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Memorie – Il Papa a Reggio

7 Ottobre 2011
in Memorie
Tempo di lettura: 6 minuti
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papa-giovanni-paolo-II

 

di Francesco Scarpino – “….. costeggiando, giungemmo a Reggio”. (Atti 28,13).Inizia così, in modo assolutamente privilegiato, il rapporto di Reggio con il Cristianesimo. A scrivere è Paolo

di Tarso, il dotto, colui che perseguitava i primi cristiani fino a – folgorato sulla via di Damasco  “…Paolo perché mi perseguiti…” – non divenne straordinario testimone di una fede che capovolge il criterio di Dio.

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E Reghion così si trova impressa nel Libro dei libri. E’ la prima città del continente europeo ad ascoltare la parola di Dio; così la chiesa reggina viene “edificata” da Paolo che ne lascia la guida a Stefano di Nicea primo Vescovo della comunità.
L’antica Reghion in duemila anni di storia “contaminata” dal fulgore cristiano, continua a  conoscere le fortune e sfortune tipiche di chi occupa una terra di frontiera e di confine.
Ma ad accompagnarla è il legame sempre intenso con la propria Chiesa, che è universale nel suo mandato e profondamente territoriale nella sua missione; fino a diventarne, più e più volte, scudo e rifugio. Non bisogna scomodare pubblicazioni oltremodo datate, né episodi lontani nel tempo. Si può fare anche riferimento a pagine di cronaca recenti che ne raccontano il costante legame e lo spirito d’azione.
Non passeranno 2000 anni dalla visita di Paolo, e Reggio registrerà un altro, particolare, privilegio. Ospiterà, per due volte, a distanza di pochi anni, il vicario di Cristo. Il Papa.
“Con grande gioia comunico che il Papa Giovanni Paolo II nei giorni 6 e 7 del prossimo mese di ottobre effettuerà l’attesa visita alla Calabria”. A scrivere (il 25 febbraio 1984) è Aurelio Sorrentino Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria e Presidente della Conf. Episcopale Calabra.
Alla seguente conferenza stampa di presentazione della visita un acuto giornalista domandò “perché a tutta la Calabria? A tutta la Regione?” “Il Papa ch’è padre attento e premuroso, e come tale conosce bene la realtà della nostra terra e sa leggere nella nostra storia, si propone due obiettivi – risponde Mons. Sorrentino. Il primo è quello dell’unità della chiesa ed il secondo, non meno importante, e quello dell’unità nella società civile: entrambi devono essere simultanei e convergenti per operare il grande cambiamento della cultura calabrese odierna fatta di divisione, di campanilismo, e di conflitti, che di fatto raffrena ogni progresso”.
Il Papa che conosce dunque, e che sa leggere nella storia.
Una storia recente, che dista una manciata d’anni dalla Rivolta della città calabrese, in una regione la cui aggregazione è sancita solo dai confini geografici e il cui humus è fortemente rappresentativo della patologia sociale comune all’Italia meridionale. E questa è assai nota a Giovanni Paolo II che, il 10 dicembre 1981, scrive ai Vescovi di Calabria “…non si può rimanere insensibili davanti ai problemi, così numerosi gravi e dannosi, della cosiddeta questione meridionale, con le differenze economiche e sociali tra Nord e Sud; né si può ignorare che anche all’interno della questione meridionale esiste, come voi la chiamate, una questione calabrese, che ha dietro alle spalle cause molteplici di natura storica, geografica, culturale e sociale…”
Ma l’incontro con Giovanni Paolo II non è l’incontro con “uno” dei Papi.
Karol Woityla è considerato un “gigante” della storia contemporanea, artefice di cambiamenti epocali, anche da chi è lontano dalla fede cattolica. Semplicemente un Santo da chi crede che la straordinaria vita e opera di “quest’uomo venuto da molto lontano” sia intrisa da un particolare mandato divino.
Reggio incontra, dunque, per la prima volta (7 ottobre 1984) il capo della Chiesa universale.
Un vero testimone di fede e speranza, e dunque di profezia.
Lo fa in un periodo particolarmente cupo della sua storia, ripiegata su se stessa dopo i traumi della rivolta del 1970/71 e al centro della cronaca nera nazionale.
Dov’è la via d’uscita?
Il Papa che conosce e che legge la storia si sentirà coinvolto nella vicenda della città che fu visitata da Paolo di Tarso.
E Woityla risulterà visibilmente coinvolto  e commosso dalla moltitudine di (dei suoi) giovani a Piazza Duomo e accompagnato da “fiumi di gente” lungo le vie della città che ha dato i natali al chirurgo che lo operò dopo l’attentato del 1978.
Le strade interessate dal passaggio del Pontefice sono appositamente asfaltate e il traffico regolamentato da vigili urbani arrivati “in prestito” dalle città vicine.
Reggio si sente meno sola.
Avverte un profondo e sincero interesse, si sente figlia di un Padre buono che incontrerà ancora, dopo soli quattro anni.
Reggio Calabria sa di essere stata già scelta quale sede del 21° Congresso eucaristico nazionale: (CEI prot. 931/83 del 03.11.1983) “il Santo Padre ha favorevolmente accolto l’istanza e ha dato il Suo benestare affinchè il XXI Congresso Eucaristico Nazionale si tenga a Reggio Calabria”.
La città difficile si preparerà a vivere il grande evento il cui tema è “L’Eucarestia segno di unità”.
Il Congresso la catapulterà al centro dell’attenzione della Chiesa italiana e della società civile, con manifestazioni e eventi civili e religiosi che faranno registrare in città la presenza delle più autorevoli personalità del mondo della chiesa, della politica, della cultura; ma soprattutto le permetterà di riabbracciare, nella fase congressuale finale, il proprio Papa con il quale il legame diverrà ancora più intenso e proficuo.
