• Home / RUBRICHE / Formamentis / Imposimato a Tabularasa Formamentis torna sul caso Moro

    Imposimato a Tabularasa Formamentis torna sul caso Moro

    imposimato3

    di Grazia Candido (foto di Antonio Sollazzo e Marco Costantino) – “Cossiga è stato dipinto come un grande statista ma in realtà l’unico grande statista

    che l’Italia ha avuto negli ultimi 60 anni è Aldo Moro ma non era accettato né da Cossiga

    imposimato1né da Andreotti perché rappresentava un ostacolo nella competizione per la Presidenza della Repubblica”. Ci va giù pesante il giudice Ferdinando Imposimato, protagonista di molti processi alla mafia e al terrorismo, che questa mattina in un gremito cine teatro Odeon per il terzo appuntamento di Tabularasa Formamentis, iniziativa culturale di Urba/Strill.it, realizzata col patrocinio dell’Amministrazione Comunale ed il supporto della Presidenza del Consiglio Regionale, ha sviscerato le verità nascoste sul caso Moro raccolte nel suo libro “Doveva morire” edito da Chiarelettere. Il magistrato insieme al giornalista Sandro Provvisionato (assente all’incontro per una improvvisa indisposizione) scioglie nel libro nodi sul sequestro di Via Fani ma, soprattutto, smonta passo dopo passo, la “versione ufficiale che indica nei terroristi delle Brigate Rosse gli autori materiali e gli esecutori dell’assassinio, quando in realtà” – dice Imposimato – “si sono mossi altri personaggi come il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga e il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Questi due uomini dello Stato hanno segnato l’assassinio di Aldo Moro con una condotta molto grave fino al giorno del rapimento ma anche prima del processo, attraverso l’omissione della sicurezza dello statista che, più volte, aveva chiesto la scorta senza risultato”. Nel suo minuzioso racconto, il imposimatosalagiudice è un fiume in piena e si indigna quando ricorda “quei 55 giorni nei quali ci sono state una serie di azioni intimidatorie che spingevano le Brigate Rosse a catturare Moro. Aldo doveva morire perché era stato deciso così dai massimi esponenti politici di governo del tempo. Questa è una cosa certa e, nonostante ci siano atti e ricerche che attestino ciò, è clamoroso che non siano stati puniti i veri responsabili e ancora, che mai nessuno sia venuto a chiedermi di rettificare le mie affermazioni perché sanno che questa à la verità”. Il magistrato fu il primo a scoprire tra le altre cose il coinvolgimento dei servizi segreti russi nel caso Moro e menziona il ruolo del KGB. “In questa criminosa congiura hanno preso parte gli uomini di due grandi superpotenze del tempo: del KGB ma anche degli Stati Uniti, della CIA. Esisteva un comitato di crisi che gestiva il sequestro di Aldo Moro e di cui facevano parte uomini della “P2”, Franco Ferracuti affiliato alla CIA, Steve Pieczenik uomo del Dipartimento di Stato e un uomo del KGB. Poi, Aldo Moro, per tre mesi e mezzo, era stato seguito all’Università “La Sapienza” da un colonnello del KGB, un falso studente borsista in Italia per frequentare il corso di Storia del Risorgimento Italiano. In realtà, però, era venuto per pedinare Aldo imposimato2Moro e per seguire tutta la sua vicenda fino al giorno del suo sequestro”. Nel lungo dialogo con gli studenti reggini, il magistrato ricorda Moro come un “uomo con una statura politica, morale e istituzionale straordinaria, una cultura giuridica e umanistica immensa ma per molti era una figura scomoda perché aveva visto già nel 1973 che l’Italia si doveva aprire a nuovi orizzonti politici”. “La sua scelta di fare un governo di centrosinistra con i socialisti fu appoggiata da Kennedy che venne in Italia per sostenere la sua apertura ai socialisti, contrastata, invece, da una parte dei conservatori americani. I socialisti non volevano trattare con i terroristi perché questo sarebbe stato impossibile, dal momento che il 16 Marzo erano stati uccisi i cinque uomini della scorta tra cui Leonardi e Rivera. A questo punto, restava l’unica possibilità di un atto di clemenza nei confronti di qualche terrorista, non accusato di fatti di sangue, che avrebbe indotto le Brigate Rosse a liberare Moro. E, per la verità, – aggiunge Imposimato – Vassalli trovò un terrorista che aveva queste caratteristiche: Buonoconto che aveva diritto alla libertà per le sue cattive condizioni di salute. Io ho parlato con Prospero Gallinari e mi ha detto che sarebbe bastata la liberazione di Buonoconto per costringere i imposimatosalabisterroristi a liberare Moro, dal momento che chiedevano necessariamente una contropartita. Ma, anche questa proposta di Vassalli non era molto intelligente e rispettosa della legalità, perciò venne respinta in maniera dura da parte di Andreotti e di Cossiga, i quali, fin dall’inizio, avevano affermato che non avrebbero mai accettato di liberare nessun terrorista”. Un affondo il giudice però lo scaglia contro “una parte della magistratura che era al servizio dei poteri forti” e quella “stampa condizionata dai potenti” perchè “se in quei 55 giorni Moro è rimasto solo, la responsabilità è del Ministro dell’Interno capace di soggiogare tutti i giornali che contano (la “Repubblica” e il “Corriere della Sera” che era nelle mani di Licio Gelli, amico intimo di Cossiga) e di farsi firmare da 75 intellettuali italiani un documento che dichiarava la pazzia di Aldo Moro sotto la pressione delle Brigate Rosse. La cosa non è assolutamente vera – tuona sdegnato Imposimato – perché Aldo Moro era perfettamente lucido e voleva sopravvivere non per viltà, come qualcuno ha insinuato, ma semplicemente perché lui sapeva che la sua presenza era indispensabile alla sua famiglia”. Prima di congedarsi il magistrato dal palco urla ai tanti giovani “stregati” da questa vicenda che “solo la verità ci rende liberi” e che “dobbiamo lottare per sconfiggere coloro che vogliono toglierci questa verità storica”. “La mafia – chiude Imposimato – può essere debellata a una sola condizione: lo Stato non deve essere complice degli organismi criminali”.