Riceviamo e pubblichiamo
Dopo Londra, anche Reggio ha preteso di avere le sue Olimpiadi. E perciò, nelle tiepide ore di un ancor caldo settembre, qualcuno ha pensato bene di accendere il braciere dell’Olimpiade
delle Polluzioni Mentali. I Reggini, il cui spirito agonistico ha radici antiche di natura magnogreca, hanno risposto con la una solerzia imprevista, smentendo i biechi detrattori dei loro costumi, che indicano nell’indolenza uno dei tratti caratteristici delle popolazioni meridionali.
L’agorà destinata all’arduo confronto è stata aperta a tutti: professionisti, commercianti, docenti, giornalisti, manager pubblici e privati: tutta gente ben conosciuta in città . Alcuni anche alle forze dell’ordine. Mancava qualche categoria sociale, ma poco male, si tratta categorie che non fanno opinione.
Come moderatore si è proposto un operatore della cultura, che gode di ampio tempo disponibile nell’ambito del proprio lavoro, ed ha subito proposto un’unica mozione: I reggini sono mafiosi? La discussione, subito animata, si è conclusa in tempo brevissimo, dando unanime risposta negativa alla mozione. Poco prima che si chiudessero i lavori, ha chiesto la parola un bambino di circa dieci anni, capitato lì chissà come, il cui nome è sembrato fosse Italo. Ricevuta l’autorizzazione a parlare, ha domandato all’assemblea se qualcuno fosse accorto che, fermo restando che i Reggini non erano mafiosi, la città di Reggio da qualche tempo era un bastimento che imbarcava acqua. Non aveva ancora concluso il suo intervento che si è sviluppato un intensissimo dibattito, nel quale ogni intervenuto ha avuto modo di esprimere le sue opinioni sulla natura e sulle responsabilità di quello che era avvenuto, affermando con orgoglio che avrebbe fatto la sua parte per risolvere il problema. Allora il piccolo Italo ha ripreso la parola facendo notare che tutti avevano parlato del come eliminare l’acqua, ma nessuno aveva fatto cenno alla necessità che bisognasse rimettere il tappo alla barca. Nel dirlo, si è avvicinato al moderatore e gli ha consegnato un tappo di sughero invitandolo a scegliere la persona cui affidare l’incarico. Alla conclusione di un altro animatissimo dibattito, il moderatore ha restituito il tappo al bambino, dicendo: L’assemblea rigetta perchè si è già espressa con un voto. Noi non siamo mafiosi. Ed ha dichiarato chiusi i lavori.
Il bimbo, passando sotto il braciere olimpico ancora acceso, si è domandato se una frase del genere l’avesse già sentita a qualche parte. E, accennando un sorriso, si è ricordato di un famoso scketch di Totò.
Pasquale Taglieri




