaga sociale che genera disagio e non consente il libero e pieno sviluppo delle persone. Secondo il Sole 24 ore (2010) Reggio Calabria occupa il 97° posto tra le province con meno del 50 % di giovani occupati e intorno al solo 22% di donne occupate. Un dato che in Calabria emerge per negatività ma in uno scenario in cui nessuna provincia brilla per la capacità di produrre lavoro. L’Istat ha fissato al 20 % quest’anno il tasso di disoccupazione più basso del Paese, inquadrando in questa percentuale Calabria e Sicilia. Il dato è in crescita e con esso si allontana, ma non si disperde rimanendo come la stella cometa da cui ripartire sempre, quel sogno che l’assemblea Costituente fece per tutti.
Il diritto al Lavoro corona un disegno di Uguaglianza e Libertà. Segue l’articolo 2, che i giuristi hanno non a caso definito come la Clausola generale della Persona, posta al centro di ogni visione e di ogni ragionamento: ‘La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale’. La Persona ha il primato, ella conta, ha valore al punto che si impone la Solidarietà nei confronti di chi potrebbe aver bisogno di aiuto per esercitare i propri diritti. In altre parole gli abusi non sono consentiti, ma è dovere aiutarsi, guardare all’altro, vivere in un clima di solidarietà e sostegno reciproco. Questa la straordinaria visione che culmina nell’altro affresco di Speranza che è articolo 3 in cui le persone sono i cittadini di questa Repubblica. ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali(….)’. La scelta dei Costituenti di scandire ogni distinzione ha il valore di consacrarne il divieto per condannare, con ogni singola parola, il Fascismo, la dittatura e le guerre che di quelle ingiustizie si erano nutriti, perseguitando, emarginando ed annientando esseri umani solo perché diversi o appartenenti a minoranze. La prima scansione attiene al sesso, alle donne il cui cammino verso la Parità, dopo 65 anni, è ancora in atto.
Ma non basta sancire, bisogna essere concreti. Come garantire questa Pari Dignità sociale, impegnando la stessa Repubblica. Scrivono nel secondo comma dell’articolo 3 i Costituenti:‘(…) È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’. Torna ancora il valore Lavoro come strumento di partecipazione alla costruzione del Bene comune. I Costituenti fecero tesoro di ciò che, considerato un limite o una minaccia per via della diversità, venne sterminato, e lo trasformarono in Speranza, in risorsa. Questo lo spirito dello stesso articolo 6 ‘La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche’, dove scrivono dell’Identità linguistica italiana, distinta da quella delle minoranze però rispettate e tutelate. Di esse si riconosce il valore che rivestono nel patrimonio linguistico nazionale. Pensiamo alla ricchezza delle minoranze etnico linguistiche calabresi i Grecanici nel Reggino, gli Occitani nel Cosentino, gli Albanesi nel Cosentino, nel Crotonese e nel Catanzarese.
Ogni angolo del paese contribuirà con le sue peculiarità alla grandezza dell’Italia, alla sua Identità di Repubblica Democratica che abdica al potere assoluto per riconoscersi, pur se una e indivisibile, come insieme di territori – le Regioni sarebbero state istituite 22 anni dopo – la cui Autonomia avr
ebbe dovuto essere un valore da promuovere per garantire Benessere dell’intero Paese.  Ecco l’articolo 5: ‘La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento’.
Immancabile nello scrigno dei principi fondamentali il riconoscimento della dimensione Spirituale della persona, della contemplazione e del Mistero. Un riconoscimento che è il manifesto della Laicità laddove i Costituenti non riconoscono una religione di Stato ma sognano e scrivono del Pluralismo religioso. Gli articoli 7 e 8 sono collegati e recitano:’ Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale’.
L’unica condizione attiene al rispetto della Persona e delle sue libertà, al rispetto dei dettami della Costituzione. Non sono ammesse religioni che neghino la Libertà o addirittura la Vita degli esseri umani. Non sono ammesse le teocrazie. La Stato è di tutti e la Chiesa, come ogni altra confessione religiosa, è indipendente rispetto ad esso e viceversa, nel rispetto della Dignità umana.
‘Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze’.
C’è poi un altro breve articolo che segna la grandezza di questa Costituzione e che riconosce il diritto alla Memoria, il diritto alla Bellezza di quello che ci circonda e che siamo chiamati a custodire come un bene prezioso perché tale è. ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’. L’articolo 9 propone la Cultura e la Ricerca come strumenti insostituibili di crescita umana e sociale, la Memoria di ciò che siamo stati come guida di ciò che siamo e di ciò che saremo, ed invita alla responsabilità su tutto quanto ci circonda.
Secondo questa straordinaria sorgente di Libertà, quale è ancora soprattutto oggi la Costituzione, la Repubblica riconosce, garantisce promuove, tutela, favorisce, protegge dunque, come nella emozionante lettura di Roberto Benigni, da alla persona, Cittadino ma anche Straniero, non toglie non priva, ma prende atto, crea le condizioni affinché la Libertà di tutti non incontri ostacoli e possa realizzarsi. L’unico verbo negativo, ma per addizione, cioè per promuovere la Vita, è quello biblico, quello ineluttabilmente definitivo, che i padri e le madri Costituenti hanno utilizzato nell’articolo 11, votato all’unanimità, tratto peculiare della nostra Costituzione: ‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (…)’.

