Riceviamo e Pubblichiamo:
Gentile Direttore,
sono una ragazza di 20 anni in attesa di un figlio che arriverà a breve. Le scrivo per segnalarLe una circostanza che reputo ingiusta e discriminatoria nei confronti delle donne che aspettano un figlio in questa città. Presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, infatti, pare sia impossibile godere del diritto a scegliere per l’anelgesia peridurale, ovvero, per chi non lo sappia, una puntura in grado di procurare una anelgesia parziale del corpo che riduca i dolori del parto rendendoli sopportabili. Benché molti trattino l’argomento con superficialità, ritenendo per scontato che una donna, come da verdetto biblico, debba giocoforza “partorire con dolore” , reputando la questione oziosa, non trovo giusto che mentre altrove, presso gli ospedali di molte altre città italiane, sia possibile richiederla ed ottenerla gratuitamente, qui questa possibilità non venga neanche lontanamente contemplata. Volendo ampliare il discorso alla sanità in generale, non è certo questo l’unico servizio non riconosciuto ai cittadini calabresi, com’è noto. Ma nonostante i numerosi problemi relativi alla nostra sanità, ritengo che quello dell’anelgesia peridurale possa venire facilmente risolto, se solo ci fosse un po’ di buona volontà da parte di coloro a cui compete deciderne: basterebbe anche introdurla a pagamento. Al contrario, non è possibile neanche questo (diversamente da tempi recenti) senzache ciò abbia una motivazione plausibile. Senza contare che altrove è possibile fruirne gratis, il che è alquanto discriminatorio. Bisognerebbe insomma che tutte le donne, indipendentemente dal luogo in cui devono partorire, potessero godere della possibilità di scegliere se sottoporvisi o meno. Ma poiché non tutte, evidentemente, possono scegliere, dovremmo dedurne che le donne di Genova godono di più diritti delle donne di Reggio. O, in altre parole, che ci sono donne di serie A e donne di serie B! Il parto non è un’esperienza qualunque, da mettere in calce – e nemmeno- alla lista dei temi da trattare.
La ringrazio
Denise Celentano




