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Memorie – Sulla strada di Coppi e Bartali, la storia del Giro della Provincia di Reggio

11 Settembre 2012
in Memorie
Tempo di lettura: 7 minuti
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coppi_bartali
di Damiano Praticò – Una storia lunga quasi un secolo. Fino al secondo dopoguerra, la bicicletta è il mezzo di trasporto più diffuso tra il popolo italiano.

A Reggio Calabria, provincia parte di una regione in cui il miracolo economico non è mai stato conosciuto, se non alla rovescia, le due ruote a pedale rimasero la maggioranza – rispetto a quelle sospinte da un poderoso motore – anche dopo le coordinate temporali del boom economico italiano (mai calabrese). In questo contesto, era ovvio che il ciclismo, l’antico sport delle due ruote, avesse una larghissima presa popolare nella Provincia di Reggio. Uno sport “povero” per gente povera: entusiasmo, passione genuina, una competizione dal linguaggio semplice. I reggini, gente modesta, vedevano se stessi sul sellino partecipando collettivamente alle sofferenze dei corridori.

La passione popolare reggina per le due ruote a pedale ha fatto germogliare, fin dal 1920, il giro ciclistico della Provincia di Reggio Calabria, nato il 14 marzo di quell’anno grazie all’ideatore Salvatore Siracusa. Egli, giunto in licenza dal fronte a Reggio nel 1917, decise di costituire un circolo sportivo cittadino. Dopo averne parlato con alcuni amici al “Caffè Gambrinus”, situato nello spiazzale antistante al Cinema Margherita, Totò Siracusa fondò la “Società Sportiva Ausonia” con sede in una baracca del Viale Genoese Zerbi, nei pressi del Lido. La città, d’altronde, era tutta baraccata per via della guerra. La giovane società, a causa del conflitto, iniziò la sua attività solo nel 1919 tramite l’organizzazione di alcune gare di atletica e di tiro a volo.

Nel 1920, l’Ausonia fu trasformata, per assumere maggiori dimensioni, in “Sporting Club Reggio”, con sede presso il Villino Zagari vicino a Via Reggio Campi. Il 14 marzo si mossero i primi pedali. Le tappe erano tre: Reggio-Radicena (l’attuale Taurianova), Radicena-Bovalino, Bovalino-Reggio, per un numero complessivo di 212 km. Protagonista fu il reggino di Bova Marina Nino Velonà, vincitore di due delle tre tappe ma sconfitto nella classifica finale da parte dell’avversario Giorgianni. In generale, l’organizzazione del Giro si presentò assai difficile viste le condizioni stradali dell’epoca e gli scarsi mezzi a disposizione. Come ricorda l’ASD Sporting Club 1917 sul suo sito ufficiale: “Un problema da risolvere fu quello della segnaletica lungo il percorso delle tre tappe. Lo risolse in maniera assai brillante e coraggiosa l’allora studente Francesco Carbone, poi valente avvocato, il quale, inforcata per tempo una bicicletta e munitosi di colori e pennelli, se la sbrigò egregiamente per l’interno percorso”. L’arrivo fu disposto di fronte alla stazione Lido di Reggio, con duecento sedie per il pubblico prese in prestito dalla Chiesa di S. Lucia (sic!). Le disponibilità degli organizzatori – scarsi collegamenti con i vari centri e soprattutto poche risorse finanziarie – furono dunque molto esigue in quella edizione “pionieristica”, ma la passione per lo sport, comunque, prevalse.

La seconda edizione del Giro, svoltasi nei giorni 26-27-28 maggio 1922, venne vinta dal messinese Angelo De Francesco. Da segnalare un episodio davvero bizzarro: nella seconda tappa, il fiorentino Angelo Marchi, mentre attraversava la fiumara Careri su una passerella – non c’erano ancora i ponti all’epoca – cadde in acqua dopo aver perso l’equilibrio trascinando con sé due compagni. I tre, cercando di tenere fuori dall’acqua le biciclette, riuscirono con non poca fatica a riportarsi sulla riva per poi proseguire la gara zuppi e fradici.

