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Il Bergamotto non è calabrese, parola del Consorzio di tutela

1 Agosto 2014
in Lettere a Strill, RUBRICHE
Tempo di lettura: 4 minuti
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Bergamotto
Riceviamo, da Ezio Pizzi*, e pubblichiamo – Egregio Direttore, in merito alla nota della signora Manuela Iatì, mi preme precisare quanto segue:

Non mi trovavo in studio, né quindi ho visto o sentito, nel momento in cui i due conduttori di “Uno Mattina”, con in mano l’una il cedro, l’altro il bergamotto, aprivano la finestra sul nostro prodotto, cominciando a disquisire sulle sue origini storiche. Ma, entrando proprio nel merito di queste ultime, c’è da rilevare che la signora Iatì probabilmente disconosce che le ipotesi di provenienza siano diverse. Quelle più accreditate ci riportano a Berga, città spagnola, da cui il bergamotto avrebbe preso il nome così come anche a Bergamo (altra possibilità); ancora alle Canarie, importato in  uno dei suoi viaggi da Cristoforo Colombo, all’antico Egitto, nelle cui mummie sembra siano state riscontrate presenze dell’olio essenziale di bergamotto, a Creta, alla Turchia e scopri scopri, anche alla tanto famigerata Cina. Ciò solo dal punto di vista prettamente storico, perché la tesi più accreditabile che faccio ed ho fatto sempre mia in tutte le occasioni in cui mi è stata offerta l’opportunità di argomentare sulle origini del bergamotto, insieme con esperti agronomi, è quella per la quale il bergamotto sarebbe il risultato di una mutazione genetica determinata da impollinazioni incrociate tra arancia amaro, limone,  pompelmo e limetta.  Dunque, non esiste nessun dato certo da cui ricavare le vere origini che, invece, suggestivamente, si confondono nel tempo. E d’altra parte, la stessa signora Iatì, nel citare “Wikipedia”, ammette espressamente che esistono dubbiose origini dell’agrume. Ed allora, dove sarebbe il dramma, dal momento che si stava proprio parlando delle origini storiche? Lasciatemi dire, che il presentatore abbia detto o fatto, oppure usato una espressione non chiarissima, ma il cui significato si evinceva dal contesto della sua presentazione e per quello che riguarda le origini e la sua provenienza, abbia optato, tra le tante ipotesi, per le origini cinesi, per altro come sopra detto, da me mai condivisa, non ritengo abbia detto o fatto niente di così grave. Aggiungo, per completezza dell’informazione che l’unica certezza storica avvalorata è che, già nel 1600, alla corte del re Sole, il siciliano signor Procopio, passando dallo Stretto di Messina, portò presso la corte di Versailles alcuni contenitori pieni di olio essenziale di bergamotto, sostanza misteriosa che, allungata con acqua, riusciva a profumare, come d’incanto, l’intera corte. Da qui, il nome “Acqua al bergamotto”. Successivamente, il sig. Procopio ha aperto un caffè, il più antico del mondo, a Parigi, chiamandolo, alla francese, “caffè Procopì”, ancora oggi esistente e dove ha lanciato il sorbetto al bergamotto.
