Sono rimasto molto impressionato dal “pezzo” che avete pubblicato su Mimmo Gangemi, noto scrittore che sta facendo passi importanti tesi ad affermare la sua vena di scrittore.Che siano certi politici da strapazzo a fare analisi bugiarde e giustificative sulla questione meridionale, è la cosa che sapevamo. Ma da un Gangemi ci si attenderebbe ben altro. Diversamente corriamo il rischio di confusione di idee. Vedo di inserire qualche mia riflessione determinata da quanto mi fate leggere nella pubblicazione – intervista. La ndrangheta è un fatto reale che non richiede l’impegno della popolazione e delle scuole per venire combattuta. E’ un fatto organico nello Stato italiano che di fatto la protegge e con le sue attività continua a condizionare la libertà dei buoni calabresi. Sai chi è il più grande alleato della ndrangheta? Chi continua a dire che occorre la reazione popolare, che sia un fenomeno di chissà quale storia, che continua ad agitare tendenze ad opporsi quando nei fatti, protegge ogni forma di sostegno e di rinvio nel tempo di tutti questi fenomeni che alla criminalità sono decisamente collegati quotidianamente e che condizionano ogni forma di vita senza sosta. E’ lo stato in carne ed ossa che protegge la dipendenza calabrese e meridionale costruendosi rappresentanze fittizie fatta dei peggiori calabresi e meridionali. Si tratta dei portaborse e di gente che è sempre stata garantita dal potere governativo, ministeriale, romano. Sono i soliti che sono sin troppo comodi allo stato che in Calabria, ma anche in Sicilia ( mafia) in Campania (camorra) in Puglia (sacra corona), in Sardegna ( banditismo), si mantiene proprio impedendo la formazione di rappresentanze giovanili fino a trasformare i consigli regionali in autentiche mangiatoie al servizio di inamovibili persone che servono solo se stessi ed il potere centrale. Le regioni che dovevano essere un momento di decentramento del potere rendendolo meno estraneo agli abitanti del proprio territorio, di fatto sono diventate un’arma da guerra contro i giovani valenti ed a favore dei faccendieri e dei mafiosi che portano voti in cambio di domini locali sulla politica, sui lavoratori, sui pensionati e sui giovani. Sull’intero sistema vigente. Tutti criticano e nessuno combatte. Lo scrittore deve sfuggire ogni forma di quelle che servono per emergere. Deve scrivere e basta. Non può essere manager di se stesso e delle sue pur comprensibili ambizioni. Verga, Pirandello, Manzoni, Alvaro non sono diventati tali per avere usato Mondatori o Einaudi o La Terza o per avere usato cronache o altri fenomeni, come quello mafioso e criminale, per diventare appetibili. Non è lo scrittore che deve andare alla ricerca di telecamere e di case cinematografiche, ma il contrario, semmai. L’arte non è nel contenuto del libro, ma è nella creatività dell’artista. Lo scrittore è tale non perché parla di mafia o di cronaca nera o rosa, ma perché è uno scrittore. Il resto è marginalità.
L’affermazione non si scambia con la propaganda. A Sant’agata del Bianco si vive di quotidianità paesana e tanti sono conosciuti più del dovuto. L’ignorato è Saverio Strati. Così come a S.Luca: si sa ormai il nome, ma non si leggono i suoi libri. La mafia la conoscono tutti, Corrado Alvaro non è letto da alcuno.
E’ poi sbagliato fare nomi a “casaccio” quando si vuole rilevare la nobiltà della gente onesta e si mettono in giro nomi che sono sicuramente ben altra cosa rispetto ai vari Francesco Perri, Fortunato Seminara, Mario La Cava, Corrado Alvaro, Vincenzo de Angelis, Leonida Repaci, Antonio Altomonte, Sharo Gambino,Tommaso Campanella ed altri. Non dobbiamo fare pensare che i nomi che si fanno sono di amici o di gente che siamo interessati a nominare, indipendentemente dai valori artistici che possono esprimere. E’ molto pericoloso che quel poco di valori che abbiamo vengano spesi erroneamente. Gli intellettuali facciano gli intellettuali. Gli artisti facciano gli artisti. Vogliono far continuare questo sistema banalizzato anche dal fatto che i grandi uomini vengono tenuti in disparte dal potere e dalla politica perchè scomodi, fastidiosi, non funzionali al sistema che vige e che i governi e la politica in genere tendono a ignorare per fare emergere e vivere solo la casta dei protetti, della sudditanza, del meridionalismo “piagnone” che ci fa dimenticare i fratelli Bandiera ed i Martiri di Gerace.
Ancora a Mimmo Gangemi: chi ha mai detto o pensato che la lotta meridionalistica sia da identificare solo come lotta alla ndrangheta? Nessuno. Anzi, si dice e mi pare vero, che la ndrangheta sia il fenomeno più grave del sottosviluppo e del cosiddetto Sud. La ndrangheta è la malattia della Calabria che nessuno mai ha combattuto. Ben di più complessa ed ampia dimensione sono i problemi del lavoro, del progresso civile e sociale, dell’emigrazione, del disfacimento territoriale, dell’abbandono del Sud, della scuola, della nostra cultura, diventata subcultura.
Curioso il riferimento alla DDA di Reggio Calabria. Ma cosa volete che faccia? E’ come se affidassimo il gregge ai cani nel mentre è perito il pastore. Gli arresti sono solo un passo ( sia pure grande e meritevole) per la giustizia se acclarati dalle risultanze processuali. C’è la via per cacciare la ndrangheta e la mafia e tutte le forme di criminalità esistenti nelle nostre terre; che hanno una grande capacità di mondializzare la criminalità mafiosa. E’ la via dello Stato. E’ lo Stato che deve intervenire anche per rendere possibile il lavoro della DDA, della Magistratura, delle forze di polizia e dei carabinieri.
Certo, sarebbe anche bella una rivolta popolare contro la delinquenza. Ma questa passerebbe inevitabilmente dallo Stato che, invece, si difende, caccerebbe via “ i ribelli”; quindi, impedendo il risultato. E’ il parlamento il luogo dei nostri mali, mettiamocelo in testa. Fino a quando il governo manda prefetti di comodo nelle province, magari per aiutare la politica locale spesso legata alla criminalità ed all’uso delle risorse per fini privati, e i deputati ed i consiglieri regionali e gli assessori regionali sono poco o per nulla rappresentativi, avete voglia di recriminare per la mafia e giocando con le parole sul suo “destino”! Lo stesso Presidente della Repubblica, secondo quanto capisco, ignora la dimensione dei consensi materia, se nemmeno lui viene a dire una parola decisiva in materia. Non si spiegherebbe la sua inefficacia ed i suoi silenzi. Il sistema è questo per cui due sono le cose: o si rovescia o la si smetta di illudere le gente; tanto nulla è cambiato, nulla cambia! Facessero un sistema di leggi che punissero davvero la delinquenza e colpissero definitivamente il rapporti mafia-politica e mafia-stato! Allora si che cominceremmo e fare sul serio! E la si smetta di citare nomi quando poi si tratta di gente che in atto è zappatore, spera nella fase di coltivazione della terra, e sta in vista di possibile futura raccolta. L’Italia va cambiata dalla testa ai piedi. Si riparta da zero, mi verrebbe da dire, coinvolgendo il popolo come ai tempi della Liberazione e della Costituzione!
Con la solita stima personale
Giuseppe Aprile