Dal 3 al 5 agosto 1923 si disputò la terza edizione. La vinse il fiorentino Nello Ciaccheri davanti al concittadino Angelo Marchi, protagonista del disastroso episodio citato precedentemente. Ciaccheri fece il bis nella quarta edizione del 1926 vincendo addirittura tutte e tre le tappe (Reggio-Delianuova, Delianuova-Gerace Marina, l’attuale Locri, Gerace Marina-Reggio). Fatto straordinario, in questa edizione, fu l’eccezionale privilegio che lo Sporting Club ebbe nella possibilità di avere tra gli organizzatori dell’evento un futuro premio Nobel: Salvatore Quasimodo, giunto a Reggio nel 1924 come impiegato del Genio civile.

Lo Sporting Club rilanciò l’organizzazione del Giro, sempre più efficiente e sotto la lente d’ingrandimento della stampa nazionale, nel 1928. Era la quinta edizione: stavolta su due tappe, Reggio-Siderno-Stilo e Stilo-Gioia Tauro-Reggio. Batté tutti Felice Gremo, il quale bissò il suo successo l’anno dopo nella sesta edizione del Giro.

Nel 1930, la gara – settima edizione – incoronò l’alfiere della Legnano Luigi Marchisio, vincitore in quell’anno anche del Giro d’Italia. Fu l’ultima volta che il Giro ciclistico della Provincia di Reggio Calabria fece parte del Campionato Italiano Indipendenti.

A coronamento degli sforzi compiuti da parte dello Sporting Club, infatti, l’edizione del 1931 vide sfilare per la Provincia reggina i più grandi assi del ciclismo italiano: Learco Guerra, antagonista storico del Campione del Mondo Alfredo Binda, tagliò vittorioso il traguardo del Lungomare di Reggio vincendo l’ottava edizione del Giro.

Ma proprio come l’espansione massima raggiunta con Traiano segnò l’inizio della parabola discendente per l’impero romano, così, l’edizione del 1931 del Giro ciclistico della Provincia di Reggio fu la fine del “primo ciclo” di appuntamenti della manifestazione sportiva. Gli anni Trenta, come sappiamo, furono il periodo di incubazione per lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Nel 1945, sulle rovine del conflitto, lo sport ritrovò una sua collocazione anche a Reggio Calabria ed alcuni espressero l’idea di far rivivere il Giro. Tra questi vi era Adolfo Cremona, ex corridore e funzionario delle FS. Egli, fermo sostenitore della rinascita del Giro, partì per Roma al fine di ottenere la partecipazione alla gara di un numero cospicuo di corridori. Combinò un incontro con Coppi, Bartali, Leoni, Volpi e Ricci offrendo loro la grossa somma di 50mila lire. Rifiutarono: la guerra aveva distrutto le vie di comunicazione verso Reggio – se ne era ben accorto anche Cremona nella sua difficoltosa ‘salita’ per Roma – e, di conseguenza, non era ancora possibile tornare ai normali spostamenti. Nonostante i niet degli assi, il Giro rinacque comunque. In quello stesso anno: a giugno. L’Associazione Sportiva Aspromonte – sorta frettolosamente in sostituzione della precedente società sportiva – preparò l’organizzazione grazie al patrocinio del giornale “Il Tempo”, quotidiano reggino edito dal Comm. Giuseppe Attanasio. La prima edizione postbellica fu vinta da Giovanni Corrieri su Mario Fazio ed Arturo De Lorenzo.

L’instancabile Salvatore Siracusa, comunque, rifondò nel 1947 lo “Sporting Club Reggio”. All’associazione risorta fu affidato il compito di organizzare la nuova edizione del Giro nel 1949. Si ricominciò il 9 aprile di quell’anno. L’atleta della Virtus Lucca Pagliazzi vinse il Giro con netto distacco.

Data l’organizzazione impeccabile, l’Unione Ciclistica Internazionale incluse il Giro tra le “Grandi corse internazionali”. Ciò attirò i migliori assi del ciclismo globale all’iscrizione al Giro per l’anno seguente, il 1950 (da questa edizione la gara si svolgerà in un solo giorno). Due nomi su tutti: Fausto Coppi e Gino Bartali. Quest’ultimo era appena reduce dalla vittoria alla Milano-Sanremo, ma Coppi si prese la sua rivincita a Reggio Calabria. Egli mise in luce, soprattutto, la sua intelligenza nei momenti decisivi della gara. L’episodio principale, infatti, avvenne a Mammola, sulla Limina. Bartali forò, Coppi mandò subito avanti suo fratello Serse e Pasquini per tirare e, successivamente, venne fuori imponendosi in modo eccelso. Bartali non ebbe fortuna: dopo quattro forature, ruppe anche il sellino vicino Cinquefrondi, chiudendo la gara, nonostante ciò, in netto recupero. Coppi scappò via dagli inseguitori a Scilla – qualcuno, annota il sito dello Sporting Club, gli gridò: “Vai più veloce di una moto!” – giungendo tri
onfante sul Lungomare di Reggio applaudito da un’immensa folla, pronta ad accoglierlo nonostante la pioggia battente.

