Riceviamo e pubblichiamo:
Serve una democrazia densa, non limitata al solo momento elettorale. Una democrazia di masse organizzate.
Una democrazia di prossimità capace di restituire a ciascuno il gusto di decidere sulle cose che lo riguardano e di produrre senso comunitario.
Il nostro modello di democrazia è in decadenza. Serve una teoria di democrazia combinata che intrecci in maniera significativa rappresentazione e partecipazione. La democrazia va rivitalizzata soprattutto a livello locale. A partire dalla rappresentanza nel territorio.
Il nostro riferimento non può essere un’indefinita “Società civile”, ma la società reale. In politica, per farla finita con il chiacchiericcio mass-mediologico, serve uno stile più sobrio, collettivo e meditato: solo chi fa inchiesta deve avere il diritto alla parola.
Contro “l’autonomia della sfera politica” dobbiamo riuscire a costruire un rapporto diretto, fisico, multiforme con le persone in carne ed ossa. Rappresentare i loro bisogni.
O si parte da lì, o si raggiungono solo “i non-luoghi” dell’apparire e dell’agire politico autoreferenziale.
Vanno valorizzate le nuove esperienze di partecipazione popolare come quella del bilancio partecipato degli enti locali.
Va investito sulle micro-politiche della democrazia, investendo tempo e risorse in luoghi di riunione, coordinatori, facilitatori, per ampliare tutte le forme di partecipazione ai processi decisionali e di controllo popolare, dal basso, sull’erogazione dei servizi.
Vanno adoperate tutte le potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione ed espressione. Oltre al Partito esistono altri luoghi della politica: dalle associazioni al sindacato, dalle organizzazioni del territorio alle comunità virtuali della rete.
Pluralità, dunque, delle soggettività che si propongono come attori della politica.
Dal Partito Piramide al Partito Rete.
Antonello Scopelliti
Capogruppo Pd Terza Circoscrizione




