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Siamo alla frutta?

1 Aprile 2011
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 8 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo

Egregio “il Fatto Quotidiano”,

mi chiamo Emanuele Zupi, ho 47 anni e sono un Vostro affezionato e incollerito lettore cartaceo, da quando, il 24 gennaio 2010 Vi scoprì

casualmente in edicola, ma chissà forse telepaticamente ispirato da qualche Santo protettore di quella “maggioranza silenziosa” che è quasi sempre stato, o subdolamente costretto a essere, il popolo italiano. Sono il Presidente di una Onlus di Reggio Calabria, la Cooperativa Sociale “Il Sentiero”, un Presidente-lavoratore come ebbe a dire una volta, in tempi sospetti, molto sospetti, un altro ben più potente e virile (mah?) Presidente. Sono affetto da un ormai cronico rodimento di bile, con probabile patologica disaffezione e ripugnanza ai truffatori legalizzati e immuni a qualsivoglia morale, con sospetta diagnosi di “Travaglismo” male incurabile e portatore non sano di odiosa allergia verso corrotti, corruttori, affaristi, politicanti e malavitosi. Buon ultimo mi hanno diagnosticato un principio di giustizialismo di possibile origine veterocomunista. Praticamente senza speranza di guarigione. Unica terapia palliativa il “tira a campare”, il “rilassati, non c’è problema”, magari guardando della buona, sana e conciliante televisione pubblica e privata (un “Minzolini” la sera aiuta ma solo a stomaco pieno e un “Vespa” alternato a un “Vinci” prima di coricarsi può conciliare un buon sonno senza incubi d’identità).
Opero e vi scrivo da Reggio Calabria, la città che fu del poeta lirico Ibico e del futurista Umberto Boccioni, la città dei Bronzi, intesi come statue e come facce, la città della Fata Morgana, purtroppo privata, se mai l’abbia avuta, della sua bacchetta magica, la città  dell’Area Metropolitana dello Stretto, senza metropolitana ma con il tapis roulant che unisce la via Marina con la parte alta dell’abitato, un’opera di un costo complessivo di circa 17.000.000 di euro, con spese di manutenzione mensili di decine di migliaia di euro e dall’utilità sociale e turistica, rapportata al prezzo, meritevole di ricerche universitarie d’oltre oceano. La città della rivolta del 1970 e del “boia chi molla”, la città che fu di don Italo Calabrò, fondatore della “Piccola Opera Papa Giovanni XXIII”, e del suo intenso impegno pastorale e civile per i poveri e i giovani , a cui donò la sua casa, dove continuò a vivere pagando un affitto mensile convinto che tutto andava messo a disposizione dei fratelli più bisognosi. La città che fu di Italo Falcomatà, il compianto Sindaco della “Primavera di Reggio” e del rinascente orgoglio di esserne cittadini. La città che fu, o che probabilmente è, di Giuseppe Scopelliti, il Sindaco dell’ “estate reggina”, la Miami del Sud o più modestamente la Rimini calabrese o al limite la città di Elton John, il costo del cui concerto (300.000 euro?, 200.000 euro?, 50.000 lire?) è diventato leggenda, questa si metropolitana, di “notti bianche” di sonno ma rosse di costi, di Radio RTL , di Valeria Marini, di Lele Mora (poteva mancare… ) e “tronisti” vari in godereccia, e retribuita, passerella di centinaia di… centimetri. Ma anche la città di una ‘ndrangheta tentacolare e “insinuosa”, dell’attentato bombarolo davanti alla sede della Procura Generale presso la Corte d’Appello del 3 gennaio 2010, delle minacce al Procuratore Capo Giuseppe