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Enneffe, la verità di Giuseppe Viola

19 Ottobre 2012
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 5 minuti
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reggioalto
Riceviamo da Giuseppe Viola e pubblichiamo – Ritengo necessarie alcune precisazioni relative alla vicenda della “ENNEFFE srl”.
Essendo

uno dei dieci “ruotanti”(?) , posso intanto spiegare che il nome della società costituisce l’acronimo dei nomi dei due figli dell’ing. Gianni Scambia (Nicole e Francesco) e che le ragioni e le finalità per le quali essa venne nel 2009 costituita (per iniziativa mia e la pronta sensibilità di un paio di amici) non hanno nulla a che fare né con programmi di consulenze amministrative o di altre analoghe attività (quale che siano le generiche indicazioni inserite in tutti i moduli di statuto a disposizione dei notai: nello statuto della “ENNEFFE” l’indicazione dell’oggetto sociale impegna addirittura  26 righi!) né, tanto meno, con le esigenze e le attività della Multiservizi, 
Il che potranno agevolmente ricavare i (frastornati) lettori da quanto passo subito  a  precisare, non  senza  però avvertire il bisogno e il dovere di scusarmi con chi avrebbe certamente diritto a vedere rispettata la sua privacy e, con essa, la dignità della sua storia e la discrezione che meritano le vicende dei vinti.
Nel gennaio 2009 venne purtroppo a compimento il percorso di demolizione patrimoniale dell’ing. Gianni Scambia (iniziato col fallimento dichiarato di ufficio della Basket Viola RC e con quelli seguiti “a cascata” delle sue società) con la messa all’asta dell’ultima unità del notevole patrimonio immobiliare facente capo a lui e alle sue società. Erano i residui 100 mq. costituenti la sua abitazione, che avrebbe dovuto di lì a poco lasciare per trovarsi un qualche ricovero altrove.
Doveri di solidarietà e di amicizia, condivisi da alcuni altri  amici del mondo della pallacanestro (nel quale l’ing. Scambia era stato per tanti anni generoso protagonista) mi indussero ad immaginare la possibilità di costituire una società che fosse in condizione di partecipare all’asta e sperare di restare aggiudicataria dell’immobile, da potere così lasciare a disposizione dell’ing. Scambia e, nella prospettiva, dei suoi due figli, spogliati anch’essi del  ben diverso e immaginato futuro. L’ipotesi divenne realtà grazie alla sincera disponibilità manifestata dai detti amici, il cui impegno peraltro consentì di associare altri “partecipanti” al   progetto fino a completare il previsto numero di soci, impegnatisi ad anticipare pro quota la somma occorrente per la partecipazione all’asta.
Nella scrittura privata sottoscritta il 19 gennaio 2009 si previde che, una volta acquisito l’immobile da parte della costituenda società, i due figli dell’ing. Scambia, anch’essi soci, avrebbero avuto la possibilità di riscattare progressivamente le altre quote di partecipazione alla società, fino a divenire col tempo proprietari esclusivi dell’immobile. ,
Sennonché, nell’imminenza della gara fissata per il 27 gennaio, e non essendo stata ancora la nuova società formalmente costituita, venne utilizzata un’altra messa a disposizione dallo studio professionale di uno dei soci, alla quale venne così conferito il mandato di partecipare all’asta, sulla scorta ovviamente dei predisposti mezzi finanziari  costituiti, come dicevo, dalle somme anticipate pro quota dai dieci soci.
Conseguita fortunatamente l’aggiudicazione dell’immobile all’asta del 27 gennaio 2009, la società aggiudicataria formalizzò, con apposita scrittura privata del 23 marzo 2009, l’obbligo (nascente appunto dal mandato) di trasferire l’immobile alla “ENNEFFE  srl”, che era stata nel frattempo costituita con  atto notarile del 6 marzo precedente. Il definitivo trasferimento alla stessa venne effettuato (con qualche ritardo per problemi fiscali e diversi) con atto notarile del 25 maggio 2012. Nello stesso risultano in premessa richiamate le ragioni e le finalità dell’operazione, quali già consacrate nell’iniziale scrittura privata del 19 marzo 2009  (“….desiderando testimoniare all’ing. Scambia la loro amicizia e vicinanza nell’attuale situazione di difficoltà ecc…”).
Ciò detto, diventa superfluo precisare che, dalla sua costituzione fino ad oggi, la  “ENNEFFE” non ha mai svolto alcuna attività o operazione di sorta (tanto meno  di consulenza di qualsivoglia genere e in favore di chicchessia), essendo rimasta sua unica ragion d’essere quella soltanto della nostra speranza (e dall’augurio di tutti) che i due giovani Scambia possano realizzare il risultato del completo riscatto delle quote sociali.
