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Riflessioni del Signor Nessuno

11 Ottobre 2012
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 5 minuti
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lettera
Riceviamo da Attilio Funaro e pubblichiamo –
Da Treccani, Enciclopedia della Lingua Italiana: contìguo agg. [dal lat. contiguus, dal tema di contingĕre «toccare», comp.

di con- e tangĕre «toccare»]. –  1. Che è posto vicino ad altra cosa, in modo da avere con essa un termine (lato, ecc.) comune: due case contigue, due orti contigui; nella stanza contigua.  Sicché, per estensione, io abito in “casa contigua” o sono proprietario di un “terreno contiguo” a quello di un mafioso, per la stessa logica, sono mafioso anche io o, comunque, soggetto e persona inaffidabile per quella “contiguità”? Vado oltre ed estremizzo perché, per la stessa logica, la significativa percentuale di cittadini che ha votato per l’ultimo rinnovo del Consiglio Comunale di Reggio (e i fatti poi ci dicono che poco importa se a favore dell’una o dell’altra coalizione), è “contigua” alla mafia per il solo fatto di avere espresso quelle preferenze sicché, le uniche persone perbene di questa Città, sono quelle che non hanno votato o hanno votato scheda bianca! Io, ad esempio, da questo momento mi devo considerare “contiguo” e, sinceramente, è un ruolo per il quale non ho studiato e mi toccherà applicarmi parecchio per recuperare. Eppure, senza essere avvocato e lungi da volere assumere quella veste, se non erro Giurisprudenza è categorica quando spiega che nel nostro ordinamento non è previsto il reato di “contiguità mafiosa” poiché la stessa, o è indimostrabile come comportamento criminoso o criminogeno, oppure troppo facilmente attribuibile ed imputabile a chicchessia. La mattina prendo sempre il caffè nel solito bar e, se per caso, alla stessa ora, nello stesso locale, a limite a fianco a me, “contiguo” a me, fa colazione un criminale, corro il rischio d’essere etichettato anche io come tale! Ma di cosa stiamo parlando e come si può gioire di quella che, indipendentemente dai convincimenti politici o partitici di ciascuno di noi, è una iattura, una vergogna, per la città? Diciotto mesi di commissariamento, estendibili a ventiquattro, metteranno in ginocchio una economia già allo stremo. Il decreto Cancellieri è uno schiaffo per tutti e condanna la Città, che per altro non ha una reale e concreta alternativa d1 alternanza, ad un lungo periodo di oblio! Ridere gioirne, è solo da irresponsabili dove la Signora Ministra, nell’annunciare l’assunzione di quel provvedimento, per altro, con quel “contiguità”, elaborato in punta di fioretto semantico/legale, aggiunge come questo vuole essere un forte monito e richiamo ad un governo che persegue la legalità! Ma di cosa stiamo parlando? Con un decreto e quattro parole, la Signora Ministra ha avviato una campagna di legalità e di lotta alla mafia del Governo Monti! Infiltrazioni malavitose, scandali, corruttele, concussioni, complicità, spartizioni aventi come protagonisti, attori primari o comprimari, personaggi pubblici più o meno noti della politica o dell’imprenditoria sono un fatto ed una realtà italiana ma, evidentemente, in quei casi non si paventava la “contiguità”.   Commistioni, intrighi, accordi sopra o sotto banco, sono gli ingredienti di un mix di malaffare, mala politica, mala gestione che ormai non conosce limiti e confini. Variano entità e latitudine, a limite il dialetto o la cadenza dei soggetti impegnati nella “combine” ma li finiscono le differenze. Allora, se Reggio è “contigua”, lo è un intero Paese che quotidianamente  fa emergere sacche di degenerazione etica e morale ed una forma patologicamente endemica del Sistema dove evidentemente, per la Signora Ministra e per il compunto e serioso Consiglio di Palazzo Chigi, la sostanziale differenza resta quella che, se gli stessi fatti si  contestualizzano a nord del Volturno, sono una degenerazione del business e della attuale società mentre, se ciò avviene a sud dello stesso fiume, divengono cose di mafia, espressione di infiltrazioni di ‘ndrangheta. Infiltrazioni malavitose, scandali, corruttele, complicità e spartizioni, ovunque accadano, a Trento come a Marsala, sono e restano tali!   