Il calabrese che si allontana dalla propria terra per motivi lavorativi, vive bene anche nel luogo che lo accoglie. Milano, Roma, Torino accolgono il nuovo emigrante. E lì, il conterraneo scopre nuove città, nuove mentalità, cresce e si forma professionalmente. Si innamora del lavoro e acquisisce una professionalità a tutto tondo. Spesso, se lavora in una pubblica amministrazione, ne
percepisce la finalità sociale e impara che dietro una pratica o un banco c’è tutto un mondo. E’ meraviglioso scoprire di essere un ingranaggio, di essere utile alla collettività, e con discrezione, approfondisce sempre più il proprio ruolo.
Succede però che arriva il momento in cui si ambisce a rientrare a casa.
La passeggiata sul Naviglio, i weekend in Liguria, l’aperitivo in via Manzoni, la possibilità di carriera, perdono l’attrattiva. Con il passare degli anni avverte sempre più la necessità di tornare a casa, di portare se stesso e la famiglia vicino alla famiglia di origine. L’odore del mare, il pranzo della domenica, la passeggiata sul corso, gli amici dell’adolescenza ritrovati, tutto porta ad ambire un fantomatico rientro.
E’ un costo economico, professionale e, sicuramente una decisione sofferta: tornare a casa però vale la fatica.
Come una rosa, la Calabria si schiude e accoglie il figlio che torna. Il Cosentino, il lametino, il crotonese,, riprendono la vita sospesa e cercano di riadattarsi a tutte le cose belle e brutte che avevano lasciato, tanto in Calabria non è cambiato niente.
Ma il reggino che lavora in una pubblica amministrazione e vuole rientrare a Reggio, purtroppo trova enormi difficoltà. Acquista casa, riprende le amicizie, ma il lavoro ? Per lavorare deve adattarsi a diventare un pendolare. Per anni lunghissimi il reggino dovrà spostarsi per lavorare.
Al mattino presto, al rondò di Campo Calabro, si incontrano i disperati della pubblica amministrazione. Disgraziati che aspettano l’autobus o il passaggio del collega. Altro che Corso Garibaldi ! Venite a vedere quanta gente !
Conosco uno che lavora alla Prefettura di Catanzaro, una postina di Marina di Gioiosa, un finanziere di Gioia Tauro, un insegnante che viaggia per Lamezia, uno della previdenza che viaggia per Locri. E quelli che vanno per la Jonica ? E chi viaggia in treno ? E chi va in auto da solo ?
Il reggino aspetta con pazienza che nell’ufficio di Reggio Calabria si liberi un posto. Sospira quando un collega va in pensione e aspetta un bando di mobilità interno alla propria amministrazione.
Ma tutto ciò viene vanificato quando un collega più furbo si fa trasferire, con l’aiuto del parente o della politica, dal Nord direttamente a Reggio. Buon per lui. Ma il pendolare ?
La direzione provinciale dell’amministrazione si nasconde dietro a blande scuse. Il sindacato non sa nulla.
Una lunghissima trafila di anni e anni sull’autostrada disastrata, sui treni, al mattino presto nelle nebbie di Sant’Elia. Col freddo e col caldo. Con la febbre per non mancare al lavoro. Tutti i soldi spesi per andare avanti e indietro (la benzina costa !). Tutto perso! Come si fa ad essere ancora innamorati del proprio lavoro? Come si fa ad alzarsi la mattina senza amarezza ?
Certo si può dire sei fortunato ad avere un lavoro. Ma che risposta è ?
Al mattino, molto presto!




