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Memorie – I comitati di Liberazione Nazionale in Calabria

7 Dicembre 2011
in Memorie
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Stefano Perri – Nell’Italia dell’immediato dopo guerra, subito dopo la liberazione dal nazifascismo, dal 1943 al 1945, si costituirono su tutto il territorio nazionale, martoriato dalle disgrazie economiche e sociali del conflitto,

i Comitati di Liberazione Nazionale. Nel mese di gennaio 1945, si riunì il congresso del comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia, presieduto da Emilio sereni, che approvò una mozione diramata a tutte le Sezioni italiane.

Nella mozione si indicavano i ruoli e le competenze che avrebbero dovuto tenere le sedi provinciali del Comitato di Liberazione affiancando le ancora fragili istituzioni nel processo di ricostruzione democratica necessario dopo il conflitto.
Anche in Provincia di Reggio Calabria si costituirono i Comitati di Liberazione Nazionale con il compito di affiancare il Prefetto ed i nuovi Sindaci eletti nei piccoli Comuni della provincia con il compito di ricostruire i vari livelli istituzionali. Nella provincia reggina i comitati comunali costituirono nell’estate del 1945 stabilizzandosi poi verso i mesi di ottobre novembre dello stesso anno. I Comitati rispecchiavano in gran parte la composizione politica nazionale e se si esclude qualche eccezione indipendente erano formati per lo più da esponenti del Partito Comunista, del Partito Socialista, Liberale, Democrazia Cristiana e del Partito d’Azione.
I CLN intrattenevano rapporti politici con i Sindaci dei vari Comuni aiutandoli nel difficile percorso di legittimazione istituzionale. Molto spesso erano gli stessi CLN comunali a proporre i nominativi della giunta comunale. Dai documenti, consultabili presso l’archivio di Stato di Reggio Calabria, risulta che alcuni comitati svolgevano una azione determinante e , se occorreva, ricorrevano alla denuncia contro soprusi e irregolarità evidenziate nella fase di composizione delle Giunte.
Il prefetto Ceraolo si rivolgeva al comitato provinciale di Reggio Calabria per proporre i nominativi degli assessori delle diverse amministrazioni comunali della Provincia e chiedere, nel contempo, il parere in merito.
clnDiversi furono i carteggi scambiati tra la prefettura e i vari CLN dei comuni della provincia per chiedere delucidazioni in merito all’ingresso in Giunta o meno di questo o di quel rappresentante politico. La Prefettura, avendo una scarsa conoscenza delle dinamiche politiche che si andavano formando nei diversi paesi della Provincia, continuava a chiedere il supporto dei CLN per decidere ed approvare la formazione delle diverse Giunte comunali sul territorio dopo l’elezione diretta dei Sindaci.
Inoltre il Comitato di Liberazione Nazionale di Reggio Calabria aveva il compito di nominare una commissione composta di partigiani che funzionasse provvisoriamente come Comitato provinciale per la Provincia di Reggio Calabria, fino alle previste elezioni per la nomina democratica dei nuovi membri. L’obiettivo era quello di garantire un’assemblea provinciale che fosse il più possibile rappresentativa degli equilibri politici che andavano formandosi dopo la caduta del regime fascista. Il 31 dicembre 1945, vennero infatti segnalati al comitato di liberazione nazionale di Reggio Calabria i nomi per la composizione della nuova assemblea provinciale.
Nominato Segretario fu il Dottor Rocco Germanò del Partito d’Azione, vicesegretario Carmelo La Cava del Partito Repubblicano, Giuseppe Orecchio e Francesco Pecora del Partito d’Azione, Giuseppe Messina del Partito Socialista; Pietro Franco, Giovanni Stillitano, Antonio Cavallaro e Vicenzo Coppola per il Partito Comunista e poi gli indipendenti Giovanni Romeo e Vincenzo Reitano.
Nonostante la buona volontà iniziale non tutto procedeva serenamente all’interno del neonato comitato di Liberazione Nazionale. Molti furono gli scontri tra le diverse componenti fino a determinare una serie di dimissioni che provocarono il 26 febbraio del 1946 un primo scioglimento del CLN.
Uno dei compiti più importanti che dovevano essere assolti dal neonato Comitato di Liberazione Nazionale era quello di dirimere le controversie relative alle postazioni pubbliche occupate dagli ex membri del disciolto partito fascista.
Molti privati scrivevano al comitato di liberazione nazionale per lamentarsi che non si applicavano le leggi epurative contro gli extra fascisti che occupavano ancora posti di responsabilità. Ad esempio il vice segretario generale del comitato di liberazione nazionale il professor Giovanni Cassandro, scriveva, il 28 agosto 1945, a tutte le direzioni provinciali del Partito Liberale comunicando che era in corso di pubblicazione la nuova struttura delle commissioni provinciali di epurazione. La nuova struttura sarebbe stata composta da un presidente, e da tre membri con specifica competenza rispettivamente per i delitti fascisti, per l’epurazione e per la vocazione dai profitti di regime.
Nelle sedute ordinarie e straordinarie, al livello provinciale, tenutesi a Reggio Calabria, si discuteva di decisioni importanti da prendere nei diversi comuni, dove venivano nominati responsabili politici. Si delideravano anche delle misure punitive nei riguardi dei sospettati per passata connivenza col fascismo, specialmente se si trattava di rimuovere dalla carica qualcuno non integerrimo sul piano politico.
Inoltre i comitati di liberazione nazionale intrattenevano rapporti con enti e associazioni che segnalavano casi specifici ciao anomalie chiedendone la soluzione . Fittissima risulta la corrispondenza tra il comitato di liberazione nazionaledi Reggio Calabria con negli altri comitati italiani su argomenti politici, ma anche di ordinaria amministrazione.
I CLN furono nella prima fase del nuovo Stato democratico un viatico fondamentale non solo verso la formazione di un equilibrio democratico di gestione della cosa pubblica ma anche un pilastro importante della ricostruzione economica e sociale del territorio.
E se durante le prime fasi si diede spazio ad una sorta di spontaneismo populista che tentava di dare riscontro alla enorme voglia da parte della popolazione di partecipare alla formazione dei nuovi assetti statali col tempo la situazione andò normalizzandosi fino a raggiungere gli equilibri sperati con l’elezione democratica delle nuove istituzioni.
Quando cessò la funzione dei Comitati di Liberazione Nazionale il nuovo Stato, che decise con il Referendum del 2 giugno del 1946 per la Repubblica, di fatto svuotò le loro funzioni fino allo scioglimento definitivo che avvenne nel 1947.
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