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Le interviste di Dio – Piero Battaglia

18 Maggio 2013
in Interviste di Dio, RUBRICHE
Tempo di lettura: 8 minuti
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intervistedidio

Dio – Chi è il prossimo?
Peccatore – Ehm, veramente toccherebbe a me…        Dio – Come ti chiami?
Peccatore – Battaglia Piero, ma scusi, Lei non lo sa già?

Dio – Voi umani siete così scontati nelle risposte…è chiaro che lo so, è una domanda scenica, retorica…comunque, ti ho chiamato perché devo fare delle verifiche, sai quando deciderò che la giostra sarà finita non voglio perdere tempo, e così vi chiamo uno alla volta
Peccatore – Ma…io sono morto…Santità, Signore, come La devo chiamare…???
Dio – Allora, vuoi che non sappia che tu sei morto??? E secondo te chi lo ha deciso che tu morissi?? In ogni caso devo capire un po’ di cose e chiamerò sia morti che vivi, tanto per me non fa differenza. Per il nome chiamami pure Dio, senza titoli, onorificenze, aggettivi, queste sono meschinità che lascio volentieri a voi umani…veniamo a noi…hai detto…Battaglia Piero…Battaglia…Battaglia…mah, qui, nel motore di ricerca al tuo nome più che battaglia viene fuori rivolta…
Peccatore – Ehm, si, lo immaginavo…credo che si riferisca alla rivolta di Reggio…
Dio – Ah si si, certo…come non ricordarlo…fu quando voi reggini mi faceste incazzare così tanto che vi mandai la rivolta per quasi un anno e mezzo
Peccatore – Ma…non per contraddirla Signor Dio…
Dio – Ancoraaaa…ti ho detto Dio, solo Dio…ti pare poco???
Peccatore – No, no, per carità, ci mancherebbe, mi perdoni …è che sono un po’ confuso, cerchi di capirmi, al massimo ero stato al cospetto di Emilio Colombo, non sono preparato ad interloquire a questi livelli…comunque volevo dire che la rivolta ce la siamo fatta da soli…
Dio – Ahahahah…e secondo te voi Reggini da soli sareste mai stati capaci di ribellarvi di fronte a qualcosa di “normale indignazione”? Avete da sempre accettato ogni tipo di vessazione proveniente dall’esterno e, soprattutto, di umiliazione proveniente da voi stessi e mi pare che anche dopo la rivolta le cose non siano cambiate di molto. Nel 1970, erano da poco finiti i Mondiali del Messico (ma quanto mi divertii a inventarmi quell’Italia-Germania 4-3…), l’estate era appena cominciata e mi sono detto….”ma è possibile che siano così amorfi questi Reggini? Ora li provoco per benino…e mandai proprio te a fare quel bellissimo rapporto alla città, lo ricordi?”
Peccatore – E come no…e io che pensavo di averlo scritto da solo…comunque si, lo ricordo
Dio – Poi la cosa, che era cominciata per gioco, prese la mano a voi sulla Terra e anche a me quassù; rimasi sorpreso, in verità, e per un po’ sperai anche
Peccatore – Cosa?
Dio – Sperai che quella che, in verità, era una sciocchezza, cioè il Capoluogo, diventasse uno spunto per una vera rinascita dell’anima popolare di Reggio; sperai che da lì in avanti il popolo avrebbe preteso, si sarebbe sollevato per cose più serie…ma fu come un lampo nel cielo, poi più nulla…comunque dimmi, ti ho chiamato per sapere se tu pensi di essertela cavata bene, allora
Peccatore – Mah, credo di si e poi, ad essere sincero, non è che Lei mi aiutò tanto, avevo tutti contro…
Dio – Ah si? Ti lamenti anche? Ringrazia Dio, cioè ringrazia me che riuscii a non perdere il controllo, lo sai che tu e quell’altro scienziato di Monsignor Ferro siete stati a un passo dall’arresto?
Peccatore – Ma scusi, posso parlare liberamente, vero?
Dio – Beh, cosa cambierebbe se non lo facessi? Lo so già cosa pensi…
Peccatore – Vero, dicevo: ma alla fine sia io che Ferro non crede che ne uscimmo a testa alta?
Dio – Ma benedetto figliolo, certo che si, ma ancora oggi mi sorprende la vostra ingenuità…quanto tempo ci metteste per capire che eravate soli, che solo il popolo, che non è poco ma spesso non basta, vi seguiva?
