
Vincenzo Caruso
Troppe auto tutte insieme.
Dopo aver deciso di effettuare un controllo in casa, i tre carabinieri si dividono. Giacoppo resta a guardia dell’autoradio. Condello e Caruso si avviano verso l’abitazione di Petullà.
Scoppia l’inferno. Dalla casa vengono indirizzati svariati colpi d’arma da fuoco verso i due carabinieri.
Lo scontro è violentissimo. Ma chi spara contro Condello e Caruso? E perché?
I tre carabinieri ci avevano visto bene. Avevano interrotto un summit di ‘ndrangheta della cosca Avignone, egemone sul territorio.
Il conflitto a fuoco provoca quattro morti: da una parte perdono la vita i carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso, dall’altra Rocco e Vincenzo Avignone, di 35 e 20 anni, zio e nipote. Giacoppo, che era stato lasciato a guardia della pattuglia, dopo aver sentito i primi spari, cerca di aiutare i colleghi accorrendo sul posto. Inutilmente.
Le indagini dei Carabinieri accertano che a quel summit stavano partecipando undici soggetti, numero desunto dai piatti presenti sulla tavola imbandita. Ed inoltre, fatto di rilevanza notevole, Rocco e Vincenzo Avignone si sarebbero immolati nello scontro a fuoco contro i carabinieri al fine di consentire ad altri componenti, di peso ‘maggiore’, di scappare: pezzi grossi della ‘ndrangheta o, perché no, politici collusi.
I carabinieri, dopo lunghe indagini, riescono ad identificare ed arrestare nove degli undici partecipanti all’incontro di Razzà.
Gli altri due non sono mai stati individuati e questo ha fomentato l’ipotesi della ‘presenza politica’ nel casolare di Petullà, anche a causa della strenua difesa tenuta da alcuni commensali per farne fuggire altri.
Il processo di primo grado presso il Tribunale di Palmi per la morte di Condello e di Caruso, come racconta il Presidente della Corte d’Assise di Palmi Saverio Mannino nel suo libro “La strage di Razzà”, si è concluso con condanne per due secoli complessivi di carcere, di cui trenta per il boss Giuseppe Avignone. Oltre alle condanne, è stata scoperchiata una pentola di affari d’oro in mano agli Avignone fatta di subappalti per il V Centro Siderurgico di Gioia Tauro, tangenti, investimenti nell’edilizia, ramificazioni nella società civile e, soprattutto, legami con la politica locale e addirittura ‘romana’.
Stefano Condello e Vincenzo Caruso, per il sacrificio delle loro vite nella lotta alla ‘ndrangheta, sono stati insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria.
Oltre alle medaglie, tuttavia, lo Stato non si è sentito in dovere di costituirsi parte civile nel processo sulla strage di Razzà.




