Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Sindaco,
la condivisione delle scelte è alla base del rapporto fiduciario tra Esecutivo e Portavoce, per una sincera comunicazione pubblica. Negli ultimi tempi, mi sono trovato in opposizione a certe scelte del tuo Esecutivo, esprimendo pubblicamente e con la solita franchezza le mie considerazioni. Giacché ho accettato l’incarico di Portavoce sulla base di una intesa derivata essenzialmente dal mio contributo al programma della coalizione di centrodestra e dalla mia esposizione di garanzia ai cittadini, per la costruzione di una città libera e moderna non condizionata da opzioni estranee ai principii e ai criteri sempre intrinseci alla mia fiera e impareggiabile tradizione politica e professionale, ritengo inutile continuare nell’incarico ormai puramente nominale, che restituisco nelle tue mani di sindaco, primus inter pares, prendendo atto che mi hai dato finora fiducia, pur consapevole della mia assoluta libertà di giudizio. Ho già detto, in più occasioni difendendoti e in altre mettendoti sull’avviso rispetto ad alcuni accadimenti controversi, che la mancanza di franchezza sciupa l’amicizia.
Per dovere etico, per diritto politico e per lealtà umana, proporrò agli amici della coalizione un ponderato dossier sui motivi che stanno alla base delle mie valutazioni e, soprattutto, sui rischi che sta correndo la stessa compagine amministrativa nell’assecondare un pensiero unico esiziale per la vita democratica e per lo sviluppo della città, ma fruttuoso soltanto per pochi, a cui soggiace per costituzione ambientale ed indole personale anche l’attuale minoranza. Dall’esito del relativo confronto, condotto sui binari giusti, scaturiranno le eventuali ulteriori mie decisioni.
Per reciproco obbligo di convenzione con il Comune, condivisa con un altro collega, e per etica professionale continuerò fino alla scadenza dell’incarico a coordinare il lavoro dell’Ufficio Stampa dell’Ente, fin qui condotto egregiamente nei termini stabiliti dalla legge di comunicazione pubblica e dal mio Ordine.
Cordiali saluti.
Francesco D. Caridi