Ebbene, nelle diverse trasmissioni (almeno 15 in questo ultimo anno,  sulle reti televisive a diffusione nazionale) in cui mi sono trovato nella qualità di presidente del Consorzio di Tutela del Bergamotto, tra cui l’ultima su Rai Due, solo una settimana fa ho sempre ripercorso la storia del prodotto, forte del fatto di avere dalla mia un lasso di tempo adeguato per riproporne il percorso storico-romanzato. Nell’occasione, in un minuto e mezzo di tempo assegnato per il mio intervento, ho ritenuto più opportuno concentrarmi sulle qualità e potenzialità del bergamotto. La conduttrice, del resto, nel presentare me, e il bergamotto, l’ha definito Calabrese e addirittura D.O.P. ovvero, denominazione di origine protetta, il che significa un territorio ben definito, quello reggino dove, in esclusiva, l’agrume viene coltivato e prodotto. Mi dispiace che questo passaggio così importante sia sfuggito alla signora Iatì, evidentemente più preoccupata di confondere la provenienza originaria con la presenza del frutto in studio o meglio con l’attualità che esso rappresenta. Invito quanti non hanno visto la trasmissione di “Uno Mattina”, ma solo letto su Strill.it il commento fatto dalla signora Iatì, di rivedere su internet la trasmissione del 25 novembre, riservata al cedro e al bergamotto e di fare una valutazione personale dopo aver ascoltato con attenzione la conduttrice nel presentare il prodotto. Peraltro  dopo averla rivista, devo riconoscere che è stata la trasmissione più insoddisfacente tra tutte quelle a cui ho partecipato, lasciandomi totalmente insoddisfatto soprattutto per il tempo limitatissimo a me concesso e per la presentazione approssimativa e confusionaria dei due prodotti che costituiscono le principali eccellenze della nostra terra. Altro punto: i contributi pubblici che, nella qualità di presidente del Consorzio di tutela del bergamotto sono stati dati, non superano qualche paio di decine di migliaia di euro negli ultimi sei anni ovvero da quando lo Stesso è stato costituito e di certo, non sono stati sprecati. Pertanto, i milioni di euro, cui si fa riferimento con molta generosità e superficialità, sono una vera e propria azione infamante.  Di questo non solo io ma, alla luce delle tante telefonate di stima che ho ricevuto da parte di chi ha competenze adeguate faccio fatica a capire le ragioni e le motivazioni. Per cui, se veramente si vuole tutelare una delle eccellenze calabresi, bisognerebbe supportarle con delle informazioni corrette e complete. Pertanto le critiche della signora Iatì sono da ritenere strumentali e denigratorie verso il mio operato di Calabrese, di produttore, di imprenditore nonché artefice della nascita del Consorzio di Tutela del Bergamotto, della Organizzazione di Produttori “Unionberg” che ha rilanciato la coltura, la commercializzazione, l’economia, l’immagine, riportando il prezzo del prodotto a livelli remunerativi e stabili, facendo conoscere le molteplici proprietà del bergamotto e dei suoi derivati nel mondo, con sacrifici personali che sono stati ripagati con riconoscimenti unanimi dalle Istituzioni, dal mondo agricolo e da quello scientifico, nonché dalla consapevolezza di aver contribuito alla conoscenza e diffusione delle grandi potenzialità del nostro bergamotto promosse dal sottoscritto proprio al fine di costituire l’orgoglio della Calabria e dei Calabresi.
Un ultimo merito ritengo mi si debba riconoscere, quello di aver riportato l’antico e storico Consorzio del Bergamotto, per altro caduto in disgrazia ed abbandonato da tutti i bergamotticoltori, alla gestione ordinaria restituendolo ai produttori, dopo più di 30 anni di gestioni commissariali e dopo essere riuscito a fare iscrivere allo Stesso ben 349 aziende agricole produttrici di bergamotto (tre anni addietro non ve ne era alcuna).
Ad ulteriori informazioni voglio far sapere che il Consorzio del Bergamotto nel momento in cui ne ho assunto la presidenza ricostituendo il Consiglio di Amministrazione e redatto il nuovo Statuto dell’ Ente, aveva un debito di circa 3 milioni di euro verso gli Istituiti di Credito, Inps ed Equitalia, oggi ha più che dimezzato il proprio debito, con una gestione oculata facendo delle economie  sui contributi  ordinari di gestione annuali e attraverso azioni giudiziarie vincenti.
Ecco perché, signor Direttore, mi ha ferito non poco la strumentale ed astiosa critica della signora Manuela Iatì (LEGGI LA LETTERA DI MANUELA IATI’).
Distinti saluti
*Presidente Consorzio di Tutela del Bergamotto
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