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    Reggio: ancora avvisi di messa in mora per la Reges

    Ci risiamo! Puntuali come un treno svizzero, ritornano gli avvisi di mora della Reges.
    Su, mettiamoci a “scartoffiare”, fotocopiare, compilare istanze di annullamento e… sperare.
    Forse possiamo cavarcela con poche ore di coda, se abbiamo l’ardire di mischiarci a coloro che pazientemente di buon ora attendono l’apertura dei cancelli. O con una semplice raccomandata (che vuoi che siano cinque euro) o, ancora, con la pec (provate a inviare dalla vostra pec, quella gratuita fornita dal governo, all’indirizzo indicato dalla reges. Probabilmente non funzionerà perché è abilitata a comunicare solo con siti istituzionali).
    Per cosa? Per ribadire quanto già sanno. E allora facciamo un po’ d’ordine nel guazzabuglio, mettiamo a posto ogni cosa dove tutto è babele. E non scoraggiamoci, c’è ancora qualcosa che spezza la monotonia del caos: la puntualità degli avvisi di mora.
    Possibile che nessuno metta fine a quest’astruso meccanismo rodi-cervello delle fatture Reges!
    Beninteso, mi riferisco al puro aspetto tecnico. Per gli altri aspetti, quali le tariffe, ci sarebbe ben altro da “strillare”!
    Possible che ad ogni scadenza si debba andare a consultare tutto “l’albero genealogico” dell’utenza?
    Meccanismo astruso, reso ancora più astruso (e conveniente, presumo) dalla beffa dell’espediente noto come “saldo anno precedente-acconto anno successivo”.
    E’ sufficiente, però, la mancata acquisizione della lettura a far impazzire il già fragile marchingegno.
    Sì, perchè il corretto invio della lettura da parte dell’utente (magari con tutti i mezzi possibili), non garantisce dall’omissione e dalla mancata acquisizione al sistema. L’imponderabile è sempre in agguato.
    Ed allora la catena si spezza.
    Ti vedi addossata una fattura con una quota fittizia (fittizia, e non presunta, cioè, basata su consumi reali relativi al periodo precedente) che non tiene assulutamente conto del pregresso e riparti da zero (magari!).
    Riparti dalla somma che loro indicano nella fattura “malata”, mancante di dati reali di calcolo.
    Pagare, o precipitarsi in sede ed esibire, dichiarare e sottoscrivere quanto già sanno o avrebbero dovuto sapere?
    Bene, siamo ottimisti. Mettiamo che ti vada bene (io non sono stato così fortunato): nella fattura successiva ti verrà rettificato l’errore della precedente, rettifica che però non considera gli acconti, regolarmente pagati, relativi all’anno in cui è stato commesso l’errore, e, magari (è già successo) ti ritroverai (ancora?) con l’indicazione della nuova lettura che non corrisponde a quella che hai segnalato (magari un innocente errore di digitazione)… Beh, a questo punto la storia diventerebbe infinita.
    E tu, malaugurato utente, fattura in mano ed inforcati gli occhiali, provi a sbrogliare una matassa scolorita ed infeltrita, con la pazienza di un certosino.
    Forse, basterebbe poco per sperare in un cambiamento.
    Basterebbe indicare in fattura la regolarità dei pagamenti precedenti (in modo semplice ed evidente, voglio dire, indicato a chiare lettere sotto la somma da pagare).
    Basterebbe, prima dell’emissione successivo conto, invitare l’utente a fornire o ri-fornire la lettura, qualora mancasse o fosse andata smarrita, e, in casi estremi, produrre una fattura con dati “realmente presunti”.
    Basterebbe solo questo per sperare, ed allora sì che, con il salmista, ci alzeremmo a cantare “…ci sembrava di sognare!”