
Riceviamo da Vincenzo Filardo e pubblichiamo – E così tanto tuonò che piovve. Il Consiglio dei Ministri nella prima serata di martedì 9 ottobre, su proposta del Ministro Anna
Maria Cancellieri, ha sciolto il Consiglio Comunale di Reggio per “contiguità” con la criminalità organizzata. Nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo in conferenza stampa lo stesso Ministro ha precisato che “La decisione è stata presa con grande sofferenza, ma lo abbiamo fatto per Reggio. E’ un atto di rispetto per Reggio, alla cui comunità siamo molto vicini. Saremo molto vicini in tutti i modi alla città, soprattutto per evitare il dissesto finanziario, ipotesi che incombe”. Ed ha poi precisato: “Lo scioglimento è stato disposto per contiguità e non per infiltrazioni mafiose e riguarda solo quest’amministrazione e non la precedente”. “E’ la prima volta nella storia d’Italia che viene sciolto il Consiglio comunale di un capoluogo di provincia”. Sono già stati nominati i tre Commissari che dovranno curare la gestione del Comune per i prossimi 18 mesi. Si tratta del prefetto di Crotone Vincenzo Panico, del vice prefetto Giuseppe Castaldo e del dirigente dei servizi ispettivi di finanza della Ragioneria dello Stato Dante Piazza.
Il momento è di quelli assai serio, oltre al forte rammarico occorre raccogliere le idee riflettere, ogni valutazione va attentamente meditata. Leggeremo con attenzione le motivazioni del provvedimento governativo.
Ma alcune prime annotazioni ci sembrano necessarie.
Primo. La città deve essere posta nelle condizioni della massima sicurezza, sia sotto il profilo sociale che dell’ordine pubblico. Sono già in corso mobilitazioni e proteste di centinaia di lavoratori che non hanno più da mesi la garanzia della retribuzione o hanno già perso il lavoro. E i momenti di tensione si prestano, com’è noto, a possibili derive antidemocratiche e malavitose.
Secondo. La città non può non conoscere le ragioni, le circostanze e le responsabilità che hanno prodotto questo provvedimento, che ha certamente, secondo la razio della legge, natura preventiva e non sanzionatoria, ma che tuttavia tocca nel vivo le sorti di un’intera comunità. L’informazione da parte degli organi competenti dovrà quindi essere completa, trasparente e univoca per tutti i cittadini.
Terzo. La città non può essere ulteriormente penalizzata da un’ eventuale azione di generale colpevolizzazione e conseguente isolamento da parte dei vari livelli istituzionali, in specie da parte dello Stato centrale, oltrecchè dalla Regione. In questa fase Reggio avrà bisogno di un di più e non di un di meno. E su questo terreno non bastano le dichiarazioni,anche se autorevoli, ma urgono provvedimenti straordinari e fatti concreti.
Quarto. Dal 10 ottobre in poi per questa città niente potrà essere come prima. Si apre una fase nuova e più ardua per tutti: la sospensione di un anno e mezzo delle sedi democratiche di governo cittadino porterà ad una sorta di moratoria nello scontro politico locale e dunque, come sempre accade in passaggi così ardui, emergeranno più chiaramente le volontà e i comportamenti di chiunque dentro o fuori dalla politica, dentro o fuori dalle istituzioni, dentro i diversi ambiti sociali, laici o religiosi che siano, riveste un qualche ruolo e una qualche responsabilità. Nessuno può più stare alla finestra a piangersi addosso e ad aspettare !