La limitazione della Sovranità del popolo nella cornice della Costituzione, sancita nell’articolo 1, è ammessa, ecco un’altra scintilla di straordinaria lungimiranza, per contribuire alla costruzione di un progetto universale, più grande come l’Europa Unita che sarebbe seguita, di cui anche l’Italia farà parte a patto che si accresca e si rafforzi il patrimonio di Libertà, Pace e Giustizia e non si receda dai principi in questa sede sanciti. La condizione è dunque che si cerchino insieme regole comuni per convivere nel Benessere e nella Pace. Continua a recitare l’articolo 11: ‘(…) L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo’.
In questa lungimirante visione internazionale si inquadra anche l’articolo 10: ‘L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute’.  In questo articolo trova spazio l’applicazione autentica dell’articolo 2 della stessa Costituzione laddove il primato della Persona non è tale solo per i cittadini Italiani.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
In molti paesi esprimere la propria opinione dissenziente rispetto alla maggioranza ed al potere equivale ad essere arrestati, condannati senza processo, uccisi per mano dello Stato. L’Italia, che ha abolito la pena di morte, non sarà mai complice di questo ma tutelerà la Persona.
Avvolge questa visione, questo Sogno che ancora oggi deve guidarci, questi principi scritti, impressi, nonostante le ingiustizie e le iniquità quotidiane, nonostante gli abusi e le disillusioni, il Tricolore Italiano, il simbolo della nostra Repubblica la cui descrizione chiude nell’articolo 12 la prima parte (Principi Fondamentali) di questo prezioso documento, rigido non solo perché immodificabile se non con complesse procedure legislative e con maggioranze qualificate, ma perché importante per noi tutti.  ‘La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni’.
Cosa oggi vive di questa magnificenza? Cosa sopravvive di tanto fulgido splendore? Una domanda obbligata con una risposta non all’altezza di quel Sogno. Almeno non ancora. Non all’altezza di quelle generazioni future a cui 65 anni fa i Costituenti, invece, avevano già pensato. Deve rimanere l’impegno per rendere vive quelle parole che sono state scritte e che spetta a noi rendere vive. Crederci. Renderle azioni. Crederci ancora, nonostante le difficoltà e gli ostacoli quotidiani.
A soli pochi mesi dal Referendum in cui la maggioranza del popolo Italiano, comprese le donne al primo voto della Nostra Storia, preferirono la Repubblica alla Monarchia, eleggendo anche i 556 membri dell’assemblea Costituente (2 giugno 1946), ecco risuonare il canto della centralità della Persona e della sua Dignità dopo gli orrori inenarrabili della Guerra, ecco divampare quella scintilla di Libertà, dopo la schiavitù delle dominazioni e delle occupazioni, ecco brillare la stella dell’Uguaglianza nel cielo fino ad allora funestato dalle discriminazioni e dalle persecuzioni delle minoranze.

Un cammino avviato quel 22 dicembre 1947 quando l’allora capo dello Stato Enrico De Nicola firmò la Costituzione che sarebbe entrata in vigore il 1 gennaio del 1948. Un cammino ancora in atto che ha segnato e cambiato per sempre la Storia di un paese capace di una Costituzione coraggiosa, lungimirante e già moderna, anche se promulgata nel dicembre di 65 anni fa. La legge principale del nostro Ordinamento talmente straordinaria nei valori e nelle azioni poste in capo all’Italia, alla Repubblica, ai suoi Cittadini, da fare scuola in tutto il mondo, da essere ancora uno scrigno da esplorare e da attuare.

Tra i padri, politici di ogni estrazione e cittadini, Piero Calamandrei, Alcide De Gasperi, Giovanni Leone, Benedetto Croce, Amintore Fanfani, Palmiro Togliatti, Ferruccio Parri, Luigi Einaudi, Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Gaetano Sardiello, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, il reggino Eugenio Musolino; tra le madri Nilde Iotti, Angela Livia Merlin, Teresa Mattei, lei ancora viva con Giulio Andreotti e Emilio Colombo.

La Costituzione Italiana da conoscere e non dimenticare mai, per cui
tanti sono morti e grazie alla quali altri hanno vissuto e vivranno in Pace. Una poesia soave che ogni bimbo deve imparare. Ai nostri Padri ed alle nostre Madri dobbiamo l’impegno, la visione, il Sogno senza i quali nessuna rivoluzione di Pace, Libertà e Giustizia è stata e sarà mai possibile.

Post precedente

Catanzaro: al Museo del Rock ''Suoni e visioni''

Post successivo

Taormina (Me): personale di Filippo Andronico ''I have a dream''

Post successivo

Taormina (Me): personale di Filippo Andronico ''I have a dream''

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Associazione Culturale “Urba“
Via Crisafi 17a – 89100 Reggio Calabria
P.I. 02376000804 – Strill.it – Reg. Trib. Rc n° 07/06

seguici

Info sul sito

  • Home
  • Contatti
  • Politica cookie

Per la tua pubblicità

  • Inserzioni e sponsorizzazioni
  • Mappa ADV

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it

No Result
View All Result
  • HOME
  • CALABRIA
  • SUD
  • ITALIA
  • PUBLIREDAZIONALE
  • CONTATTI

© 2026 STRILL.IT fondato nel 2006 da Raffaele Mortelliti e Giusva Branca | Direttore Raffaele Mortelliti
Made with ❤ muscaridesign.it