
Già prima della seconda guerra mondiale, il Lido divenne punto di raccolta della vita mondana non solo reggina, ma anche di quella proveniente dalla Sicilia. La mostra fotografica allestita pochi mesi fa in ricordo del Lido comunale, dal titolo “Reggio al mare”, ha presentato, ad esempio, una locandina del programma della stagione balneare del Lido. Anno: 1932. “Spiaggia incantevole e soleggiata. Panorama suggestivo sullo stretto azzurrissimo. Meravigliosa vista sull’Etna. Capanne con tutti i conforti. Barche per gite. Trampolini. Verande a mare. Caffè e ristorante con orchestra. Grandioso teatro sulla spiaggia. Spettacoli di prim’ordine”.
Tanti giornali riportano gli eventi mondani che venivano organizzati al Lido: uno su tutti, l’elezione di Miss Cinema. Ma soprattutto, dopo la fine della guerra, la presenza, negli anni Cinquanta e Sessanta, dei cantanti, musicisti e showman più cool del momento: Nilla Pizzi, Corrado, Carla Boni, Mike Bongiorno.
Era la rotonda sul mare ad ospitare gli eventi artistici, le feste, i balli all’interno del Lido. Il giorno si stava in spiaggia, tra le cabine disposte su due piani ed il mare accogliente, puro. La sera ci si scatenava dentro la rotonda. Lì nascevano i primi amori adolescenziali, si consolidavano amicizie, ci si riconosceva come appartenenti ad una grande Famiglia cittadina. Il resto del Lido, comunque, non era di certo inanimato…
Un’area di quasi trentamila metri quadrati, poco meno di 800 cabine da spiaggia: il cuore pulsante della vitalità della città di Reggio Calabria.
Oggi, di tutto questo, cosa rimane? Ricordi, solo bei ricordi. Perché adesso il Lido è lo spettro di ciò che era. Abbandonato a se stesso, sembra essere una piccola ghost town rivierasca dentro la quale non è preferibile avventurarsi in orari notturni. Cabine messe a soqquadro, sfacelo totale dell’intera struttura, incuria completa: i segni del tempo lasciato andare via senza intervenire.
La società civile reggina ha chiesto a più riprese un serio ripristino dell’attività del Lido. Qualcosa si sta facendo, come ad esempio la ripresa di attività di ristorazione e d’intrattenimento serale presso la Torre Nervi. Ma ancora sono piccoli passi, ben lungi da un ripristino completo dell’impianto.
I simboli sono le ancore attraverso le quali una cultura cerca di restare a galla e sopravvivere contro il flusso continuo del tempo. Riportare in vita un simbolo come il Lido comunale sarebbe un grande segnale di riscatto per la città di Reggio Calabria. Come un’araba fenice, la struttura potrebbe tornare in vita dalle proprie ceneri ancora più forte di prima e segnare uno spartiacque tra una Reggio, quella di adesso, lasciata in balia di se stessa, e una Reggio, quella di domani, piena di speranza e famelicamente vogliosa di cambiamento.