Peccatore – Beh, questo è vero, ma personalmente mi aspettavo che proprio i partiti di massima estrazione popolare cavalcassero la sommossa, invece…
Dio – …invece non ci capirono nulla e, addirittura, il Pci prese le distanze lasciando campo libero alla estrema destra. Ma quante risate che mi feci…la destra che attaccava la Polizia che, a sua volta rispondeva col massimo dell’autoritarismo, solo voi Reggini riuscite in questi paradossi…
Peccatore – Però, anche Lei…insomma un po’ di ragionevolezza delle parti…a un certo punto sembrava di stare in una gabbia di matti…
Dio – Lo puoi dire forte…ora, ti chiedo: dove erano i Reggini due, tre, cinque, dieci anni prima, quando si decidevano i destini dei decenni successivi della Regione? Non sarà mica colpa di Catanzaro e Cosenza se la loro classe politica riuscì a fare gli interessi del territorio che rappresentavano e ciò a Reggio non successe…lo sai, io ho il dovere di essere imparziale…ti dico anche che voi Reggini, così inconcludenti e boriosamente autoreferenziali mi fate anche un po’ simpatia, lo ammetto, ma solo perché siete sempre gli ultimi proprio perché vi atteggiate a primi della classe…
Peccatore – Ma io cosa avrei potuto fare di più?
Dio – Mah, probabilmente niente, salvo accorgerti prima che ti avevano fregato…
Peccatore – E come avrei potuto?
Dio – Beh, io qualche aiutino te lo diedi anche…veramente pensavi di vincere la partita in Parlamento, con la superdelegazione di Cosentini e Catanzaresi, Mancini, Misasi, Antoniozzi, Pucci e compagnia?
Peccatore – No no, io ne ero perfettamente consapevole, ma volevo che fossero loro a decidere, davanti al Paese; tuttavia i vertici dello Stato mentirono fino alla fine: pensi che il 16 ottobre, quando il Presidente del Consiglio dei Ministri, Colombo, riferì in Parlamento disse, perfettamente consapevole, una serie di bugie. Sapeva che, alla fine, la questione sarebbe stata demandata al Consiglio regionale della Calabria e, soprattutto, sapeva che il quinto centro siderurgico non sarebbe mai nato, visto che era già in crisi il quarto…
Dio – Ma tu lo sapevi già…
Peccatore – Si, me lo aveva confidato il Ministro Piccoli
Dio – Vedi? Avresti dovuto far saltare il tavolo
Peccatore – Ma io veramente speravo di portare la discussione in Parlamento, come, mentendo, lo stesso Colombo aveva promesso. Mi avrebbe consentito di guadagnare tempo. Ecco, prendere tempo, era l’unica cosa che potevo fare, sperando di rinviare la questione a rivolta finita. Reggio in quel momento (e anche negli anni dopo), grazie anche ai media, aveva un volto impresentabile per rivendicare alcunchè. Lo ripeto, bisognava prendere tempo
Dio – Devo dire che in questo voi Reggini siete maestri…come dite voi…?
Peccatore – ‘Nnacare il pecoro?
Dio – Esatto, proprio così
Peccatore – La situazione, in verità, era quasi disperata: in aggiunta all’asse politico Catanzaro-Cosenza era previsto, nella legge istitutiva delle Regioni, che le prime riunioni del Consiglio, che poi avrebbero portato all’approvazione dello Statuto con indicazione del Capoluogo, dovessero essere tenute nella città sede di Corte d’Appello, cosa che nel resto del Paese coincideva con la città più antica e più popolosa, ma in Calabria no
Dio – Eh certo, voi Reggini, sempre speciali, diversi, strafottenti, indifferenti alle conseguenze del vostro operato su voi stessi…per decenni nessuno si pose mai il problema della Corte d’Appello, della quale Reggio era incredibilmente sprovvista e che sarebbe stata istituita solo anni dopo grazie alla tenacia del Presidente Viola. Ecco, trovo che voi Reggini dobbiate vergognarvi…
Peccatore – Non è un po’ severo?
Dio – Io severo? Siete voi severissimi con voi stessi. Non avete mai pensato, lavorato per migliorare il futuro. Il vostro futuro, mica il mio che, essendo eterno, me ne strafotto abbastanza…
Peccatore – Si, ma tornando al capoluogo, Le pare che si possa andare contro la storia? Le pare che basti mettere le mostrine sul petto per fare un generale? Guardi Catanzaro come ha poi esercitato, negli anni, il ruolo di Capoluogo: solo e soltanto una città degli uffici; perché venisse riconosciuto il Capoluogo nei testi scolastici ci vollero venti anni…
Dio – E allora
? Se mi consenti questa è un’aggravante, perché ricordati che la storia delle città la fanno gli uomini e, almeno in quegli anni, gli uomini politici di Catanzaro (e di Cosenza che, saggiamente, ha preso il meglio dalla situazione per il suo futuro restando apparentemente fuori dalla disputa, pur appoggiando Catanzaro) erano infinitamente migliori, di maggior spessore e più lungimiranti dei colleghi reggini
Peccatore – Però, almeno, la trovata del Consiglio a Reggio, quella fu grandiosa, questo me lo deve riconoscere
Dio – Si, lo ammetto, quella fu una gran cosa, fu il massimo che potevi ottenere, in quella fase, ed i cui frutti si vedono oggi, dopo oltre 40 anni. Però non possiamo dimenticarci che, tra l’altro, tutto ciò costò ben 5 morti…
Peccatore – Guardi, Lei non c’era…
Dio – Come ti permetti? Ricorda che io ci sono sempre…
Peccatore – Beh, allora visto che c’è perché non interviene prima che noi umani combiniamo disastri?