Bartali, comunque, farà suo il Giro di Reggio nel 1952. Coppi non poté partecipare per infortunio. La gara si svolse tranquillamente e senza seri attacchi da parte di solitari corridori quasi fino a Gioia Tauro. La giornata di settembre, infatti, era davvero afosa. Tuttavia, la scalata del S. Elia a Palmi fece scattare i primi ciclisti: in fuga Minardi, seguito da Magni, Moresco e Bartali. Gino e Magni riagguantarono Minardi a Bagnara. A 250 metri dall’arrivo, quest’ultimo tentò l’allungo, ma Bartali scattò e vinse accolto da una straordinaria ovazione.

Dopo le vittorie nel 1951 e nel 1953 di Luciano Maggini, Minardi si prese la sua rivincita battendo Coppi nel 1954. L’anno dopo, il Giro di Reggio incoronò Rino Benedetti. Coppi ottenne la quinta posizione. Nel 1956 il campione di Castellania, causa la forte pioggia, decise di non correre il mattino stesso della gara: “Non voglio buscarmi un altro malanno e stare fermo per tre mesi ancora” avrebbe detto. Vinse il Giro ancora Giuseppe Minardi, come due anni prima.

Alla XVII edizione del 1966 s’impose, per la prima volta, Michele Dancelli, nonostante avesse accusato un malore sulla Limina. Si ripeterà ancora e ancora: tre volte consecutive. Un record. Delusione, invece, per Felice Gimondi, a sedici minuti dalla testa nell’edizione del 1968.

L’edizione trentuno del 1970 apportò diverse novità: l’inserimento di un tratto autostradale nella corsa, l’assenza della scalata del S. Elia, storica vetta del Giro, e la prima vittoria di uno straniero: Walter Godefroot.

Nel 1973, la 34esima edizione del Giro fu vinta da Vladimiro Panizza. Per la prima volta, i corridori non affrontarono il passo della Limina. Francesco Moser fu beffato in volata: partito troppo lungo, infatti, non riuscì a reggere consentendo a Panizza di superarlo per una manciata di metri sul Lungomare.

Si rifarà l’anno dopo a discapito di Felice Gimondi. Quest’ultimo, vincitore pochi giorni prima della Milano-Sanremo, non riuscirà mai a scrivere il suo nome tra i vincitori del Giro di Reggio. Moser, Baronchelli e Wlaeminck si presentarono soli sotto lo striscione dell’ultimo chilometro: a 50 metri dall’arrivo, quando sembrava che il belga avesse ormai partita vinta, ecco lo scatto irresistibile del corridore trentino.

La fortuna, avuta l’anno della vittoria, si ritorcerà contro Moser l’anno dopo, nel 1975. A Catona, Giuseppe Perletto sorprese tutti ed andò in fuga. Lasciò a Moser sei secondi.

L’edizione numero 39, svoltasi nel 1978, incoronò il biondo norvegese Knut Knudsen.

Baronchelli vinse nel 1980. Silvano Riccò fece suo il Giro nel 1985. Negli anni Novanta, degna di nota è la doppia vittoria di Michele Bartoli, edizioni 1996 e 1998. Uno dei mattatori del Giro nel nuovo Millennio è stato Daniele Pietropolli, vincitore nel 2008 e 2011. Attuale detentore del primo premio al Giro della Provincia di Reggio è Elia Viviani, il quale si è fatto notare anche alle Olimpiadi Londra nella specialità dell’omnium.

Una storia lunga quasi un secolo, quella del Giro della Provincia di Reggio. I grandi – Coppi, Bartali, Moser, Gimondi e tanti altri – hanno calcato le strade e le salite della punta dello Stivale.

E tutto nacque da un piccolo bar vicino Piazza Indipendenza durante la prima guerra mondiale…

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