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Centro Impiego di Catanzaro: i nostri utenti subiscono disservizi ogni giorno

4 Ottobre 2017
in Catanzaro, Lettere a Strill
Tempo di lettura: 4 minuti
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Centro Impiego di Catanzaro: i nostri utenti subiscono disservizi ogni giorno

Riceviamo e pubblichiamo – Siamo prima che lavoratori, cittadini alla pari di tutti quelli che quotidianamente affrontano lunghe file davanti i nostri cancelli per ottenere un certificato o comunque l’erogazione di un servizio. L’utenza che siamo tenuti a servire è particolare quanto ad esigenze; chi si presenta ai nostri sportelli, nella maggior parte dei casi, denuncia il proprio stato di disoccupazione e tale dichiarazione è necessaria per una serie di adempimenti o ulteriori atti a cui il disoccupato è tenuto per poter accedere ad indennità o comunque ottenere quello status che è condizione fondamentale per trovare un nuovo lavoro. Siamo consapevoli dell’importanza del nostro lavoro e altrettanto consapevoli del disservizio che la nostra utenza subisce da ormai molti mesi, non per nostra disattenzione o incuria. La nostra è in questi ultimi anni una storia di decadimento e caduta in termini di qualità di servizi, ma anche di perdita di dignità professionale che è giusto e doveroso sottolineare. Ancora oggi, all’indomani della riforma avviata con la c.d. legge Del Rio, viviamo come lavoratori in un limbo, normativamente non riusciamo ad identificare con assoluta certezza il nostro datore di lavoro e non apparteniamo a nessuno. Operiamo in avvalimento alla Provincia senza essere inseriti nei ruoli organici della stessa e non apparteniamo alla Regione che non ci ha, a distanza di tre anni, inseriti ancora nel proprio organico. Non cresciamo economicamente e professionalmente, non abbiamo un interlocutore datoriale al quale sollevare ed esporre le criticità sempre maggiori a cui il nostro Centro è sottoposto nel proprio operare quotidiano. Ci rendiamo comunque conto di essere dei privilegiati rispetto al pubblico che quotidianamente si reca ai nostri sportelli. Percepiamo uno stipendio e di fronte abbiamo chi non ha più questa possibilità. Ma a che prezzo? Il prezzo che paghiamo è quello di essere quotidianamente ricettori di un malcontento del tutto giustificato per quello che è ormai un disservizio, nonostante la nostra infinita disponibilità a servire, e ribadiamo a servire, il pubblico per come vorremmo e per come sarebbe giusto.

Un malcontento di cui però non siamo causa, essendo solo il fronte terminale di scelte e decisioni prese e poste in essere su sfere decisionali sulle quali non abbiamo alcuna capacità di incidere, nonostante le nostre continue denunce a tutti gli interlocutori istituzionali che avrebbero e potrebbero quantomeno dimostrare la volontà di affrontare il problema. Così ogni mattina e ogni giorno i nostri cancelli si aprono per un consistente numero di utenti che non è proporzionato al nostro ridotto organico e pur rimanendo seduti di fronte al terminale oltre a quanto prescritto dalle norme in materia, non riusciamo a servire tutti. Inevitabilmente ogni mattina, ogni giorno, siamo apostrofati con aggettivi pesanti, il più dolce per rendere l’idea è quello di fannullone, siamo addirittura sequestrati dal pubblico in ufficio oltre l’orario ordinario, che con le proprie macchine ostruisce il passaggio carrabile e ci impedisce di uscire. Siamo sottoposti a controllo continuo dalla stessa utenza che spesso apre le porte dei nostri uffici per verificare se siamo seduti, se stiamo lavorando sul presupposto che il male di tutto il mondo è dovuto solo ed esclusivamente ad un organico composto da 8 lavoratori full time e 6 operatori part time al 50%. Ogni mattina, ogni giorno alla chiusura degli sportelli, che avviene sempre ben oltre il normale orario, assistiamo a pesanti sfuriate, subiamo minacce ed aggressioni al momento solo verbali. In questo contesto reso già estremamente critico da un organico numericamente inadeguato, ad agosto di questo anno il nostro vecchio sistema di gestione ed elaborazione dati, che doveva essere adeguato alla nuova normativa unicamente per quel che riguarda l’invio della SAP all’Anpal, ma per il resto perfettamente funzionante, è stato sostituito con uno nuovo.

Tale passaggio non è stato indolore ed ha aggravato una situazione già critica. La sostituzione è avvenuta in tre giorni, senza fornire a noi operatori una adeguata formazione. Chi nei primi giorni del mese di agosto si è recato presso i nostri sportelli e dopo una lunga fila all’esterno è riuscito ad accomodarsi all’interno, ha sostato davanti gli operatori oltre un tempo ragionevole, perché la formazione è stata erogata, in costanza di apertura degli sportelli al pubblico, da un’unica addetta a fronte di 5 sportelli aperti e se per una iscrizione mediamente erano necessari con il vecchio sistema dieci minuti, gli utenti in quei giorni hanno atteso per l’erogazione di un certificato o di un colloquio anche più di un’ora. Come non essere d’accordo con l’impazienza manifestata dagli utenti in quella occasione, ma d’altra parte quale scelta o soluzione alternativa è stata data a noi operatori che abbiamo subito il cambio di sistema. Ed ancora, ad oggi, in questa fase di passaggio infinita, • il nuovo sistema è privo dei dati e delle informazioni che servono a ricostruire in maniera adeguata la storia professionale dei lavoratori.

• E’ una scatola parzialmente piena o forse è bene dire quasi vuota, che ci costringe a far riferimento per alcuni aspetti al vecchio sistema, nonostante le rassicurazioni date in sede di formazione circa l’efficienza e autonomia del nuovo sistema. • Ci costringe ad un’attenzione oltre quella ordinaria, per le difficoltà operative che sono legate alla sua funzionalità che fino a pochi giorni fa addirittura non considerava la più recente normativa nel settore. • Ci costringe ad adottare soluzioni temporanee per affrontare tutti quei casi per i quali non siamo stati dovutamente formati. • Ci costringe ad interruzioni costanti. • Ci costringe a verificare quotidianamente quali novità funzionali sono state apportate, ovviamente a nostra insaputa e senza alcuna preventiva informazioni, cosi da un giorno all’altro cambiano le modalità operative ma nessuno pensa di comunicarlo a chi lavora con il sistema. • Ci costringe a lunghe ed interminabili discussioni con l’utenza che altra alternativa non ha, se non che quella di inveire con chi si trova in prima linea. • Ci costringe a servire, a parità di sportelli operativi, un numero comunque inferiore di utenti rispetto a quello servito con l’utilizzo del vecchio sistema. Ci scusiamo per il disservizio, siamo tutti lavoratori qualificati, scrupolosi che lavorano con coscienza e amor della propria professione, che ci tengono al proprio lavoro, ma ci tengono anche e soprattutto a lavorare con dignità. Ci mortifica essere maltrattati, essere apostrofati o aggettivati in maniera impropria e minacciati ogni giorno senza che nessuno ci ascolti o comunque comprenda che non siamo artefici di questa situazione.

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