Ecco il perché della domanda: ma di cosa stiamo parlando? Per carità, ognuno di noi, cosi come ha specifiche ed essenziali parti del corpo umano, ha anche le proprie opinioni. Poi, personalmente, sono un convinto sostenitore ed assertore del pensiero di  Voltaire: “je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire” (non condivido la tua opinione ma difenderò fino alla morte il tuo diritto ad esprimerla) ma oggi….. di cosa stiamo parlando? Di quali opinioni o riflessioni stiamo parlando? Sento, leggo, già di appelli alla “Società Civile” reggina! Quale? Dov’è e dov’era quella società civile reggina mentre accadeva e si consumava quella “contiguità”? Probabilmente dietro qualche porta a chiedere d’entrare nel sistema! Qui, a Reggio, cosi come a Merano, non c’è chi sia assolutamente nel giusto e chi assolutamente nell’errore! Non c’è chi possa dire essere senza peccato, diverso o migliore dell’altro riferito a capacità di governo o gestione! Non c’è, in Lombardia come in Sicilia e via via nelle altre Regioni, chi può affermare che il suo partito, coalizione o corrente non abbia  “contiguità” a qualcosa, si chiami mafia o malaffare perché, quelli che in una zona del Paese vengono definiti “affari”, nell’altra si definisce “pizzo”! Termine più elegante e meno inquietante il primo, sordido, spesso strumentale nell’uso il secondo ma, tirate le somme, cosa cambia? Purtroppo, e le cronache parlano chiaro, vi è una realtà di “Sistema degenerato” talmente diffuso che, l’Unità d’Italia, l’identità degli italiani come popolo, più che sulle barricate irredentiste, sembra realizzarsi e concretizzarsi nelle aule di tribunale che accolgono e accoglieranno le varie situazioni. Insomma, se dobbiamo indignarci, se gli animi si devono surriscaldare, se dobbiamo protestare facciamolo per qualcosa  che sia risolutivo del problema come. Ad esempio,  cambiare la legge elettorale e, con quella, dettare regole precise ed inequivocabili su candidature e candidati, loro modalità e requisiti, gli automatismi di decadenza, modalità e tempi di rieleggibilità che devono essere limitati nel tempo e nello spazio,  cosa e quali incarichi si possono ricoprire in vigenza di mandato e alla sua scadenza, i riflessi penali e civili del reato commesso in veste di pubblico ufficiale. È con quelle regole che si spezzano malcostume, infiltrazioni e  “casta”. Eppure, su questo problema, NESSUNO ha speso l’analoga animosità impiegata per richiedere lo scioglimento del Consiglio Comunale di Reggio. Forse perché l’argomento è spinoso, sensibile a farsi e procurarsi nemici specie tra quelli a cui,  dopo tante belle parole, tante professioni di fede, integrità, ecc., si deve andare a chiedere il tanto agognato “favore”? Non mi stupisco e non mi scandalizzo! Come rifletteva Erasmo da Rotterdam: “non vi è nulla di così assurdo che l’abitudine non renda accettabile” sicché evidentemente, le proteste, al pari delle espressioni di idee, si fanno tanto per fare chiacchiera e la maggioranza dei giocatori che s’accontenta esser marionetta e non protagonista. Forse gli stessi che tacevano, tacciono, al più si limitano a qualche sfilata o a qualche innocua fiaccolata, quando a Reggio pochi avevano ed hanno il coraggio di scrivere di malaffare e concussione ‘ndranghetista, non oggi, ma negli anni in cui ancora si sarebbe potuto stroncare sul nascere un fenomeno. Gli stessi che hanno taciuto mentre a Reggio e nella Provincia c’erano morti ammazzati, gente intimidita, saltavano macchine e saracinesche. Gli stessi che per vedere la “tratta delle braccia” e il ritorno del “caporalato”, hanno avuto bisogno di una rivolta degli schiavi e non parlo solo di cittadini, bensì di esponenti politici, delle Forze dell’Ordine, dei sindacati, delle organizzazioni ecc che non potevano non sapere e non vedere. Sono gli stessi forse che non si sdegnano perché prosegue la mattanza, perché malgrado arresti e condanne, ancora la ‘ndrangheta si “sente”, che non si turbano perché nella Piana, poco o nulla è cambiato, che non si indignano e non vanno a fare sit in dinanzi agli istituti di credito usurai che hanno messo in ginocchio una economia e migliaia di imprese, che fanno finta ignorare come ci siano quartieri “controllati” dalla malavita in maniera plateale. No, parlare, scrivere, indignarsi per quelle cose espone non meno che parlare di riforma elettorale. Li si pestano calli e si toccano nervi sensibili e allora……di cosa stiamo parlando?

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