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Confindustria Vibo – Le regole del gioco

28 Febbraio 2015
in Lettere a Strill, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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In questi giorni abbiamo registrato una pesantissima sconfitta. Vale la pena, la vale tutta la pena di sentirne addosso l’enorme peso, di subirne l’asfissiante pesantezza, di assorbirne il dolore ed infine, renderla utile. Se le regole del gioco non cambiano non sarà l’ultima sconfitta. È questa la lezione che ancora non abbiamo imparato, quello che brucia di più. Tutte le manifestazioni di solidarietà ai lavoratori o agli imprenditori che perdono la loro dimensione di dignità lavorativa, ed in alcuni casi la loro stessa vita, non servono, soprattutto se al mattino dopo ci si ripiega tutti quanti alle regole del gioco, senza mai metterle in discussione. Da tempo sosteniamo che le regole del gioco devono essere cambiate se vogliamo mantenere in vita quel poco di sistema imprenditoriale che ancora sopravvive e che ha dato negli anni la possibilità di veder camminare piccoli imprenditori, cittadini e lavoratori dal lato giusto della strada. Forse lo abbiamo detto troppe volte, ed il ripeterlo è diventato un ronzio, un suono così obsoleto e fastidioso da essere ormai non solo inascoltato ma ritenuto rumore, rumore di fondo. Siamo convinti che gli errori di ieri stiano uccidendo le imprese oggi. Gli effetti delle scelte sbagliate e, peggio ancora, quelle non fatte da un contesto politico amministrativo sordo si abbattono, in questa epoca dove la crisi è la giustificazione di tutto, come macigni sulle debolezze di oggi. Ci si interroga su cosa sia possibile o non possibile fare per questa o per quell’emergenza, e si corre attorno al capezzale della crisi del momento. Corre tutta la gerarchia della politica di oggi, testimone forse incolpevole – solo di alcuni uomini, ma non delle forze politiche che li esprimono – dello sfascio perpetrano negli scorsi decenni. Gli impegni disattesi, il non aver eliminato i vincoli alla crescita ed al mantenimento del sistema di imprese negli anni è la colpa, grave, di questo sistema che oggi piange le chiusure, le sconfitte. Se si vuole che le imprese non si trovino dopo anni di resistenza nel baratro della chiusura, che stiano sul territorio, che decidano di investire, che assumano nuova forza lavoro, allora bisogna somministrare una cura da cavallo, per risanare e bonificare il contesto in cui operiamo, dalle fondamenta. Programmazione partecipata, condivisione degli obiettivi, attuazione dei programmi, rispetto degli impegni, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, verifica e controllo degli effetti. Per dirla con una provocazione, se non funziona niente di tutto ciò, niente può rimanere, niente può crescere, niente, tranne la fame, la disperazione e la resa alla criminalità! Se non esiste una politica per le imprese, se l’imprenditoria è considerata solo malaffare, se la programmazione del territorio e delle sue politiche di sviluppo è materia sconosciuta a chi amministra questo territorio, è colpa della crisi? Quando le imprese chiedono il confronto con gli Enti e le Istituzioni che gestiscono la programmazione e la pianificazione del territorio, la concessione delle autorizzazioni, i vincoli burocratici e da questi ricevono, nella stragrande maggioranza dei casi, solo appesantimenti negli adempimenti, dinieghi immotivati, rallentamenti e ostacoli spesso frutto di ignoranza o, peggio di tentativi di corruzione. Dopo sette anni di dura crisi e di disastrose ripercussioni economiche sul fragile tessuto imprenditoriale locale, abbiamo l’occasione, il dovere di ripartire, scrollandoci da dosso, i fantasmi e le paure. Regole certe, trasparenza, efficienza, spirito di servizio, amore per la propria terra. Non chiediamoci cosa possa fare la politica di fronte alle macerie di questo settennato, la risposta è semplice quanto chiara: amministrare con fermezza sapendo dire i giusti si ed i giusti no. Abbiamo di fronte una favorevole congiuntura, il rinnovo delle rappresentanze politiche che amministreranno, da quella regionale a quelle territoriali, non ci interesse di quale colore siano, l’importante anzi è che siano, trasparenti !

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