Pignatone, il cui arrivo in città ha forse mosso acque troppo, volutamente, chete, dell’auto piena di armi fatta trovare il 21 gennaio 2010 sul percorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita a Reggio, dell’ordigno fatto esplodere il 26 agosto 2010 davanti al portone di casa del Procuratore Generale Salvatore Di Landro dopo che qualcuno aveva tempo prima già allentato  i bulloni delle ruote della sua auto di servizio, del ritrovamento il 5 ottobre 2010 di un bazooka a poche centinaia di metri dal Centro Direzionale sede della Procura della Repubblica appoggiato in strada tranquillamente come fosse un sacchetto della spazzatura. La città delle commistioni mafia-politica-economia, quella sommersa da  interessi privati in luogo pubblico… considerato il tasso di disoccupazione in città e l’aumento delle fasce di povertà. La città di mai chiariti “interventi” dei  Servizi Segreti dai pochi servizi e molti segreti, all’insegna di cene, banchetti nuziali, passeggiate, telefonate (“il telefono ti allunga la vita” diceva una vecchia pubblicità ma ti crea anche un sacco di grattacapi… ma quando sta benedetta Legge Bavaglio!). La città di un bilancio comunale… analiticamente insondabile, virtuoso, poco virtuoso, molto virtuoso, virtuale, molto virtuale, fallimentare (circolano cattiverie gratuite, almeno quelle!, di passività di 30, 40, 300 milioni di euro! Mah? Ai posteri, concittadini, l’ardua verità e le eventuali drammatiche conseguenze). “E’ solo un problema di liquidità” dicono i nostri illustri Amministratori e il loro codazzo di accondiscendenti e prezzolati lacché. Più prosaicamente: non ci sono soldi! Ma arriveranno…  sperando in Dio e nella Santa Provvidenza! La città di gare di appalto e affidi pubblici all’insegna della trasparenza, ma così trasparenti da risultare a volte invisibili e impalpabili. La città di dirigenti pubblici dal comunque tragico destino, la morte della Dott. Orsola Fallara, responsabile delle Finanze comunali, e le sue precedenti disavventure giudiziarie, quale sia la motivazione rimane un momento altamente drammatico della storia recente di Reggio. La città di consulenti pubblici nominati ma non nominati, riconosciuti ma non riconosciuti, insomma “messi lì”  a insaputa loro e di chi ce li ha messi! La città dove aleggia la diceria di forniture elettriche e telefoniche all’amministrazione comunale non pagate, pagate in ritardo, rateizzate con interessi o senza interessi… particolari. Voci senza fondamento, in(vero)simili, messi in giro da quei cattivoni e disfattisti dei comunisti-stalinisti arrabbiati per essere rimasti senza più bambini pidiellini da mangiare e senza poltrone da occupare! La città di una opposizione politica che è una forte e radicata opposizione a… se stessa, con il Segretario che se la prende con il Coordinatore, il Coordinatore che ce la con il Commissario, il Commissario che incolpa il Brigadiere, il Brigadiere che non sa più con chi avercela tanta è la comunità d’intenti. Fra primarie si, primarie no, primarie non so… un candidato a Sindaco che non vuole candidarsi, un altro candidato che vorrebbe ma non vogliono gli altri, un candidato caduto dall’alta Italia, aspettando finalmente magari un candidato spuntato dal basso… popolare! E intanto la cosiddetta maggioranza pur spaccata, litigiosa, con inchieste scottanti aperte (e speriamo, comunque sia, prima o poi chiuse!) se la ride… litighiamo pure con calma, tanto quelli stanno preparando le elezioni del… 2023!