Dio – Eh no, troppo facile così…
Peccatore – Comunque, volevo dire che non fu facile gestire quella situazione, per  14 mesi
Dio – No, guarda, di questo ne sono certo e anzi, ti dico che solo tre uomini avrebbero potuto farlo: tu, l’Arcivescovo Ferro e il Questore Santillo. Senza di voi non avrei mai mandato quella gazzarra, sarebbe stata incontrollabile, ne sarebbe scaturita una carneficina. Sul tuo equilibrio e sul tuo rigore non ho mai avuto dubbi
Peccatore – In verità, se posso…
Dio – Dici, dici…
Peccatore – Beh, non è che con me, negli anni successivi Lei fu molto generoso, intendo riferirmi alla carriera politica…
Dio – Beh, devi scegliere, ragazzo mio: o la scomoda via della gloria eterna, sia pure territoriale, o quella, più comoda ma meno nobile, dei compromessi di carriera. E tu, credo consapevolmente, scegliesti subito la prima. Cosa ti aspettavi, riconoscenza? Ahahaha…lo vedi che sei proprio un ingenuo, un puro? Avevi scoperto le assi perverse della politica, avevi detto a tutti che il re era nudo, avevi detto la verità, ti restava solo da trovarti un cavallo veloce per scappare. Però, poi, la gente ha capito, ma voi umani avete i riflessi lenti, solitamente capite solo nelle generazioni successive…
Peccatore – Questo è vero, però qualche risultato, negli anni si è visto; oggi Reggio non è più subalterna, sotto nessun aspetto, anzi chi deve maggiormente preoccuparsi  del suo isolamento è Catanzaro e, infatti, proprio i Catanzaresi si lamentano di questa marginalità sempre più accentuata del Capoluogo.
Dio – Siete proprio piccoli, provinciali, attaccati come edera ai vostri, cadenti e vecchi, desueti campanili. Eppure è così evidente che da quella rivolta usciste tutti sconfitti: la città di Reggio pagò un prezzo altissimo, le toccarono oltre 25 anni di buio che crearono delle piaghe probabilmente irrimarginabili in termini di criminalità, ma anche Catanzaro, al di là del pennacchio, non se la passò meglio e, infatti, oggi denuncia la sua incompiuta. Vuoi che vada avanti, sul piano personale, dei singoli? Tu, per i motivi che abbiamo detto prima, fosti messo da parte in fretta, ma lo stesso Colombo, dopo quella stagione disgraziata, imbocco un velocissimo declino. Parabola discendente che, più lentamente, conobbero anche gli altri protagonisti di questa partita: da Mancini a Misasi a Pucci.
Peccatore – Beh, a Ciccio Franco andò meglio…
Dio – Si, a lui andò meglio, in effetti, ma lui era più tagliato – diciamo così – per la ribalta…
Peccatore – Infatti gli hanno anche dedicato un’arena, a Reggio
Dio – Per favore… di questa vicenda chiederò conto più avanti ad uno dei tuoi successori…
Peccatore – Certo che, però, se ci penso…l’avvio della rivolta il 14 luglio, il giorno della presa della Bastiglia…
Dio – Ah si si…mi sono sempre preso queste licenze, questi sfizi…mi è sempre piaciuto incrociare i destini della storia… e che meraviglia quando a Reggio, nel febbraio del 1971, arrivarono i carri armati…
Peccatore – Ma sta scherzando…o cosa…???
Dio – Volevo vedere fino alla fine di cosa sareste stati capaci voi Reggini e, anche quella volta, siete stati…Reggini
Peccatore – Cioè…???
Dio – Non dimenticherò mai la strafottenza, l’indifferenza con la quale furono accolti i cingolati che entravano dal quartiere Santa Caterina, un atteggiamento naturale e studiato, al tempo stesso, per non dare nessuna soddisfazione
Peccatore – Da noi si dice che “per non dare sazio alla morte si muore con gli occhi aperti…”
Dio – Si si, anche questa è molto bella, ecco in questo, nel creare definizioni, immagini siete molto bravi…
Peccatore – Comunque, che dice, me la sono cavata?
Dio – Beh, le mie conclusioni le avrete, tutti voi peccatori, alla fine. Però, visto che sei già al di qua della barricata, posso dirti che sei stato un brav’uomo
Peccatore – Posso andare?
Dio – Vai…ah, una cosa…
Peccatore – Dica, Dio…
Dio – Per favore, smettila con ‘sta monomania del Capoluogo, sono già venuti a lamentarsi in migliaia, da tutto il Paradiso: contemporanei e dei millenni passati, italiani, cinesi, tunisini, turchi, filippini, argentini…tutti mi dicono la stessa cosa: “Quel Battaglia è una brava anima, ma appena mi incontra ricomincia con la storia che il Capoluogo gli toccava…e che palle!”
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