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Non poteva che finire col botto

14 Ottobre 2009
in Lettere a Strill
Tempo di lettura: 3 minuti
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La complicata(dallo statuto) e travagliata fase congressuale, partecipata dagli iscritti non nel numero dichiarato dagli organismi di garanzia, ma in misura quantitativamente molto inferiore e

qualitativamente deludente, è finita come era cominciata, anzi peggio. Era cominciata con l’attacco ad alzo zero di Bruno v/s Loiero ed è finita con Franceschini v/s Loiero. In questi mesi abbiamo assistito, avendo avuto anche l’onore della cronaca nazionale, alle contumelie ed offese personali che vecchi arnesi della vecchia politica si sono reciprocamente lanciati con il non celato motivo di raggranellare qualche voto in più per il loro candidato alla segretaria regionale, coscienti della lotta impari che era in campo contro titani come Loiero e Bova. In tutto ciò, a me e sono sicuro a molti veri democratici, rimane la delusione di una occasione persa per fare il punto sul partito calabrese e sulla politica amministrativa che la giunta regionale e le giunte provinciali e comunali rette dal Pd, con il contributo delle forze di centrosinistra, hanno prodotto in questi anni di governo locale. Molti, tra cui il sottoscritto, si aspettavano una discussione serena sulle prospettive di questo “partito nuovo” proposte agli iscritti ed agli elettori del Pd attraverso le mozioni dei candidati alla carica di segretario nazionale e regionale. Invece tutto si è risolto, con alcune piccole eccezioni, con una conta asettica, sollecitata non già dalla voglia di partecipare ad un evento storico, ma dall’obbligo di farsi vedere e in molti casi solo dal farsi spuntare su un elenco di iscritti come votante, anche se quel voto non lo ha mai espresso. Ieri, gli iscritti ed i militanti del Pd, che sono o dovrebbero essere la spina dorsale di un partito che vuole radicarsi sul territorio, hanno letto dalla stampa locale, il sito del Pdcalabria non ne fa cenno, delle candidature alla assemblea nazionale e regionale decise per la corsa finale (speriamo) di questo pseudo congresso, che tutto è stato meno che democratico. Non esiste in nessuna democrazia al mondo che un cittadino qualunque, che passa davanti ad una sede di partito, entri, voti e ribalti il dato che era stato già sancito dalla maggioranza assoluta degli iscritti a quel partito. Questo può succedere il 25 ottobre. Auguriamoci , non solo gli iscritti, ma per  tutti gli italiani che una simile evenienza non accada, non solo per le sorti del partito democratico, ma per la democrazia del Paese, in questo momento un po’ zoppicante. Dicevo che gli iscritti hanno letto sulla stampa i candidati, perché nessuno, e in nessun circolo della regione, ha avuto l’onere e l’onore di discutere  chi, come, perchè e con quale criterio dovevano essere fatte le liste per l’assemblea regionale e nazionale. Questo è un partito democratico? A questa conclusione, io e sono sicuro una larghissima parte degli iscritti eravamo preparati, nel momento in cui, dopo tante contumelie estive, i Big si erano incontrati a Lamezia alcuni giorni fa, facendo la pace armata, gli stessi che hanno deciso le candidature nelle liste nazionali e regionali. Nello stesso giorno, la commissione nazionale di garanzia nomina la nuova commissione regionale, della quale fanno parte gli stessi che sono  responsabili della situazione politico-istituzionale nella quale si trova la regione. A queste considerazioni basta aggiungere le cose che si sono detti l’altro ieri Loiero e Franceschini e quello che ha detto Marino sulla Calabria, ripreso in un articolo al vetriolo di Fernanda Gigliotti di ieri,  questo si sul sito del Pdcalabria. Ce né abbastanza per essere preoccupati per cosa può ancora accadere se il 25 ottobre i numeri non daranno la vittoria ad uno dei tre candidati. Faccio mio l’appello fatto ieri sera da Eugenio Scalari nella trasmissione “parla con me” che in sintesi propone ai tre candidati alla segreteria nazionale di dire da subito, emendando lo statuto, che chi dei tre raggiunge la maggioranza relativa dei consensi alle primarie del 25, è il segretario nazionale e gli altri si mettono a sua disposizione. Questa potrebbe essere una proposta che tutti quelli che hanno a cuore le sorti del Paese, siano essi  iscritti o  elettori del Pd, facessero  propria sollecitando con mail e interventi pubblici i tre candidati a pronunciarsi a favore di questa ipotesi. Questo eviterebbe sicuramente un’appendice, non democratica, nel caso in cui uno dei tre candidati non raggiunga la maggioranza assoluta il 25 ottobre.

Antonio Tarantino
Direttivo Circolo Pd Catanzaro Lido
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