Per fortuna è anche la città del Movimento “Reggionontace” fatto di semplici cittadini che il 3 gennaio 2010, dopo il gravissimo attentato dinamitardo ai danni della Procura Generale di Reggio Calabria, si sono ritrovati spontaneamente, con un passaparola fatto di veloci telefonate e sms, in piazza con l’intenzione di dire: “Reggio non tace!” e animati dal desiderio di riflettere insieme e confrontarsi per sviluppare nuove proposte ed iniziative concrete contro la ‘ndrangheta, per cercare di rompere anche parzialmente il silenzio e l’omertà che per troppo tempo hanno caratterizzato la vita di questa città. La città della spettacolare e simbolicamente suggestiva fiaccolata del 7 gennaio 2010 con un silenzioso percorso attorno al Tribunale tra candele accese, gerbere gialle e facce di giovani emotivamente coinvolti, pur con l’ipocrita presenza di molta politica locale. La città della, anche coraggiosa, rassegna “Tabula rasa” del Luglio 2010 organizzata dal meritevole giornale on line “Strill.it” che ha avuto il pregio di proporre in un contesto comunque vacanziero e spensierato temi scottanti e impopolari come il terrorismo multicolore e internazionale, l’abusivismo selvaggio, il delitto di Giorgio Ambrosoli e coinvolgendo giornalisti e personalità magari non da audience “porta a porta” ma dal linguaggio diretto e chiaro. C’era anche il Vostro Marco Lillo. La città delle quarantamila persone scese in piazza da tutta la Regione il 25 settembre 2010 per dire no alla mafia per una iniziativa partita da “il Quotidiano della Calabria” che pur con il rischio di strumentalizzazioni…  interessate, ha avuto il merito di unire un società civile e quasi sempre restia a scomodarsi contro il… “tanto i mafiosi sono gli altri“ e quindi nessuno lo è! La città di operatori di Pubblica Sicurezza costretti ad lavorare con carenza di uomini e mezzi tanto comunque  “il Governo ci manda l’Esercito” (con il massimo rispetto per i militari che svolgono un importante compito di polizia). La città di preti coraggiosi, in un contesto come il nostro dove la Chiesa Ufficiale molte volte su questioni… scabrose non prende posizioni chiare e intransigenti; di operatori sociali dediti a un volontariato silenzioso, anonimo e prezioso per i concittadini senza… voce, mi vengono in mente le mai troppo compiante figure della Prof. Romana Messineo Gallico o del Dott. Pasquale Raffa tra le più rappresentative del laicato cattolico diocesano; di cittadini quasi sconosciuti che nel loro normale quotidiano cercano di smuovere coscienze quasi atrofizzate, penso per esempio al rimpianto “barbiere” Guido Crucitti che con le sue lettere alla stampa locale e nazionale richiamava e pungolava l’attenzione di amministratori e concittadini verso quei piccoli grandi problemi che, se risolti, avrebbero potuto rendere più vivibile la città. La città di giornali come il già citato “il Quotidiano della Calabria” che non poche volte hanno avuto l’ardire, non facile in un contesto sociale come il nostro, di affrontare inchieste delicate e scomode. La città di giornalisti, pochi ma buoni, che per il solo fatto di raccontare fatti (perdonate il gioco di parole) non solo hanno ricevuto gravi e inquietanti intimidazioni mafiose ma, invece di ottenere una scorta come un Fede qualunque, hanno rischiato un benservito da editori… “par condicisti”! E che cavolo: non è stata data  la possibilità ai mafiosi presunti e conclamati di esprimere il loro libero pensiero e la loro versione dei fatti… criminali! Penso  fra i pochi tanti al Vostro e nostro Lucio Musolino o ad Antonino Monteleone.
