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    Scopelliti e la ragion di stato

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    di Enzo Vitale* – Marcello Veneziani, more solito attento e acuto osservatore dei fatti della vita politica e culturale italiana, ha recentemente fornito un’interpretazione del successo del berlusconismo che solo apparentemente

    èfantasiosa: in estrema sintesi, l’italiano ha voglia di monarchia – in mente sua contrapposta concettualmente alla democrazia corrosa da lobby e conventicole – ed è per questo che ha incoronato Re Silvio – trascurando il problema dell’esistenza delle cricche subregali ovvero in ombra al potere regio e a esso sottomesse –.

     

    Probabilmente ha colto nel segno: nell’Italia postunitaria, a un’unificazione avvenuta in stile annessionistico ha fatto pendant la costruzione di una cittadinanza italiana superficiale e frammentaria che, non avendo avuto il tempo storico di formarsi e consolidarsi alla luce dei principi ispiratori di un moderno stato laico e democratico, periodicamente si rivolge agli Uomini della Provvidenza.

     

    Com’è che il Governatore Scopelliti, pur politicamente cresciuto in un alveo partitico socialmente sensibile ed eticamente orientato, abbandona le usate e amate frequentazioni di antichi sodali, come quella di Italo Bocchino (tra l’altro primo firmatario dell’emendamento alla legge sul federalismo che ha consentito a Reggio di divenire la decima città metropolitana dell’Italia continentale), e ripudia valide guide e coerenti indirizzi, come quelli forniti da Gianfranco Fini (suo mallevadore politico e mentore ideologico)?

     

    È credibile che la figura di Scopelliti sia ascrivibile a quella dell’italiano descritto da Marcello Veneziani come desideroso di affidarsi a una leadership monarchica? Certamente no: tutto il suo percorso politico-relazionale, unitamente ai successi sul piano amministrativo e alla forte verve caratteriale, lo pone decisamente fuori da un’ottica supinamente e acriticamente prona al potere centrale o politicamente ancillare e servente gli interessi del monarca.

     

    E allora? “Tengo famiglia”, risponderebbe un buon padre di famiglia costretto a venir meno ai suoi principi per portare a casa il pane per i propri figli. “Tengo Regione”, sono sicuro che risponderebbe il governatore Scopelliti se gli si ponesse questa domanda e se a essa potesse rispondere con libera sincerità.

     

    Un solo esempio, ultimocronologicamente. Lo poniamo come domanda retorica: Scopelliti avrebbe strappato 443 milioni di euro per Gioia Tauro, vi avrebbe ottenuto il ritorno delle Ferrovie italiane, rilanciando così il retroporto e l’intero scalo, se avesse assecondato quelle che – a mio avviso – sono le sue intime propensioni politiche e ideologiche? Una posizione anche solo possibilista su Fini e il suo FLI avrebbe certamente compromesso l’operazione “Gioia 443”.

     

    Purtroppo dolorosamente costretto a soffocare etiche pulsioni, Scopellitista dimostrando di poter essere la persona giusta per la guida del governo regionale: novello machiavellico Principe,ha sacrificato i suoi idealipolitici sull’altare di una dura ragion di stato regionale.

     

     

    *Coordinatore laboratorio politico Città Libera