“Riecheggiano ancora nell’aria le gradite espressioni che la Santità Vostra ha voluto riservare a questa comunità durante la visita del 1984. Ci sono state di conforto e sprone per tutto questo tempo….”  – così il sindaco Michele Musolino accoglie il Papa – le parole del primo cittadino bene testimoniano un piccolo segnale di risveglio della città; ma è sempre il Sindaco nella stessa lettera a comunicare tracce di amarezza “… Ma nessun traguardo può essere ragionevolmente raggiungibile se in coloro che lo perseguono manca, come spesso purtroppo da noi, una condizione fondamentale: l’unità negli intenti e nell’azione…”
Il Papa in questa seconda visita riserverà uno spazio privilegiato alle diverse realtà cittadine, al suo seguito le alte sfere ecclesiali, l’alta politica e i media.
Visiterà le Omeca e si recherà al rione Modena a visitare il centro di accoglienza gestito dalle suore di Maria Teresa di Calcutta. Pernotta al seminario Pio XI, e sempre nell’alta scuola di formazione riceverà il Presidente del Consiglio dei Ministri Ciriaco De Mita.
Il Capo del Governo, di un Governo atavicamente assente, che 17 anni prima non aveva esitato a spedire i carriarmati a Reggio, è chiamato a rapporto in quella stessa città dal Capo della Chiesa.
Su cosa “concretamente” produsse quell’incontro lo dava ad intendere lo stesso saluto riservato dal Capo del Governo al Santo Padre: “Le porgo, Santità, il saluto della Nazione Italiana, e sono lieto di farlo, personalmente, qui, in questa terra di Calabria, ed in questa città di Reggio, che debbono essere, e sono, oggetto di un’attenzione, del tutto particolare, e di un impegno specifico, da parte del Governo…  ….l’Italia perciò è idealmente tutta qui, per vivere con Lei, oggi, in momento singolare della sua storia religiosa, e per dirle grazie per queste Sue visite nella nostra città e nelle nostre contrade, mosse da una paterna sollecitudine per l’uomo di ogni età e di ogni condizione…”
Reggio dunque ridiventa “nostra” per il Governo dal quale riceverà, stavolta si, “un’attenzione particolare”. Giusto qualche mese e il Consiglio dei Ministri emanerà un decreto legge (n. 246 del 1989), prassi riservata alle procedure d’urgenza, avente quale scopo il “risanamento e lo sviluppo della città di Reggio Calabria”. Nello stesso anno sarà istituita in città la Corte d’Appello.
Ma il Papa – “al quale non si può dire di no” come pare abbia esclamato in vita S. Pio dopo un incontro con l’allora Card. Woityla – nel suo discorso alla cittadinanza, il 12 giugno 1988, e alle autorità a chiusura del Congresso, legge ancora la storia, e ne trae spunti profetici “….la mia gratitudine va in primo luogo al Signore per avermi concesso di ammirare nuovamente, a quattro anni dalla mia precedente venuta tra voi, l’incanto delle vostre coste, benedette dal passaggio apostolico di S. Paolo. Il rapido volo dal Santuario della Madonna nera del Tindari a questa città devota alla Madonna della Consolazione, mi ha consentito di abbracciare in una unica visuale le due sponde di quella che voi chiamate l’Area delo Stretto, quasi per auspicarne e presagirne in un avvenire non lontano, non solo una più diretta connessione, ma altresì una più feconda integrazione, volta a ricreare continuamente, come attraverso un ponte ideale, una comunicazione sempre più ricca fra l’Italia, e quindi l’Europa tutta, da una parte, e le regioni al di là del Mediterraneo, dall’altra….  … di recente ho avuto modo di segnalare come una delle caratteristiche più negative del nostro tempo sia l’allargamento del “fossato” tra l’area del cosiddetto Nord sviluppato e quella del Sud in via di sviluppo. Chiunque abbia occhi per vedere, deve purtroppo riconoscere in questa vostra terra, che pur ha tradizioni nobilissime, l’esistenza di segni emblematici di tale divaricazione….”
L’intervento del Governo con il decreto Reggio, come detto, avrà i dettami dell’eccezionalità e garantirà l’erogazione nel 1989 alla sola città di oltre 600 miliardi di vecchie lire per il suo risanamento e sviluppo.
Sui vitali e innegabili benefici che scaturirono da quella iniziativa ci sarebbe poco da discutere; su quanto realizzato, tuttavia, rispetto alle ingenti somme riservate al solo centro urbano, si potrebbe aprire un ampio fronte dialettico.
La città, visitata da Paolo di Tarso e da Papa Giovanni Paolo II, dovrebbe riconoscere, attraverso una testimonianza adeguata, il valore di uomini che hanno impresso una svolta alla storia cittadina.
A Wojtila, così come a S. Paolo, moltissime città hanno dedicato prestigiose piazze, vie, perfino intitolato aeroporti e stadi, …..a perenne testimonianza di un legame particolare; …..ma tanto particolare quanto può vantarlo Reggio?
Pure la città possiede spazi urbani di assoluto pregio e prive di denominazione.
Basti pensare a Piazza Duomo (con l’augurio che non continui ad essere impiegata quale parcheggio – unico caso in Italia) o alla passeggiata livello mare del lungomare cittadino (passeggiata dei lidi !?).
Riscoprire il valore della gratitudine, dopo una corretta e reale percezione di ciò che è avvenuto, sarebbe un confortante segno di maturità per una comunità impegnata a scrivere saggiamente il proprio futuro.

 

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