E dopo tanta, fin troppa, premessa veniamo al motivo per cui Vi scrivo. Anche io, e conseguentemente la mia Cooperativa, come Voi ben sottolineate nella testata “non riceve alcun finanziamento pubblico”. Al che salterete dalla sedia. Che vuole dire? Non è che si è messo in testa di fare un “Fattino Quotidiano” magari calabrese o al limite reggino? Niente di tutto questo. Vi scrivo e chiedo il Vostro aiuto come “cassa di risonanza”, ma magari Vi coinvolgo solo per sfogare la mia frustrazione e indignazione, e lo faccio a un giornale che sento con modestia anche mio. La mia Cooperativa, costituita nel lontano 1986, si occupa di terza età, di tutela dei minori contro maltrattamenti e abusi all’infanzia, di promozione della famiglia (di fatto e non), di diritto minorile, di mediazione familiare e quant’altro. Dal 1995 prima in Convenzione e poi in Accreditamento con il Comune di Reggio Calabria svolgiamo il servizio di assistenza domiciliare agli anziani, quella in gergo cosiddetta “pesante”. Diamo lavoro, me compreso, a tredici persone, regolarmente contrattualizzate, a cui si versano regolari contributi pensionistici e assicurativi (potrebbe sembrare normale e scontato ma in una realtà come quella del Sud in generale e di Reggio in particolare non sempre è automatico). Gli stipendi invece non sono quasi mai pagati a periodicità regolare, si cerca il più possibile di farlo, magari ritardando il pagamento di altre scadenze, andando incontro anche a non irrilevanti morosità,  ma l’impresa è sempre improba. E’ tutto ciò senza colpa alcuna. Accade perché da ormai quasi tre anni l’Amministrazione comunale di Reggio Calabria liquida i mandati di pagamento mensili per i servizi prestati  con ritardi anche di sei o sette mesi. Per esempio a oggi che Vi scrivo, primi di febbrio 2011, la fattura che il Comune ha liquidato, pochi giorni prima delle festività natalizie, è stata quella di Luglio 2010. E il credito oscilla sempre tra i 60 e i 70 mila euro, calcolando che ogni fattura mensilmente presentata è di circa 10 mila. E’ la giustificazione, priva di quello che una volta era il cosiddetto “senso della vergogna”, è sempre il solito ritornello che dice tutto ma non dice niente: “è semplicemente un problema di liquidità, sai la crisi internazionale, la Grecia, il Portogallo, la Spagna, i tagli di un, due, Tremonti” (vagli a spiegare che anche il governo nazionale è di centrodestra e quindi meridionalista convinto!). E ancora “non dimenticare lo sfascio di Prodi, l’undici settembre, la caduta del muro di Berlino, l’elezioni del ’48, il terremoto del 1908”. E tu impotente le cerchi tutte per… mangiare (con i tuoi figli) e non fallire (le attività e… poi       “dai non essere pessimista sei in buona compagnia stavano fallendo anche Alitalia e Parmalat!” hai visto mai…). Provi l’approccio soft, chiedendo educatamente e a voce bassa quando saremo pagati, poi passi a una lettera velatamente polemica ai giornali che se mai te la pubblicano nessuno, che conta, la legge e a maggior ragione ti risponde. E ancora provi a riunirti in comitati, dove un pizzichino di servilismo purtroppo non manca mai, chiedi tavoli di lavoro (quello che rischi tu naturalmente!), fai incontri ufficiali (i graduati ai portoni dei Palazzi sovrani!), fai manifestazioni e cortei tipo “ma questi che vogliono? Chi sono? Cosa cercano?”, chiedi aiuto all’opposizione ma ti perdi a cercarla, c’è ne tanta che non sai come opporti! Disperato alla fine non ti resta, con rammarico, di giocarti l’ultima carta:  la Magistratura e il Decreto Ingiuntivo (spesa legale in più o in meno che vuoi che sia!). Magari vinci il confronto in Tribunale, il Giudice ti riconosce gli interessi, scatta il pignoramento ma sorpresa (ma poi non troppo): le casse comunali sono vuote (“ma dai è solo un problema di liquidità!”). E amaramente e con ironia  ti senti anche dire da rappresentanti del popolo… servile, “ma continuando coi Decreti” (noi siamo già al secondo) “pensi di poter continuare a lavorare con il Comune?”. Siamo alla frutta… ma solo a quella!
Non sappiamo più che fare… ma poi mi faccio coraggio: possibile che fra i soci della mia Coop una lontana cugina di terzo grado di un Gheddafi qualsiasi non ci sia? Tanto per il numero telefonico di B. mi rivedo Annozero!

Con stima e affetto  Emanuele Zupi

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