Tanto precisato, non sfugge dunque a nessuno la profonda distorsione che una vicenda tanto amara e  dolente, quanto limpida e nobile, ha subìto per l’irrompere mediatico di un servizio di stampa che ha scelto di inserirla nel contesto e nella “rete”  delle equivoche contiguità e dei perversi intrecci di interessi collusivi ed illeciti. Che fanno parte di un altro mondo, non certo di quello delle sensibilità e della civiltà di certi valori che ancora sopravvivono. Emerge in tal contesto evidente quanto arbitraria risulti la grave affermazione, fatta a commento conclusivo dell’articolo, secondo cui “dall’analisi societaria della Enneffe, in ogni caso, emerge un singolare spaccato di come veniva amministrato il comune di Reggio Calabria”; il tutto inserito nell’evidente collegamento col tema delle consulenze, “annoverate fra gli elementi che hanno determinato lo scioglimento del Comune di Reggio”.
Profondo è pertanto il mio rammarico e deciso il mio dissenso  per la disinvolta sommarietà di una  prospettazione della vicenda priva di ogni rispondenza alla realtà ed offerta all’informazione pubblica proprio in un momento di generali perplessità, di diffusi sospetti,  di  giustizialistiche (quanto comprensibili) istanze etiche.
Non mi si può certo obiettare che l’articolo trarrebbe la sua fonte nei contenuti della relazione della Commissione di accesso. In nessuna parte del documento  (rigorosamente “riservato”  e pur presente in tutte le redazioni e gli attrezzati computers)  è rinvenibile alcunché possa autorizzare l’annunciato “rinvenimento” (dal sottobosco maleodorante delle cose finora ignorate: “Ecco chi ruotava ecc..…”)  che la “ENNEFFE srl” sarebbe stata costituita per lo svolgimento di attività di consulenza amministrativa in favore della Multiservizi. E’ certamente contestabile (per chi ha interesse a farlo) la relazione dei commissari ministeriali, e ciò sia nelle tante inesattezze riferite, quanto e principalmente  nel metodo e nelle tecniche;  per esempio nell’abuso (copia e incolla) del metodo “Serpico” o “Cerved” che si dice seguito  e che ha in realtà consentito lo sgradevole risultato di vedere inseriti (o meglio “sbattuti”) nell’inglobante “pastone” di dati, rapporti e contiguità (e da oggi, dunque, ufficialmente consultabile)  perfino mogli esemplari e figli valorosi e intemerati ovvero congiunti solo “anagraficamente” indicati al pubblico sospetto e “suggeriti” così alle opportune e consigliabili “distanze”.  Ma, al di là di tutto questo (e sono stato davvero franco)  non sembra proprio che ogni richiamo alla relazione ministeriale possa minimamente valere a giustificare o attenuare la gravità della prospettazione consegnata al pubblico dei lettori.
Io non so proprio se l’autore del servizio sia caduto o meno in qualche  equivoco o in ipotesi in un infortunio favorito (o, a volere immaginare, predisposto) da funzionali tecniche espositive (e voglio qui segnalare che, a quanto mi risulta, la documentazione relativa alla “ENNEFFE” è stata regolarmente acquisita (o era comunque acquisibile) dalla Commissione, restando invece nella relazione totalmente ignorata). Ma debbo subito precisare che, per quanto qui interessa, siffatte ipotesi resterebbero del tutto ininfluenti, non potendo peraltro io non ricordare (a me stesso) che, in caso di dubbi, incertezze o incompletezze delle notizie ricevute o dei dati acquisiti, insorge primario e condizionante l’obbligo della più scrupolosa verifica, non esclusa quella (come autorevolmente affermato al massimo livello) di consultare, ove occorrente, lo stesso diretto interessato alla vicenda.  Il che non è stato certamente fatto con l’articolo in esame, essendo invece prevalsa la scelta di non rinunziare all’esultante notizia del “rinvenimento” dei nomi eccellenti di chi “ruotava” (sin. “volteggiava”) dentro la “ENNEFFE” e, con essi (destinatari di ogni implicita ma chiarissima allusione)  degli equivoci intrecci e dei bassi interessi che alla stessa facevano asseritamente capo.
Non è certo il caso di supporti e sermoncini di sorta, intendendo infatti soltanto evidenziare – per la compiuta e corretta informazione del pubblico –  l’inaccettabile gravità della vicenda, con riserva comunque di ogni ulteriore e necessaria valutazione.

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