Riceviamo e Pubblichiamo:
Il tempo non si ferma mai,attraversa le nostre giornate senza soluzioni di continuità.
Come slow motion della memoria,le Feste Mariane o Festa Maronna-per dirla in dialetto reggino-riportano alla mente tutto quello che si è vissuto negli anni ed i cambiamenti del tempo e della nostra società.Immagini che scivolano via,dagli anni sessanta ad oggi.Da quando la Festa si svolgeva sul viale Amendola,le giostre erano collocate a piazza del Popolo. Quando i riti “pagani” dell’ascesa del venerdì notte all’Eremo,si univano tra preghiere e bicchieri di vino che scorrono su panini e salsicce al suono di organetto e tamburello. Percorsi emozionali senza “Notti Bianche”,ma con luminarie che percorrono le strade del centro città. La musica che si diffonde nelle attrazioni delle giostre,il gigante e la gigantessa,il suono dei tamburi,le bande musicali ,un insieme che diventa fascino,forse valorizzato dai ricordi di bambini. Reggio e la Madonna,un rapporto di amore e fede,di tradizione e continuità.Un rapporto che diventò forte in un momento storico della città,da non dimenticare,da trasmettere alle generazioni future:I Moti di Reggio.E’ triste incontrare adolescenti che non sanno cosa sia accaduto in città nel 1970 e 1971,delle vittime innocenti,dell’unica rivolta popolare del secolo contro la partitocrazia,immersi troppo spesso negli Ipod,recettori di immagini su youtube,senza la voglia di scoprire il nostro passato,le nostre tradizioni.La processione improvvisat a nel luglio del 1970 ,quando gli “scioperanti” presero il Quadro della Madonna dall’Eremo e lo portarono a spalla in centro città ,o come quando il 14 settembre del 1971 la Processione dopo tre secoli,per la prima volta cambiò percorso varcando il Ponte Calopinace per rendere omaggio nel Rione Ferrovieri ad Angelo Campanella,vittima dei Moti un anno prima e nella stessa sera un altro tragico epilogo con la morte di Carmine Jaconis .Un periodo storico importante nell’evoluzione della società italiana.La spinta sociale della contestazione giovanile post ’68 creava nuovi miti,venivano contaminati o messi in discussione i valori tradizionali di famiglia,amore,nazione.Lo sviluppo della cultura psichedelica era un immaginario universo che diventava elemento di creazione musicale e letteraria.Reggio Calabria nel 1970 era il sud del sud,con l’istituzione delle regioni venne spoliata del suo passato e della sua grandezza storica.Durante i Moti di Reggio la gente reclamava visibilità,con quella piccola rivoluzione dove per la prima volta vi fu compatezza tra,donne,studenti,operai e middle class .In quello scenario esistevano solo due certezze IL CULTO PER LA MADONNA DELLA CONSOLAZIONE,Madre spirituale di tutti i reggini ed il SENSO DI APPARTENENZA AD UNA COMUNITA’,vissuto con le piccole cose e le piccole storie che si vivevano tra Processioni e Barricate. La Madonna della Consolazione era il collante sociale ,ultimo rimedio per sconfiggere il Male ed i sorprusi.Siamo sempre qui a rivivere le stesse emozioni,ma quelle più belle si vivono all’alba in chiesa all’Eremo,con i canti delle Bagnarote,la gente comune che prega,canta,piange.Il Quadro che scende dalla Pala e viene collocato sulla Vara,immagini forti e bellissime .La fatica dei Portatori,gli odori che fuoriescono dalle macellerie dove il maiale è vittima sacrificale di un rito pagano ed è sezionato in tanti pezzi per regalarci forti sapori .Il colore delle luci e l’odore di mandorle tostate,veicoli emozionali che resistono sempre. Dalla società del boom economico,dalla Reggio bella e gentile,alla Reggio turistica e “caciarona” dei lidi sul lungomare.Dagli adolescenti del juke box agli adolescenti dell’Ipod ,attraversa il tempo un immagine che è ancora riflessa sui muri :”Cu terremoti,cu guerra,cu paci,sta festa si fici,sta festa si faci”…Ora e Sempri Evviva Maria !
Fulvio D’Ascola




