L’emanazione di leggi e decreti interpretativi non è certo una novità nel panorama legislativo del nostro Paese. Sono diecine, centinaia le volte che lo Stato e le stesse Regioni hanno utilizzato (ed in futuro tutto lascia presagire che continueranno ad utilizzare) questi strumenti, nei quali spesso c’è poco di contenuti interpretativi mentre più spesso si ritrovano un senso ed un significato diversi rispetto alle statuizioni presenti nelle norme originarie (se ne vuole di più? Le “circolari” emesse dalle Amministrazioni pubbliche centrali che dovrebbero servire “semplicemente” a spiegare agli uffici dipendenti ed ai cittadini come in pratica va applicata questa o quella norma, diventano talvolta esse stesse provvedimenti “nuovi” ed “autonomi”: non si contano più, per esempio, le circolari e le risoluzioni dell’Amministrazione Finanziaria che dispongono oltre il dettato delle leggi di riferimento!). La cosa più grave però è che l’emanazione di questi provvedimenti avvengono quasi sempre non solo “a partita aperta”, ma addirittura a “partita chiusa”, con il richiamo dei giocatori in campo.
Non prendiamoci quindi in giro, come nel caso del decreto “salva liste”, gridando allo scandalo, al golpe ed a quant’altro! Se si voleva ripristinare il diritto-dovere costituzionale di milioni di cittadini a poter votare liberamente e secondo le proprie convinzioni alle prossime Regionali nel Lazio ed in Lombardia – se pure pasticcio c’era stato nella presentazione delle liste dei partiti di maggioranza – non vi era altra possibile soluzione tecnica se non quella dell’emanazione di un decreto legge “interpretativo” ad hoc, che, ripeto, risulta del tutto in linea con la PRASSI UTILIZZATA, SENZA LA GAZZARRA CHE SI E’ SCATENATA IN QUESTA CIRCOSTANZA, IN TANTE, TANTISSIME , ALTRE SITUAZIONI NON DISSIMILI SE NON PER L’ OGGETTO.
La differenza, questa volta, sta nel fatto che i destinatari dei provvedimenti “interpretativi”, invece di essere comuni cittadini, risultano essere – almeno come primi destinatari – i partiti politici (od alcuni di essi), i quali non hanno perso davvero tempo, anche nella circostanza, per affrontarsi a muso duro fra loro con le solite feroci contrapposizioni, le prese di posizioni incomprensibili, gli inutili fiumi di parole, le opportunistiche messinscene dello “strapparsi i capelli” di questo o di quel tribuno del popolo per presunti attentati alla Costituzione, mancando, ancora una volta, l’occasione per ascoltare la gente e proporre soluzioni coerenti ai bisogni.
Meno male che smaltiti i postumi del “tormentone liste” di questi giorni , come dice on. le Bossi (una volta tanto una sua affermazione riesco a condividerla!), la gente, diversamente da come la si vede o la si vorrebbe, saprà votare con ragionevolezza ed equilibrio, scegliendo fra programmi e candidati in lizza.
Dott. Gregorio Pelaggi




