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Reggio: la storia di Vincenzo uno dei clochard della Don Milani

7 Agosto 2014
in Lettere a Strill, RUBRICHE
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo – Vi racconto la Storia di Vincenzo che qualche giorno fa dormiva sotto il mio portone. Se non avessi saputo che sotto quelle coperte sporche e sottili si nascondeva il mio amico, avrei sicuramente guardato dall’altro lato della via e sarei stato solo con i miei pensieri.

Ma Vincenzo era lì. La sua sagoma piccola e minuta si scorgeva solo perché qualche movimento la rendeva viva. Al mio saluto, prima ha borbottato e poi, come se il mattino l’avesse inavvertitamente attraversato, mi ha guardato. Gli occhi felici di vedermi, senza la cupezza che gli riconosco appena incomincia a bere dal cartone. E, accanto a lui, il suo bagaglio di cose regalate e trovate, sorprese nei cassonetti. La borsetta di plastica con dentro le sue coperte e le scarpe grosse, per quando non li senti più i piedi, un pezzo di pane per quando non trovi niente e forse non hai neanche voglia di quello. Tutto da nascondere dietro ai cespugli perché nessuno, ma proprio nessuno li trovi, così da essere sicuro di avere qualcosa di tuo, in un angolo di mondo solo per le tue mani.
La gente passava, lo guardava e mi guardava con uno sguardo che nega ogni possibilità di esistere e di far rumore. Vincenzo si fa guardare, ma non lo vogliono vedere: sarà che non rientra nelle nostre vite, nelle nostre famiglie apparentemente felici e nella stupidità che fa sì che un uomo lo si debba aiutare solo se non puzza e non ha i geloni sulle mani. Nessuna elemosina, nessun commento, nulla esce dalla sua bocca sempre serrata come una maschera di dolore, muta nel modellarsi dei suoi sentimenti. Le imprecazioni, i commenti e i rifiuti per lui sono cose forse necessarie per sentirsi sicuro. Perché essere un “barbone” è l’accettazione e forse la speranza di non essere riconosciuti, di passare inosservati, di mimetizzarsi tra le mille maschere della gente: vivere di fianco e mai in posizione eretta. Trascina lentamente la sua follia con ordinata intelligenza. Vincenzo, senza disturbare nessuno, con le sue poesie e i suoi occhi che quando ti guardano senti come una lama fredda, un brivido sulla schiena e nei tuoi pugni.
Trovare lui è stato trovare quella persona di cui narrano i vangeli, quella che porta la croce conoscendo la buona novella, quella che tutti raccontano ma pochi conoscono.  Vincenzo dice sempre sì e adesso ancor di più. Di notte ha trovato la sua tana, senza nessuno che gli dia gomitate perché lo spazio è poco. Ha lasciato le compagnie notturne che si ritrovano per costruire il loro cielo. Quelle che ha scelto lui di fissare, seguendole nel loro ininterrotto cammino verso un’altra alba che lo bacerà come i bambini più innocenti, raccontandogli le favole che piacciono a lui.
Quelle storie che finiscono bene, come quella serata insieme al suo angelo preferito a cui ha dedicato la notte alla stazione, pur di stargli accanto fino all’ultimo momento.  Anche lui ha i suoi momenti di sofferenza e di pubblico massacro, ma nessuno gli dedicherà mai la vita nel suo nome. Non fa rumore Vincenzo, anche quando vorrebbe urlare. Eppure nella sua mano possiamo ritrovare tutta l’essenza dell’umanità, quella di cui abbiamo bisogno: una droga che ti fa conoscere un mondo diverso, privo di tutto e pieno di passioni, pregno di un profumo antico nelle pieghe della memoria.
Vincenzo è musica. Una musica mesta ma fiera che suona con una corda sola, capace di racchiudere tutte le armonie che ci aprono all’universo. E quando Vincenzo riuscirà a raddrizzare la sua schiena schiacciata dai venti del mondo, forse, noi troveremo una fine e lui finalmente il suo inizio. Noi ragazzi della “Don Milani” che da anni lavoriamo per le strade della nostra città cerchiamo di essere i loro occhi, ma soprattutto cerchiamo in tutti modi di difendere la loro dignità da troppo tempo ormai calpestata.

Filippo Pollifroni
Presidente Associazione di Volontariato
Don Lorenzo Milani

Tags: Associazione Don MilaniFilippo Pollifronivolontariato
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